Pinocchio a 200 anni dalla nascita di Collodi
di Alberto Pellegrino
10 Giu 2026 - Fumetti, Letteratura, Varie
In occasione del secondo centenario della nascita di Carlo Collodi, l’autore di “Le avventure di Pinocchio”, Alberto Pellegrino analizza il romanzo, le diverse interpretazioni e versioni del classico della nostra letteratura.
Ricorre il secondo centenario della nascita dello scrittore Carlo Lorenzini in arte “Collodi” (Firenze, 1826-1890) noto in tutto il mondo per il romanzo Le avventure di Pinocchio diventato un classico della letteratura internazionale e tradotto in 240 lingue. Collodi nasce in una famiglia abbastanza umile, perché il padre Domenico fa il cuoco e la madre Angiolina Orzali è una sarta/cameriera e ambedue prestano servizio presso i marchesi Ginori. Grazie all’aiuto di questa famiglia aristocratica Carlo può iniziare gli studi e dal 1837 al 1842 entra in seminario a Colle di Val d’Elsa; poi nel 1842/44 segue lezioni di retorica e filosofia presso la scuola degli Scolopi di Firenze. Nel 1844 interrompe gli studi per lavorare come commesso in una libreria, poi nel 1847 inizia a collaborare con il giornale milanese L’Italia Musicale, dove diventa una delle firme di maggior richiamo, poiché i suoi articoli risultano fondamentali per un rinnovamento del teatro di prosa e della letteratura. Nel 1848/1849 partecipata alla prima guerra d’indipendenza, quindi fonda e dirige a Firenze Il Lampione, uno dei maggiori giornali umoristico-politici chiuso nell’aprile 1849 a causa della restaurazione e riaperto nel maggio 1860. Nel 1849 si stabilisce prima a Milano poi a Torino, dove collabora con numerose testate umoristiche per le quali tratta argomenti artistici, teatrali e letterari. Nel 1853 fonda il giornale Lo Scaramuccia che si afferma come una delle maggiori riviste teatrali italiane, occupandosi di musica, teatro e letteratura. Nel 1859 partecipa alla seconda guerra d’indipendenza come volontario nel reggimento sabaudo dei Cavalleggeri di Novara, quindi nel 1860 ritorna a Firenze e riprende la sua attività di critico teatrale e letterario per varie testate. Il 7 luglio 1881 esce sulla rivista Il Giornale per i Bambini, la prima puntata de Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino e nel 1883 viene pubblicato il volume Le avventure di Pinocchio.
Il capolavoro di Collodi
Il romanzo con le avventure tragicomiche del più celebre burattino del mondo è un concentrato di fantasia, umorismo, senso drammatico della vita e diventa rapidamente un best seller, un capolavoro letterario che va al di là della letteratura per l’infanzia, perché si presta a una pluralità di interpretazioni e può essere considerato una metafora della condizione umana, per cui Benedetto Croce ha scritto: “Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità” e in breve il libro diventa una “Bibbia laica” sulla quale si è formata la coscienza di milioni di italiani.
Pinocchio è un burattino che il vecchio falegname Geppetto trae da un tronco (“Ho pensato di fabbricarmi da me un burattino di legno; ma un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino”) e decide di chiamarlo Pinocchio, perché “questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina”.
La sua creatura di legno diventa subito un essere animato in grado di muoversi e di parlare, per cui l’uomo lo considera quel figlio che non ha mai avuto. Dopo aver vissuto una serie di straordinarie avventure (la fuga dalla scuola, l’incontro con il burattinaio Mangiafuoco, con il Gatto e a Volpe che lo impiccano nel Campo dei Miracoli, la splendida avventura nel Paese dei Balocchi e la trasformazione in asinello, il lavoro nel circo e l’incidente per cui viene gettato in mare dove ritorna burattino, la cattura da parte della Balena nel cui ventre ritrova Geppetto andato alla sua ricerca, la fuga dal ventre del grande pesce e il loro ritorno sulla terra ferma, dove finalmente Pinocchio si trasforma un vero bambino grazie all’intervento della Fata dai capelli turchini, la sua “madrina” che lo ha salvato da diverse situazione pericolose.
Le caratteristiche e le interpretazioni delle “Avventure di Pinocchio”
Il romanzo è ambientato in un’epoca storica intorno al 1840, ai tempi del Granducato di Toscana come si può desumere con il riferimento agli zecchini d’oro e ai Carabinieri Toscani istituiti nel 1841 dal Granduca Leopoldo II. Pinocchio indossa uno stano vestiario (“un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza d’albero e un cappellino di midolla di pane”); si comporta come un essere umano che cammina, parla, dorme e mangia e la sua caratteristica più nota è il naso che si allunga a dismisura quando dice le bugie, per il resto è fondamentalmente buono, amichevole, sensibile, onesto, ingenuo, curioso e gentile; purtroppo cede spesso alle tentazioni e si fa trascinare da brutte compagnie che lo mettono nei guai, dai quali riesce a cavarsela per sua iniziativa o per il soccorso della Fatina.
La storia di Pinocchio è stata subito vista come un romanzo di formazione, ma vi sono altre interpretazioni secondo le quali si tratta di una fiaba che riflette le fantasie, i sogni, i desideri di un bambino con un sottofondo di pessimismo tipico del mondo adulto. Italo Calvino considera Pinocchio l’unico “picaro” della letteratura italiana, poiché le sue avventure rocambolesche, scanzonate e drammatiche sono tipiche di questa figura che ha avuto grande successo nella letteratura spagnola. Pietro Pancrazi considera Pinocchio un monellaccio disubbidiente, viziato tipicamente toscano e la sua metamorfosi da burattino di legno in un vero ragazzo simboleggia la maturazione morale e psicologica di un essere umano che avrà un futuro davanti. Si è pensato che l’opera nasconda contenuti esoterici appartenenti a un’antica tradizione magica, che parte da Apuleio e, attraverso la poesia medioevale, approda fino al Rinascimento, per cui si tratterebbe di un romanzo d’iniziazione: Pinocchio è il simbolo di chi aspira a ritrovare la sua anima; Mangiafuoco corrisponde a Mammona, che nei Vangeli è equiparato al denaro e più propriamente al potere della mondanità; Lucignolo è Lucifero al pari del Gatto e della Volpe, che distraggono il burattino dalla possibilità di accedere alla “Conoscenza”; la Fata Turchina esprime infine l’archetipo della Grande Madre (assimilabile a Iside o alla Madonna cristiana), che aiuta Pinocchio a ricongiungersi con il Padre. Le varie vicende conterrebbero riferimenti alla letteratura classica o sacra: la trasformazione in asino rappresenta la caduta nell’animalità e ricalca un episodio delle Metamorfosi di Apuleio, la fagocitazione di Pinocchio da parte del Pescecane si rifà al racconto biblico del profeta Giona inghiottito da un grande pesce, all’interno del quale si ravvede e ritrova lo spirito di obbedienza a Dio.
Dal punto di vista dell’antropologia culturale alcuni concetti e diversi episodi del libro sono divenuti proverbiali e hanno creato luoghi comuni frequentemente usati non solo in Italia: il naso lungo è comunemente attribuito a chi mente; la Fata Turchina, infatti, dice: “Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! Perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo”. Il Paese dei balocchi indica un luogo della Cuccagna, ma in realtà nasconde ben altro; si è soliti dire che “i soldi non crescono sugli alberi” e per insegnare che il denaro non si guadagna con la fantasia, ma con l’ingegno e il lavoro. Il “Grillo Parlante” sta ad indicare chi si prodiga a dare consigli saggi ma rimane inascoltato, oppure viene considerato un saccente e un seccatore. “Mangiafoco” indica un tipo burbero e irascibile ma che sotto sotto può nascondere un cuore d’oro. Il Gatto e la Volpe servono a indicare una coppia di elementi poco raccomandabili, mentre “Lucignolo” è etichettato come un ragazzo ribelle e scapestrato; lo stesso nome “Pinocchio” è diventato sinonimo di “bugiardo”.
Il romanzo per la sua complessità ha generato anche interpretazioni di tipo metafisico e teologico. Gian Luca Pierotti, ricordando la formazione in seminario dell’autore, ha visto nella figura di Pinocchio un’analogia con l’infanzia turbolenta di Gesù narrata dai Vangeli apocrifi. Pietro Coccoluto Ferrigni, in arte “Yorick”, ha ricordato che durante le “Ceneri” nei teatri fiorentini di marionette si sostituivano le rappresentazioni profane con quelle sacre sulla vita di Gesù. Pinocchio è stato visto come una figura cristiana che si muove in un ambiente che non è cristiano, ma potrebbe essere il protagonista di un presepio toscano, in apparenza laico ma cristiano nel contenuto. Carlo Alberto Madrignani ha criticato queste interpretazioni di carattere religioso, perché il testo è l’espressione di un “realistico popolare” che si mescola con elementi magico-simbolici.
Una interpretazione teologica legata al cattolicesimo è stata teorizzata dal cardinale Giacomo Biffi che ha scritto: “Pinocchio è la narrazione della fuga della creatura dal Creatore (appena Pinocchio è costruito scappa subito) e del ritorno” Nei suoi libri Contro maestro Ciliegia: commento teologico a “Le avventure di Pinocchio” e Il mistero di Pinocchio Biffi sostiene che, al di là della laicità dell’autore e delle sue stesse intenzioni, è possibile leggere le vicende del burattino in parallelo con la storia della salvezza secondo la religione cattolica ed elenca sette punti chiave del romanzo:
- Il creatore che è padre: Geppetto, come Dio, pur avendo costruito la sua creatura da una materia grezza, sceglie di considerarlo come suo figlio, ad assumere la sua stessa natura.
- Il male interiore: a Pinocchio, come all’uomo, viene consigliato il suo bene, ma disobbedisce scegliendo sempre l’alternativa peggiore.
- Il male esteriore alla creatura: Pinocchio, come l’uomo, è insidiato da intelligenze maligne, diabolicamente più astute di lui (il Gatto e la Volpe, l’Omino di burro).
- La mediazione redentiva: Pinocchio non avrebbe alcuna possibilità di salvezza senza l’intervento della Fata Turchina e di altre creature benevole che hanno lo stesso ruolo della Chiesa, degli angeli e dei santi.
- Il padre come unica sorgente di libertà: Pinocchio non resta prigioniero di Mangiafoco perché, a differenza degli altri burattini, ha un padre e ne è consapevole. La liberazione sarebbe frutto del sentirsi partecipe di una realtà superiore ai tiranni e al potere di questo mondo.
- La transnaturazione: Pinocchio assume la natura del padre quando realizza la vocazione filiale e cambia vita per amore di Geppetto; mentre Lucignolo rimane asino fino a quando muore, Pinocchio, con due interventi ex machina della Fata Turchina, prima ritorna burattino poi riceve una nuova vita.
- La Fata rappresenta la grazia che è “la necessaria mediazione salvifica, che secondo la fede è svolta dal Figlio di Dio fatto uomo, il quale prolunga la sua azione nella storia per mezzo della Chiesa”.
L’ultima interpretazione è stata data nel 2026 da Daniela Marcheschi, direttrice dell’Edizione nazionale delle opere di Carlo Lorenzini, per restituire al personaggio la sua complessità utopica in opposizione a quelle letture “conservatrici”, che hanno visto il personaggio come un modello di disciplina e di conformismo in coerenza con quella pedagogia “severa” che considera il bambino un soggetto da educare per inserirlo in un sistema sociale che lo porti a essere un italiano “disciplinato”. La studiosa non condivide la tesi che vede nel finale del libro di Collodi un Pinocchio appagato e compiaciuto per essere diventato un bambino borghese: “In tutti i suoi articoli e i suoi testi questi aspetti sono usati in chiave satirica: una critica al personaggio e alla situazione, cosa che può sfuggire se non si ritorna alle fonti, cioè consultando i giornali umoristici che Collodi ha fondato e su cui ha scritto. Soprattutto se non si torna a riflettere sul fatto che è stato una grande ammiratore di Giacomo Leopardi, della sua idea agonistica di ridicolo: il riso come strumento di critica della cultura e della società. Se non si ha questa consapevolezza si legge Pinocchio come la storia di un burattino che vuole diventare un bravo bambino e quando diventa perbene ha finito la sua strada. È una satira, una critica a quel bambino diventato un borghese appagato, come tutti quelli che stavano tradendo le spinte rinnovatrici del Risorgimento. Leggere alla lettera quel finale significherebbe aderire al fraintendimento di una società borghese autoritaria come quella che si avviava a essere l’Italia degli anni Ottanta dell’Ottocento, l’Italia delle avventure coloniali. Collodi sembra dirci: se vuoi diventare un uomo non tradire mai il burattino che sei stato, l’infanzia che è in te, mantieni questa visione bella. È una grande lettura utopica, dinamica, tutt’altro che conservatrice”.
Il valore pedagogico del romanzo
La letteratura per l’infanzia dell’Ottocento è formata da opere spesso tristi e in alcuni casi crudeli, dalle quali emerge una tendenza per il tenebroso e per l’orrido ereditati dal romanzo gotico del Settecento/Ottocento, dal recupero di racconti e fiabe della tradizione popolare come avviene in Germania con i Fratelli Grimm. Si tratta di una pedagogia “negativa” basata sulla paura usata per educare i piccoli lettori a confrontarsi con i pericoli della vita, leggendo le vicende di eroi e eroine (Pollicino, Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel) che devono superare difficili prove contro streghe, maghi, orchi, draghi, lupi e altri animali feroci, i quali rappresentano i rischi che si possono incontrare nel corso della vita. Attraverso il confronto con le parti oscure della psiche, con le figure parentali, con la parte maschile e femminile di ognuno si tesse una trama minacciosa che serve per insegnare come affrontare e superare gli ostacoli, come maturare la propria personalità e vivere una vita piena e felice. Non è pertanto strano rilevare la presenza di una certa crudeltà nella prima stesura del romanzo di Collodi che termina con l’uccisione di Pinocchio dal parte del Gatto e della Volpe, un finale poi riscritto nella successiva versione che tuttavia conserva una dose di drammaticità e di pessimismo. Per l’autore l’infanzia non è una fase felice della vita, ma è un momento in cui sono presenti la sofferenza e la miseria. Pinocchio si trova spesso in situazioni pericolose e non ne fa mai tesoro, per cui ripete i propri errori, cacciandosi in avventure ancora più rischiose.
Un altro aspetto, che caratterizza il romanzo, è il realismo con cui viene descritto il mondo nel suo aspetto più duro e crudele, con la rappresentazione di una vita sociale segnata dalla violenza, dalla sopraffazione, dalla cattiveria e dall’indifferenza. Pinocchio incontra personaggi perfidi, sempre pronti a sfruttare le debolezze altrui; s’imbatte in carabinieri e giudici che, invece di tutelare gli inermi di fronte alle ingiustizie, puniscono e incarcerano gli innocenti. Le ragioni di questa “durezza” si possono comprendere, considerando il romanzo come un’opera che si rivolge anche a un pubblico adulto, per cui questa fiaba per ragazzi diventa un’allegoria della società moderna per gettare uno sguardo impietoso sui contrasti tra rispettabilità e libertà in un periodo (la fine Ottocento) di grande severità pedagogica e morale.
Collodi non trascura gli aspetti pedagogici, inserisce ammonizioni e riflessioni di carattere morale; invita a dedicarsi allo studio; loda il lavoro e il risparmio; esorta a evitare le cattive compagnie: sono tutti insegnamenti tipici di un romanzo di formazione. Nello stesso tempo Pinocchio non rispetta le parole di Geppetto, le raccomandazioni del Grillo Parlante, i consigli della Fata Turchina e finisce sempre per farsi traviare da cattive amicizie e a cacciarsi nei guai. Soltanto dopo delle esperienze negative, riesce a trovare la retta via, a capire l’importanza dello studio, a trasformarsi in un bambino. In questa storia vi sono anche le tracce di una vena irriverente e rivoluzionaria quando l’autore fa una rappresentazione capovolta della giustizia che è indulgente con i potenti e implacabile con gli innocenti; quando simpatizza con le marachelle del suo burattino. In fondo Collodi vuole educare i piccoli lettori a saper cogliere il lato giocoso della vita senza dimenticare l’importanza dell’istruzione e della disciplina utili per trovare un posto nella società specialmente quando si appartiene a una famiglia di umili origini e si vive in un contesto dominato dai privilegi di classe. Pinocchio diventa l’eroe buono che sbaglia per cercare una posizione sociale nella società dell’Italia post-unitaria, nonostante il pessimismo dell’autore che teme sia difficile sconfiggere un potere capace di dominare il popolo, ingabbiandolo dentro comportamenti che è impossibile cambiare. Il romanzo continua tuttavia a trasmettere il messaggio di opporsi a una società dove l’uomo ha valore solo se produce profitto, dove tutti gli individui possono diventare dei burattini mossi da fili tirati da altri, mentre si dovrebbero prendere in mano i fili della nostra esistenza per uscire dal conformismo.


Pinocchio e i mass media
Pinocchio è un’icona universale fra le più celebri e riconoscibili; pertanto, sono state realizzate centinaia di trasposizioni teatrali, cinematografiche e televisive; storie a fumetti, opere di pittura e scultura; canzoni di compositori e cantautori.
Gli illustratori e gli artisti
Sono numerose le edizioni illustrate del romanzo realizzate da fitta schiera di artisti italiani tra i quali ci limitiamo a ricordare i più famosi: Enrico Mazzanti (1883/1984), Carlo Chiostri (1901), Attilio Mussino (1910/-1922), Sergio Tofano (1921), Giovanni Manca (1941), Giovanni Mosca (1944), Rino Albertarelli (1944), Carlo Bisi (1945), Lorenzo Mattotti (1990/2019), Emanuele Luzzati (1996/2018).
Molti artisti importanti si sono ispirati a Pinocchio e tra questi segnaliamo i pittori Enrico Baj, Emilio Tadini, Ugo Nespolo, Tullio Pericoli, Mario Schifano, Emanuele Luzzati, Emilio Tadini, Mimmo Paladino, Lorenzo Mattotti; gli scultori Pietro Consagra, Emilio Greco, Mario Ceroli. Un particolare citazione merita il pittore belga Guillaume Corneille (1922–2010) che ha aderito al surrealismo, all’astrattismo e all’espressionismo; è stato uno dei fondatori del movimento d’avanguardia Cobra. L’artista, che si distingue per il suo stile fantasioso, fiabesco, onirico e fortemente cromatico, è l’autore di un volume intitolato Pinocchio, une belle histoire raccontée en images par Coneille (Casa editrice La nuova foglio, Macerata Pollenza Italia ’73), nel quale traduce in fantastiche immagini in gran parte a colori le avventure del burattino e degli altri personaggi.
I fumetti
Il mondo del fumetto non poteva mancare l’appuntamento con il celebre burattino di Collodi, per cui è nata una serie di opere fedeli al racconto o liberamente a esso ispirate. La filastrocca di Pinocchio disegnata da Raul Verdini e i testi di Gianni Rodari è uscita a puntate nel 1954/55 sul giornale per ragazzi Il Pioniere per poi diventare un volume pubblicato nel 1973 dagli Editori Riuniti. Pinocchio (Casa Editrice Nerbini, 1947) è una versione a fumetti con un testo di Marcello Serra e le illustrazioni di Aurelio Galleppini. Pinocchio Super-Robot di Max Bunker e Giampaolo Chies (Editoriale Corno, 1981) è un adattamento fantascientifico in cui Pinocchio è un piccolo robot che è innocentemente coinvolto in traffici illegali e altre losche vicende. Agenzia investigativa Carlo Lorenzini di Manfredi Toraldo, Luca Baino, Jacopo Tagliasacchi, Virginia Chiabotti, Elisabetta Barletta, Valeria Rossotto, Andrea Broccardo, Giorgia Lanza (Manfont, 2016) è un’opera dove i personaggi della fiaba diventano persone in carne e ossa. Pinocchio, il colore della notte di Elia Mazzantini (2023) è un romanzo a fumetti che vede la storia a cavallo tra sogno e realtà dal punto di vista della Fata dai capelli turchini.
Particolare importanza ha il romanzo a fumetti realizzato da Benito Jacovitti, un’opera sulla quale il grande disegnatore ha lavorato a più riprese nel pieno rispetto del testo di Collodi, ma con una personale e autonoma versione nel segno della sua galoppante fantasia e della sua graffiante ironia, raggiungendo risultati grafici di elevata qualità e felice creatività. Il suo Pinocchio non è un fumetto tradizionale e non è una serie d’illustrazioni, ma un racconto per immagini accompagnato da brevi ma esaurienti didascalie ricavate dal romanzo. Jacovitti ha detto di avere affrontato una delle maggiori sfide della sua carriera, accostandosi con rispetto e amore a un testo “sacro” da tradurre in immagini significative senza tradire il racconto originale e senza attualizzazioni, ma solo per raccontare la storia di Pinocchio alla “sua” maniera con una serie di tavole gremite da una folla di personaggi, da tante avventure e prodigi, in cui si mescolano gioia e pena di vivere, letizia e mistero con il celebre burattino che non è visto come un automa, ma come una maschera popolare e irridente della tradizione italiana, un personaggio sorridente e avventuroso nel quale si possono identificare anche i ragazzi di oggi.
Il fumetto ha continuato a occuparsi di Pinocchio anche nel nuovo secolo. Luigi De Pascalis è l’autore di Pinocchio. Graphic novel ispirata al romanzo di Carlo Collidi (La Lepre Edizioni, 2011) che contiene gli episodi più celebri della storia disegnati con grande attenzione per i dettagli in un racconto suddiviso in capitoli da un lato saldamente legato alle radici della cultura italiana, dall’altro riscritto con un linguaggio moderno e ambientato nei paesaggi della Toscana fine Ottocento. Diverso è l’approccio narrativo del graphic novel Pinocchio del fumettista francese Vincent Paronnaud, in arte “Winshluss” (Comicon Edizioni, 2014), autore di un racconto “nero” ambientato in un mondo cupo e violento, degradato dall’avidità e dalla lussuria, dove Pinocchio è un robot da guerra, uno strumento nelle mani di un inventore che vorrebbe venderlo come arma di distruzione di massa. Mangiafuoco è un industriale sfruttatore di bambini; il Gatto e la Volpe sono due clochard che raggirano dei malcapitati. Il robot finirà per sfuggire al controllo del suo padrone per un guasto ai cortocircuiti, ma il passaggio da un burattino legno a un robot da guerra rappresenta l’involuzione della società che ha perduto i suoi valori ed è diventata disumana e dominata dalla violenza.
Francesco Ciampi, in arte “Ausonia”, è l’autore di Pinocchio. Storia di un burattino (RW Edizioni, 2014), un graphic novel che offre al lettore nuovi spunti di riflessione attraverso una complessa operazione di scomposizione e riadattamento della storia pur nel fondamentale rispetto del testo originario. Il protagonista è un bambino vero “che non può dire la verità”, creato dal macellaio Geppetto da un pezzo di carne parlante, che vive in un mondo di burattini mossi da fili invisibili, nel quale regna la menzogna e la disonestà, mentre lui è incapace di mentire, perché il suo naso si allunga quando non dice bugie. L’azione si svolge in un tribunale dove Pinocchio è accusato di dire sempre la verità; è costretto a raccontare al giudice una vita fatta di violenze, abusi e orrori, durante la quale l’unico momento di felicità è stato il soggiorno nel Paese dei Balocchi abitato da burattini “non ancora corrotti dall’esistenza”.



Il cinema
Pinocchio debutta nel cinema con opere che sono spesso inferiori al romanzo. Il primo film esce nel 1911 per la regia Giulio Antamoro; seguono un Pinocchio innamorato di Cavicchioli e Rossato e Le avventure di Pinocchio di Lauto Antonelli (1933), Le avventure di Pinocchio di Gianetto Guardone (1947), Le straordinarie avventure di Pinocchio di Steve Barron (1966), Le avventure erotiche di Pinocchio di Corey Allen (1971), OcchioPinocchio di Francesco Nuti (1994), Bad Pinocchio film horror di Kevin S. Tenney (1996), Il mondo è magia – Le nuove avventure di Pinocchio di Michael Anderson (1999), Penocchio parodia pornografica di Franco Lo Cascio (2002). Da segnalare il Pinocchio di Roberto Benigni (2002) e il Pinocchio di Matteo Garrone (2022). Numerose sono le produzioni di cartoni animati fra le quali si distinguono il Pinocchio di Walt Disney (1940), il Pinocchio 3000 di Daniel Robichaud (2004), il Pinocchio di Guillermo del Toro (2024).
La televisione
Era inevitabile che il personaggio arrivasse in televisione con la prima serie americana del 1954, seguita da Le avventure di Pinocchio di Enrico D’Alessandro e Cesare Emilio Gaslini (1959), Pinocchio di Ron Field e Sid Smith (1976), Pinocchio di Barry Letts (1978), Pinocchio di Alberto Sironi (2009), Pinocchio di Anna Justice (2013). Una menzione particolare merita la serie televisiva Le avventure di Pinocchio con la regia di Luigi Comencini (1972) e la sceneggiatura di Suso Cecchi D’Amico con un Pinocchio eroe della libertà che segue il richiamo dell’avventura e della fantasia contro i rimproveri dei moralisti. Sono rilevanti le interpretazioni del piccolo Andrea Balestri (Pinocchio), di Nino Manfredi (Geppetto), di Franchi e Ingrassia (il Gatto e la Volpe).
Sono molte le serie animate, fra cui si distinguono Le nuove avventure di Pinocchio della Tatsunoko Production (1972), Pinocchio di Shigeo Koshi e Hiroshi Saitō (1976), Pinocchio di Ryūichi Sugimoto (1995), un episodio della serie Le fiabe più belle; Pinocchio, un episodio della serie Tre gemelle e una strega (1996); Pinocchio, un episodio della serie Lupi, streghe e giganti (1998); la Regal Academy (2016) dove compare Pinocchia, la nipote del protagonista e Lucignolo come antagonista. Un grande successo mondiale riscuote nel 2021 Pinocchio and Friends, la serie animata prodotta dalla Rainbow Productions di Iginio Straffi: sono 26 episodi con un burattino ribelle e impertinente che vuole esplorare un mondo tecnologico, un birichino dal cuore d’oro che vive una storia aggiornata ai nostri tempi in un ambiente dominato da droni e cellulari.
Il teatro e la canzone
Le principali opere teatrali sono state il Pinocchio di Carmelo Bene (1961/1999); Pinocchio, ahi! Mi hai fatto male! (1992), spettacolo che si conclude con l’impiccagione del protagonista; Pinocchio – Il grande musical di Saverio Marconi (Compagnia della Rancia, 2003); il musical Le Avventure di Pinocchio di Mario Restagno con le musiche di Walter Orsanigo e Aldo Florian (2009); La vera storia di Pinocchio raccontata da lui medesimo di e con Flavio Albanese (Piccolo Teatro-Teatro d’Europa, 2011); il musical L’altro Pinocchio di Vito Costantini con le musiche di Antonio Furioso (2011); Pinocchio di Antonio Latella (Piccolo Teatro-Teatro Europa, 2016); Mangiafoco scritto e diretto da Roberto Latini (Piccolo Teatro-Teatro Europa, 2019). In ambito musicale hanno avuto successo l’albumBurattino senza fili di Edoardo Bennato (1977); le canzoni Ballata a Pinocchio di Alfredo e Leonello Incerpi (1953), interpretata da Nilla Pizzi con l’Orchestra Angelini; Lettera a Pinocchio di Mario Panzeri (1957), eseguita nella prima edizione dello Zecchino d’Oro e successivamente interpretata da Johnny Dorelli; Storia di Pinocchio di Fiorenzo Carpi (1972) composta per la serie televisiva di Comencini; La ballata di Pinocchio interpretata da Adriano Celentano; Il paese dei balocchi dall’album di Edoardo Bennato (1992).




