“Il male oscuro”: il labirinto dell’inquietudine
di Elena Bartolucci
22 Apr 2026 - Commenti teatro
Ad Ancona prende forma, grazie all’intensa prova di Alessio Vassallo, una messa in scena essenziale che amplifica la vertigine interiore del protagonista.
(Foto di Tommaso Le Pera)
Ancona – Lo spettacolo Il male oscuro, andato in scena al Teatro Le Muse di Ancona lo scorso 19 aprile, si presenta come un adattamento teatrale ambizioso e rigoroso, capace di tradurre in linguaggio scenico la complessità dell’omonimo romanzo di Giuseppe Berto, considerato un caposaldo della letteratura italiana. Il risultato è un lavoro che si regge in larga parte sulla forza interpretativa del protagonista, Alessio Vassallo, e su una messa in scena che privilegia l’essenzialità per lasciare emergere il nucleo più profondo della materia narrativa.
Bepi, l’io narrante, è uno scrittore che ha la sensazione di non riuscire a governare la sua vita e sprofonda nel baratro della depressione sospinto dall’incapacità di superare il trauma della morte del padre e di relazionarsi in maniera autentica con i familiari, la moglie e persino l’amante. Si affida alla psicanalisi per comprendere le ragioni del suo malessere, che (forse) lo aiuteranno a uscire dal suo turbamento interiore.
Vassallo affronta il ruolo con una consapevolezza attoriale notevole, riuscendo a restituire tutta la complessità psicologica di un personaggio attraversato da nevrosi, sensi di colpa e irrisolti esistenziali. La sua interpretazione costruisce progressivamente una tensione interiore che si riverbera in ogni gesto o inflessione della voce.
La voce, infatti, è utilizzata come uno strumento duttile e preciso. Vassallo alterna registri differenti, passando con naturalezza da toni più ironici e disincantati a momenti di autentica angoscia, senza mai perdere il controllo del ritmo. È proprio questa capacità di modulazione a rendere credibile il flusso di coscienza che struttura lo spettacolo: un monologo in un atto unico che, pur nella sua apparente uniformità, si articola in molteplici sfumature emotive.
La regia sceglie una linea asciutta, quasi minimalista, che si rivela particolarmente efficace. Lo spazio scenico è ridotto all’essenziale: pochi elementi modulari che non hanno una funzione meramente decorativa ma contribuiscono a costruire un ambiente mentale prima ancora che fisico.
Le luci giocano un ruolo fondamentale nella definizione dell’atmosfera. Tagli netti, zone d’ombra e improvvisi cambi di intensità accompagnano il percorso del personaggio, creando una sorta di geografia interiore che si trasforma insieme a lui.
Interessante anche il lavoro sul suono, utilizzato con parsimonia ma grande precisione. Gli interventi sonori non sono mai invasivi, ma si inseriscono nei punti giusti per amplificare la tensione o per segnare passaggi cruciali del racconto. Il silenzio, in questo contesto, diventa una risorsa drammaturgica di primo piano: pause calibrate con attenzione che permettono allo spettatore di assimilare quanto appena visto e di entrare ancora più profondamente nel flusso emotivo del protagonista.
Dal punto di vista drammaturgico, l’adattamento riesce a mantenere la natura frammentaria e introspettiva dell’opera originale. Non c’è una narrazione lineare, ma piuttosto un susseguirsi di pensieri, ricordi e riflessioni che si intrecciano in modo non sempre prevedibile. Questa struttura richiede allo spettatore un certo grado di partecipazione attiva, ma è proprio in questa richiesta che risiede uno degli aspetti più interessanti dello spettacolo: non si limita a raccontare una storia, ma invita a condividerne il processo mentale.
Qualche passaggio, tuttavia, appare leggermente ridondante. In certi momenti si ha infatti la sensazione che lo spettacolo insista eccessivamente sugli stessi punti, rallentando il ritmo complessivo. Si tratta però di sbavature marginali, che non intaccano in modo significativo la solidità dell’impianto.
Il male oscuro si configura come un’esperienza teatrale intensa e coinvolgente che non cerca il consenso immediato, ma che si prende il tempo necessario per sviluppare il proprio discorso, lasciando nello spettatore una traccia persistente. Un esempio riuscito di come il teatro possa ancora essere luogo di indagine profonda sull’individuo e sulle sue contraddizioni.
La riduzione per il teatro e la regia portano la firma di Giuseppe Dipasquale, le scene sono di Antonio Fiorentino, i costumi di Dora Argento, le musiche di Germano Mazzocchetti, i movimenti coreografici di Rebecca Murgi.
Insieme ad Alessio Vassallo, sul palco si sono avvicendati Ninni Bruschetta, Cesare Biondolillo, Lucia Fossi, Luca Iacono, Viviana Lombardo, Consuelo Lupo e Ginevra Pisani.
Lo spettacolo è una produzione Teatro Biondo Palermo, Teatro Stabile di Catania e MARCHE TEATRO.




