Con “Carmina Burana” chiude alla grande il Macerata Opera Festival 2026
di Roberta Rocchetti
10 Ago 2026 - Commenti classica
Il Macerata Opera Festival chiude con un altro sold out la stagione lirica dello Sferisterio 2026 con i “Carmina Burana”, in un’edizione di grande qualità. Annunciati i titoli della prossima edizione: “Traviata”, “Elisir d’amore” e “Tosca”.
(Photo credits Macerata Opera Festival)
I Carmina Burana di Carl Orff sono una composizione dalle mille facce, classica e moderna, tenebrosa ed epica, goliardica e mistica.
Nata in uno dei periodi più bui della storia umana moderna ovvero nel 1935 e in quella Germania che si andava addensando di nefaste energie, i Carmina sono in realtà la rielaborazione da parte di Orff di una serie di 24 componimenti poetici medievali tratti dal Codex Buranus reperiti nella Benediktbeuern o Bura di S. Benedetto in Alta Bavieranel secolo precedente, il debutto avviene a Francoforte nel 1937, in Italia arrivano in piena Seconda guerra mondiale, al Teatro alla Scala, nel 1942.
Osteggiati dal nazismo per una serie di motivi, tra cui il carattere godereccio dei testi che inneggiano al mangiare, bere e fare l’amore finché si può, filosofia certo ben lontana da quella mortifera, rigida e marziale della Germania del tempo, all’utilizzo in parte del latino che contrastava con il nevrotico nazionalismo e alla struttura strumentale considerata non consona, finanche all’utilizzo del flauto dolce a cui era stata assurdamente attribuita una valenza ideologica ostile.
Tuttavia, nei rapporti di Orff con il nazionalsocialismo rimangono zone d’ombra ancora non del tutto risolte.

I Carmina non arrestano in ogni caso la loro marcia e pur facendo parte del trittico I Trionfi, i quali comprendono anche i Catulli Carmina composti nel 1943 e il Trionfo di Afrodite che arriva 10 anni dopo, è la composizione che più rimane viva nel tempo, di fatto staccando di gran lunga nelle preferenze del pubblico le altre due.
Per il nostro orecchio attuale questa composizione appare piuttosto ambivalente, non capita di rado infatti che il celeberrimo brano di apertura e chiusura O Fortuna sia usato come sottofondo sonoro ad immagini cupe, solenni, spesso inquietanti, in realtà tutta l’opera è un bellissimo inno alla Natura, all’Uomo e alla connessione tra i due, alla gioia di vivere a costo di dover sacrificare quella rettitudine che spesso si rivela incomprensibile o sterile ai fini di una esistenza volta al piacere, così come in primavera i fiori e gli uccelli tornano alla vita così gli uomini e le donne sentono divenire irresistibile il reciproco richiamo erotico che vita deve generare, prima che il Fato, il cui volere sfugge persino agli dèi intervenga in maniera imprevedibile e a volte non favorevole.
Ave Formosissima brano che arriva quasi in chiusura celebra la potenza generatrice e seduttrice della donna, esaltando gli archetipi di Blancheflor, Elena di Troia e Venere, fa riecheggiare la solennità di culti matriarcali, esala l’odore di quei baccanali vietati persino prima dell’avvento del cristianesimo per il loro carattere sovversivo.
Portati alla luce, dicevamo, in uno dei periodi più oscuri della storia dell’umanità sembrano un monito non casuale, Jung lo avrebbe definito una sincronicità, forse per insegnarci che è solo attraverso l’amore che l’Uomo si salva e non un amore, dogmatico, irreale, sublimato, ma quello che nasce dal nostro essere terreni, dal corpo che non può disgiungersi dalla psiche, in armonia con quei cicli naturali da cui ci siamo allontanati di giorno in giorno fin da quando abbiamo preteso di essere un gradino sopra le altre forme di vita, in virtù di una supposta maggiore intelligenza.
Il coreografo John Butler fu il primo a rendere i Carmina in forma scenica alla New York City Opera nel 1959, la sua idea diede avvio a tutta una serie di variazioni sul tema non solo dal vivo, celeberrima la produzione cinematografica di Jean Pierre Ponnelle con Hermann Prey e Lucia Popp di cui ricordiamo la celestiale In Trutina.
Nella serata di venerdì 7 agosto i Carmina Burana sono approdati allo Sferisterio come titolo di chiusura del 62° Macerata Opera Festival, al comando sul podio Ramon Tebar, il direttore spagnolo ha diretto l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, entrando perfettamente nello spirito della composizione, frizzante, gioioso, potente, trascinando i musicisti in un vortice di solenne allegria, senza tuttavia rinunciare alle trame fatalistiche tessute nel pentagramma.
Il tenore Ruzil Gatin si conferma voce capace di coprire l’enorme spazio dello Sferisterio senza perdere lo squillo e la gradevolezza del timbro, messo a dura prova nel brano Olim lacus colueram.
Elegante come sempre la prova di Grisha Martirosyan, baritono dal portamento sempre equilibrato, doti già ampiamente dimostrate nell’ambito della stessa stagione maceratese nel Barbiere di Siviglia.
Ottima la prestazione del soprano messicano Karen Gardeazabal soave vocalità che ha regalato al pubblico presente una stupenda In Trutinae ha emozionato col suo Dulcissime, introducendo un Ave Formosissima da brividi, tanto più piacevoli in questa estate rovente.
Il Coro Lirico V. Bellini guidato da Christian Starinieri è stato il deus ex machina del successo della serata, potente, preciso, coeso, ottimo equilibrio tra le varie sezioni vocali, ha espresso tutta la professionalità che da sempre lo contraddistingue, senza dimenticare l’apporto dei Pueri Cantores D. Zamberletti guidati da Gian Luca Paolucci e preparati magnificamente da Annarosa Agostini, piccoli ma davvero grandi a cui è andato l’applauso fragoroso e sincero del pubblico.
I video proiettati sul fondo tra astrattismo igneo e lampi di Bosch sono stati curati da Luca Agnani.
Il Macerata Opera Festival ha già presentato il programma per la stagione 2027 che prevede un ritorno in scena della celeberrima Traviata degli specchi di Brockhaus/Svoboda e l’altrettanto famoso Elisir d’amore di Damiano Michieletto ambientato tra spiagge e stabilimenti balneari, chiuderà Tosca con una nuova produzione in collaborazione con la Fondazione Spontini.
Il successo arride allo Sferisterio e i comunicati stampa annunciano un risanamento dei conti, bilanci in positivo e maggior affluenza di pubblico, chissà che in futuro anche una maggior variazione di titoli in cartellone non possa essere presa in considerazione.


