Con «Oscilla la notte» la poesia sale sul palco e la generazione z canta il “Rap del perché”
di Rossana Tosto
7 Nov 2026 - Commenti teatro, Letteratura
La nuova raccolta poetica di Alessandro Trionfetti, poeta e docente, pubblicata da Interno Libri, approda al Teatro Porta Portese di Roma, con una riflessione sul presente attraverso i temi del lavoro, della guerra e della memoria.
(foto di Luca Chiaventi)
Se «Oscilla la notte» fosse un film, comincerei a raccontarlo dalla fine. Dal The End, appunto. Perché è nell’ultima scena della serata-poesia di Alessandro Trionfetti, andata in scena al Teatro Porta Portese di Roma, che si concentra tutta la forza di questo incontro tra poesia, musica e pubblico.
Circa trenta giovanissimi spettatori, invitati dall’autore, sono saliti sul palco per cantare insieme a lui e ai musicisti il «Rap del perché», una poesia contenuta nella raccolta e proposta dal vivo in una trascinante versione rap. «Perché il padrone si ingozza», «Perché tanta gente si incazza», «Perché la cultura è una cozza»: le domande si rincorrono in un gioco di rime in «-ozza» e «-azza», dando voce a inquietudini, rabbia e desiderio di cambiamento. Il componimento si chiude con l’immagine spiazzante dei «pesciolini in tinozza», che ne sigilla il tono ironico e surreale.
Le voci si mescolano, il pubblico diventa parte dello spettacolo e la poesia si trasforma in un gesto condiviso. È un finale di grande intensità, che restituisce il senso della serata: la parola poetica come spazio di incontro, capace di creare legami e dare forma a una voce collettiva. È da questa immagine che il racconto riavvolge il proprio filo per tornare all’inizio e ripercorrere le parole, la musica e le immagini che hanno accompagnato il pubblico.
«Siamo composti di emozioni e di parole». La riflessione dell’autore offre una chiave di lettura della raccolta: le parole, quando incontrano le emozioni, diventano immagini, suoni e memoria. La poesia si confronta così con la realtà e con le inquietudini del presente.
Sul palco, la scrittura di Alessandro Trionfetti ha dialogato con gli interventi critici di Roberto Sandrucci, Massimiliano Piccolo e Raffaele Ceci e con le composizioni musicali di Giulio Carcani e Stefano de Santis. La musica ha seguito le variazioni di tono dei testi, amplificandone la musicalità, fino a trasformare alcuni versi in vere e proprie partiture. Carcani ha colto questo aspetto con una riflessione significativa: «Sorprendente la musicalità del verso e la capacità del verso di farsi canto e nota, trasferendosi sullo spartito».
A completare il dialogo tra i linguaggi, le opere di Fabio Tosto, seconda voce della serata. Attraverso il segno e il colore, la pittura ha interpretato i temi della raccolta, intrecciando linguaggio visivo e scrittura.
Tra i componimenti poetici che hanno dato corpo a questo percorso, Spesso ho creduto alla faccia della gente restituisce una galleria di volti e di storie, affidando alla poesia la memoria di esistenze individuali e collettive. L’autore evoca «lo sguardo onesto / Di chi si batte senza averne niente» e quello luminoso di una donna «che annusa il mare prima di morire». È una delle immagini più intense della raccolta: una donna che, nell’imminenza della morte, annusa il mare, in un gesto essenziale, quasi un ultimo atto di appartenenza alla vita. In quei versi convivono fragilità e bellezza, memoria e destino. Poco dopo affiora «l’occhio ironico di un vecchio militante / Davanti a una fabbrica chiusa», insieme al ricordo di un appuntamento con la storia: «Perché avevamo mancato il giorno e l’ora / Del nostro appuntamento con la storia». Due figure diverse, accomunate dal richiamo a un tempo di lotte e aspettative, a una memoria collettiva che continua a interrogare il presente. In pochi versi convivono disillusione e desiderio di riscatto.
Il lavoro attraversa anche Nessuno ha capito, dove l’immagine dell’arancio diventa una mappa di geografie, mani e rotte commerciali: dall’Etna a Valencia, dall’Egitto alla Grecia e alla Turchia, il frutto quotidiano racconta le persone e le fatiche che ne accompagnano il viaggio. In Cadono gli uccelli dai nidi, invece, la guerra e la violenza sociale emergono attraverso immagini dure: una persona senza dimora colpita da un bastone, le barche dei migranti raggiunte dagli alberi malati, una bomba sulla tenda di un profugo. Una sequenza che trova sintesi nel verso «Solo il prezzo della vita sale».
Nel corso della serata, l’autore ha richiamato la necessità di rinnovare il linguaggio. Ogni rivoluzione, nella sua visione, passa attraverso le parole: restituire loro una dimensione personale significa sottrarle agli usi imposti e farne strumenti di libertà. Una prospettiva che si lega a un’altra riflessione: «Le persone hanno voglia di rinascimento». Quando la notte oscilla, la scelta diventa decisiva: farsi travolgere dall’instabilità o trasformarla in un’occasione di rigenerazione, individuale e collettiva? È su questo confine che si muovono i versi della raccolta, tra miraggio e cronaca, ironia e smarrimento, analisi sociale e improvvise epifanie quotidiane.

In questo percorso, il «Rap del perché» raccoglie le tensioni del libro. Le sue domande attraversano il lavoro, la politica, le disuguaglianze, la guerra e la vita quotidiana. «Mi sa che mi tocca capire», attacca Trionfetti, dando avvio a un ritmo serrato di interrogativi. Il «perché» diventa così una domanda individuale e collettiva, una richiesta di senso rivolta alla realtà e a chi la abita. È nell’incontro tra scrittura, musica, pittura e partecipazione che «Oscilla la notte» trova la sua forma teatrale. E l’immagine di quei trenta giovani che cantano insieme il «Rap del perché» resta oltre il sipario. In quella partecipazione si riconosce forse la scommessa più importante della raccolta: fare della poesia una lingua viva, capace di custodire la memoria, interrogare il presente e aprire nuove possibilità per il futuro.


