“L’anatra all’arancia”: divertente ma un po’ ripetitiva
di Elena Bartolucci
14 Nov 2025 - Commenti teatro
Emilio Solfrizzi e Irene Ferri si destreggiano in un classico del teatro, seppur non convincendo a pieno per determinati meccanismi ripetitivi, che allungano inevitabilmente lo spettacolo verso un finale scontato.
Macerata – mercoledì 13 novembre, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, è andato in scena lo spettacolo “L’anatra all’arancia” conEmilio Solfrizzi e Irene Ferri.
Non si tratta solo del nome di un succulento piatto di antiche origini che, se ben fatto, bilancia perfettamente dolce, amaro e acido, ma è anche il titolo di una rinomata e fortunatissima commedia scritta negli ’60 che, dopo varie rappresentazioni (tra cui anche con Alberto Lionello e Valeria Valeri), è stata portata con grande fortuna sul grande schermo nel 1975 da Ugo Tognazzi e Monica Vitti per la regia di Luciano Salce.
In questa versione teatrale, la storia ruota attorno a Gilberto (Solfrizzi), un famoso autore televisivo e cinematografico, e Lisa (Ferri), la classica donna mantenuta che ama i fiori e la bella vita.
La coppia entra subito in crisi quando lei gli confessa che sta per lasciarlo per un altro, il nobile Leopoldo Augusto Serravalle Scrivia (Ruben Rigillo, molto impettito e quasi scarico a livello recitativo). Comprensivo del fallimento del suo matrimonio, il marito propone alla moglie di separarsi in modo civile, senza però prima decidere di ospitare in casa proprio l’amante di lei. Tutto questo metterà in piedi l’idea di inscenare l’adulterio nei confronti della moglie per accollarsi le corna di fronte al giudice per il divorzio. In questa impresa, quasi da vero gentiluomo, verrà coinvolta la sua segretaria Patrizia (Beatrice Schiaffino, ottima nei panni di donna facile e svampita), con cui dovrà inscenare questa tresca che dovrà però essere scoperta dalla domestica Teresa (Antonella Piccolo, efficace ma relegata a poche apparizioni sul palco), la quale potrà poi essere usata come testimone del fattaccio in udienza.
La prima parte risulta più avvincente, mentre il finale, che non sembra invece arrivare mai, è risultato un po’ scontato: l’amore vince sempre, in ogni sua declinazione.
L’anatra all’arancia è una commedia leggera, zeppa di trabocchetti, doppi sensi, meschinità e battute sagaci, ma non risulta bilanciata soprattutto in termini di lunghezza e senso della misura.
I tempi comici sono molto ben calibrati e assicurano sempre le risate del pubblico, ma il personaggio di Gilberto, interpretato da un Solfrizzi in gran spolvero, utilizza troppo spesso macchiette, caricature e meccanismi ripetitivi che risultano un po’ forzati seppur riescono ad accalappiare tutta la simpatia degli spettatori.
Il testo è di William Douglas-Home e Marc-Gilbert Sauvajon, la regia basica e asciutta è stata affidata a Claudio Gregori (in arte Greg), mentre le scene (molte eleganti e curate nei minimi dettagli seppur un po’ troppo statiche) portano la firma di Fabiana Di Marco, i costumi di Alessandra Benaduce e il disegno luci di Massimo Gresia.
Lo spettacolo è una produzione Compagnia Moliere – Teatro stabile di Verona.





