“Sonnet of Samsara”: l’energia del ciclo vitale


di Elena Bartolucci

20 Ott 2026 - Commenti danza

Un viaggio denso e vibrante fra tradizione indiana e contemporaneità, dove il dinamismo sonoro riscatta qualche sbavatura d’insieme.

(Foto di Samuel Rajkumar)

Ancona – Sabato 17 ottobre, presso il Teatro delle Muse di Ancona, è andato in scena Sonnet of Samsara con la Attakkalari Centre for Movement Arts.

Commissionato dal Serendipity Arts Festival, sostenuto dal British Council e prodotto da Attakkalari in collaborazione con il Kinetika Design Studio di Londra, lo spettacolo si presenta come un’opera trasformativa dal forte impatto visivo e concettuale.

La performance esplora la natura ciclica dell’esistenza, le aspirazioni terrene e la trasformazione karmica, intrecciando memorie, miti e urgenti questioni contemporanee — dalla crisi climatica ai conflitti sociali, fino alla ricerca del benessere personale.

Sul piano coreografico, lo spettacolo fonde con audacia la danza contemporanea insieme a tradizioni millenarie come yoga, kalarippayattu (un’antica arte marziale e sistema di addestramento psicofisico originario dello stato indiano del Kerala) e bharatanatyam (una classica danza sacra dell’India meridionale, celebre per la sua straordinaria precisione geometrica, il ritmico e complesso gioco di piedi e l’uso espressivo delle mani e della mimica facciale per raccontare storie mitologiche ed emotive), alternando così gesti quotidiani e movimenti stilizzati.

Se da un lato la struttura coreografica tende in più punti a ricadere nella ripetitività di determinati moduli di movimento, a salvare l’impianto e a mantenerne elevata l’attenzione del pubblico intervengono le scelte musicali. Grazie a uno spiccato dinamismo sonoro, la musica strumentale e non solo riesce a dare respiro ed energia a gesti altrimenti ridondanti, trasformando la reiterazione in un ritmo incalzante.

L’unica vera pecca oggettiva risiede nella resa dell’ensemble: a tratti è emersa una scarsa coordinazione e una evidente mancanza di sincronia nei movimenti tra i vari ballerini, un limite che ha parzialmente incrinato la fluidità delle geometrie d’insieme.

Nonostante queste sbavature esecutive, Sonnet of Samsara si conferma un’esperienza artistica densa e vibrante, in grado di unire contemporaneità, patrimonio culturale e impegno comunitario in un racconto emotivo di forte partecipazione.

L’ideazione, la coreografia e la regia sono firmate da Jayachandran Palazhy, la composizione musicale e la voce sono di M. D. Pallavi, le musiche addizionali di Kunihiko Matsuo (Giappone) e le percussioni di Mizhavu e Idakka, il visual design e l’arte processionale di Ali Pretty (Regno Unito) – Kinetika Design Studio, i costumi di Aloka D’souza, il disegno Luci di Shymon Chelad e i testi poetici (per gentile concessione) di John Agard, Selina Nwulu e dell’antologia globale Singing in the Dark di Penguin.

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