La potenza della parola di Kafka secondo Gassmann
di Elena Bartolucci
9 Dic 2025 - Commenti teatro
Una prova attoriale di livello per Giorgio Pasotti in grado di raccontare la bestialità sotto diversi punti di vista.
(Foto di Chiara Calabrò)
Macerata – mercoledì 3 dicembre, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, è andato in scena lo spettacolo Racconti disumani di Franz Kafka con Giorgio Pasotti per la regia di Alessandro Gassmann.
In questo dittico narrativo si parla agli uomini degli uomini: Una relazione per un’Accademia (1917) e La tana (1923) sembrerebbero in apparenza due semplice storie di animali, ma il vero intento è quello di far emergere l’istintivo bisogno dell’uomo di trovare un rifugio sicuro, capace di proteggerlo dalle complessità della vita. Le parole di Kafka si trasformano quindi in una metafora potente e inquietante delle fragilità più profonde.
In Una relazione per un’Accademia, il protagonista è una scimmia di nome Rotpeter che racconta come, in pochi anni, è riuscito a uscire dalla gabbia nella quale era stato rinchiuso dopo la sua cattura, imparando a comportarsi da essere umano per ottenere una simil libertà.
Davanti ai membri di un’accademia scientifica, l’animale ripercorre quindi la propria dolorosa metamorfosi verso un’“educazione” alla civiltà ed è divertente (e disarmante al tempo stesso) vedere come nel racconto sia proprio la scimmia a canzonare le abitudini degli uomini che, con estrema facilità, è riuscita persino a replicare, disprezzando al contempo lo sguardo dei suoi simili che sono stati addomesticati.
Pasotti si destreggia abilmente in un monologo teso dando volto e corpo all’ambigua condizione di essere che si destreggia tra l’umano e la bestia. Le mani rattrappite proprio come quelle prensili di una scimmia, la voce rauca e profonda e lo stesso volto (scavato sapientemente dalle luci in modo da fargli assumere dei lineamenti scimmieschi) restituiscono la disperazione della condizione di un animale che ha preferito perdere sé stesso per sopravvivere.
Nel secondo racconto, La tana, l’attore racconta invece del continuo e disperato sforzo intrapreso dal protagonista, un roditore che vive nel sottosuolo, di costruirsi un’abitazione perfetta ossia un elaborato sistema di cunicoli per potersi difendere da possibili nemici che tentano di rovinare il suo status quo e rompere il silenzio del suo mondo. Il continuo tentativo di lasciare tutto fuori genera però in maniera ossessiva solo ansia e terrore.
Pasotti cambia modo di parlare, assumendo la cantilena tipica del dialetto veneto, ma stupisce soprattutto per la velocità di eloquio che deve mantenere nonostante il personaggio viaggi costantemente sottoterra e sbuchi dai vari pertugi della sua tana.
Gassmann è ormai una garanzia in fatto di regie teatrali e anche stavolta firma uno spettacolo compatto e rigoroso, costruito in modo da restituire atmosfere apparentemente semplici ma dallo stile quasi cinematografico.
L’essenzialità della regia, l’uso chirurgico delle luci e del fondale semitrasparente di tulle Gobelin per gli speciali effetti visivi e le scene scarne esaltano il lavoro di Pasotti, che offre una prova recitativa davvero matura: controllato, preciso e intenso, è stato in grado in entrambi i racconti di restituire una recitazione asciutta, lucidissima e altamente calibrata nei differenti registri, non rischiando mai di inciampare in una recitazione sopra le righe. Due prove completamente diverse ma di altissimo livello e incredibile resistenza fisica.
Racconti disumani è un esempio di come il teatro di parola, quando affidato a mani sapienti, riesca a sconvolgere lo spettatore, sotto ogni punto di vista.
Lo spettacolo, che è una produzione TSA Teatro Stabile d’Abruzzo e Stefano Francioni Produzioni, la regia e le scene sono firmate da Alessandro Gassmann con Gaia Benassi all’aiuto regia, l’adattamento è di Emanuele Maria Basso, le videografie di Marco Schiavoni, le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi, i costumi di Mariano Tufano e il light designer di Marco Palmieri.
Lo spettacolo è stato proposto dal Comune di Macerata con l’AMAT e il contributo di Regione Marche e MiC.



