Intervista a Sandro Pezzoli


a cura di Vincenzo Pasquali

1 Mag 2023 - Approfondimenti classica, Arti Visive, Interviste

In occasione della splendida mostra “Vetro e Opera Lirica”, presso il Castello Sforzesco di Milano, abbiamo incontrato l’artefice della stessa e grande cultore nell’ambito del vetro d’artista Sandro Pezzoli e l’abbiamo intervistato.

Pasquale Gadaleta: Orfeo – Vetro riciclato e cemento, 2022; Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck; L’Orfeo di Claudio Monteverdi (una delle opere della mostra “Vetro e Opera Lirica”)

La presente intervista è il frutto di una conversazione con Sandro Pezzoli, figura di spicco internazionale nell’ambito del vetro contemporaneo (e non solo) d’artista. L’intento è quello, in occasione dell’esposizione della collezione “Vetro e Opera Lirica” presso il Castello Sforzesco di Milano, di dare voce a uno degli artifici della raccolta vincendo la sua ritrosia attraverso domande e sollecitazioni. Come ci ricorda il suo nome, la collezione Bellini-Pezzoli nasce dal sodalizio tra Sandro Pezzoli e Aldo Bellini bruscamente interrotta per la morte prematura di quest’ultimo nel 2006.

INTERVISTA

D. Al Castello Sforzesco si possono ammirare da tempo opere in vetro della collezione Pezzoli-Bellini, parte della quale donata in occasione dell’incredibile mostra “Vetro e Opera Lirica”, aperta fino al 30 aprile e che farà poi il giro del mondo. Raccontaci com’è nata questa passione per il vetro che dura ormai da un quarantennio

R. La mia passione per il vetro d’arte inizia molto tempo fa. Avevo accumulato molta esperienza e molte conoscenze tra artisti del vetro; tuttavia, continuavo ad essere impegnato in attività completamente estranee a tale ambito per motivi di lavoro che consisteva, tra gli altri, nella direzione di un’agenzia di viaggi. Non ho remore a confessare che provavo una certa stanchezza per quel lavoro, così ho deciso di aprire una galleria spinto non tanto dal desiderio di business ma dalla passione. A Milano mancava appunto una galleria specializzata nel vetro contemporaneo e poiché conoscevo tanti artisti sia italiani sia americani e australiani: decisi di far conoscere in Italia il vetro contemporaneo d’artista. Il mio amore per il vetro risale comunque a ben oltre il quarantennio. Tutto nasce all’inizio degli anni ’70. La molla di tutto questo è stato un regalo di compleanno – lo ricordo benissimo perché ancora lo posseggo: era un portamatite di Orrefors a forma di calice svasato. Lo tenevo sulla scrivania e così l’avevo davanti tutto il giorno. Ho iniziato a guardarne la materia: un vetro satinato con delle venature azzurre ed è stato da lì che mi sono lasciato affascinare. Da quel momento ho cominciato a collezionare i primi vetri recandomi tutte le domeniche per mercatini a fare acquisti. In quel tempo sceglievo senza alcun criterio perché di conoscenza ne avevo poca e di libri sui quali studiare non ne esistevano molti. Era solo il gusto personale a guidarmi. Insomma, invece di riposare, tutte le domeniche alle sei partivo per gli acquisti: l’ultima domenica del mese sul Naviglio di Milano oppure in giro dal Piemonte all’Emilia. Era quasi diventata una frenesia. All’inizio compravo vetri francesi – primi acquisti furono dei Gallé o dei Lalique, ma ben presto mi orientai verso il vetro di Murano, comunque sempre senza nessuna logica o criterio. Da subito sono stato attratto più dal vetro contemporaneo che non da quello degli anni ‘20, ‘30 o ‘40.

D. Racconta a nostri lettori com’è nata l’idea della Mostra “Vetro e Opera Lirica” che in qualche modo ho seguito fin dalla nascita, oggetto delle nostre chiacchierate in quel di Amandola, ai piedi dei Monti Sibillini, di ritorno dal Festival di Martina Franca.

R. Nell’ambito delle nostre conversazioni, caro Vincenzo, hai avuto modo di conoscere la storia della mia passione per il vetro e l’arte. Ora, in occasione delle attività proposte per la celebrazione dell’anno internazionale del vetro, l’anno scorso, il 2022, ci tengo a raccontare di nuovo che ho ideato una mostra dal titolo Vetro e opera lirica, grazie anche a uno spunto concettuale datomi da Andrea Zepponi, cultore di lirica. La mostra collettiva itinerante è stata presentata per la prima volta a Venezia, ora è a Milano, al Castello Sforzesco, poi sarà a Napoli, al Museo della Pace, indi a Madrid, al Museo del Vidrio de Alcorcon e a quello della Manifattura Reale di Segovia. Da tutto questo è nato il volumetto Vetro e Opera Lirica, in collaborazione con Margherita Tirelli e il Comitato Vetri di Laguna pubblicato dalla Marsilio Editori nel 2022, l’anno internazionale del vetro.

Il sottotitolo “Soffi d’arte” vuole indicare l’appartenenza comune delle due arti all’italianità, universalmente visibile a tutti, e rendere omaggio a Venezia, patria del vetro soffiato ma anche del teatro d’opera che qui prese vita nel 1637 nonché alla città di Milano, sede del Teatro alla Scala che ha reso l’opera famosa nel mondo. Le applicazioni artistiche del vetro nell’opera lirica e nelle sue realizzazioni sceniche sono innumerevoli. L’idea di porre mano a un progetto che facesse scaturire ispirazioni artistiche sull’Opera lirica in base alle sue associazioni mi è balenata dalla visione di un’opera barocca – poteva non esserlo?- e precisamente  L’Angelica, una serenata di Nicolò Porpora rappresentata a Martina Franca nel luglio 2021 la cui scenografia era interamente organizzata intorno a una sontuosa tavola imbandita, su cui un banchetto vero e proprio non veniva mai consumato durante l’opera (proprio del tipo partiam partiamo! … e non si parte mai come accade spesso nel melodramma) che era rilucente di stoviglie cristalline, alzate di vetro per fiori e frutta anch’essi baluginanti di vitrei splendori… con tale binomio vetro-lirica ho voluto sottolineare l’appartenenza comune delle due arti ai pilastri delle nostre radici la cui italianità, che in certi contesti viene appena sussurrata, eppure è tutta concreta, è visibile a tutti, anzi può essere esibita senza invocare sovrastrutture categorizzanti in base alle quali l’arte dovrebbe vivere solo a compartimenti stagni. Insomma, il soffio che fa vivere il canto lirico italiano è lo stesso che fa realizzare le opere d’arte in vetro.

D. Non solo collezione e mostre ma anche pubblicazioni di altissimo livello scientifico con l’Editore Marsilio di Venezia (non per niente “Vetro e Opera Lirica” è stata inaugurata ed esposta a Casa Goldoni). Dicci del tuo rapporto con Venezia e con l’editore “principe” della città lagunare. 

R. Il mio rapporto con Venezia è sempre stato ambivalente, ma in senso buono: da un lato ho sempre adorato la sua arte immensa, ciò che rappresenta in tutto il mondo, dall’altro ho sempre provato un senso di rammarico per le sue debolezze, la sua incapacità di vedere le cose in grande e non riuscire a superare gli interessi più individualistici e particolari. Questo sia detto in generale, senza fare di ogni erba un fascio. Il mio rapporto con la Marsilio trascende la mera esigenza di affidare i mei cataloghi e le mie pubblicazioni a una casa editrice di grande qualità e di sicura esperienza circa le edizioni speciali su tematiche artistiche del vetro come pure è la Marsilio. 

Fu la mia amicizia con il suo fondatore, Cesare De Michelis, oggi scomparso, e la sua compagna di vita, Emanuela Bassetti che mi ha portato naturalmente a privilegiare la scelta della Marsilio Editori per la edizione delle mie monografie sulle diverse specialità del vetro d’arte proprio perché sapevo, conoscendone bene l’editore, di poter trovare una particolare sensibilità in materia e un amore per l’argomento che non avevo ancora incontrato altrove. Ricordo la soddisfazione provata nel vedere realizzate le pubblicazioni di tante opere da me collezionate, studiate ed esposte: Artisti e designer del vetro 1960-2010 (2010), Miniature di vetro (2012), Disegni di vetro (2014) ideato con Andrea Zepponi – progetto interdisciplinare verticalizzato per tutte le scuole -, Attravetro (2015) con tutti i pezzi di una fortunata mostra al castello visconteo di Pavia, Gli animali di Murano (2016) e I fiori di Murano (2012),Toni Zuccheri poeta della natura e del vetro (2019), anche tradotto in inglese, e soprattutto il volume Scaletta (2015), che contiene la riproduzione di tanti disegni di grandi artisti che hanno frequentato il ristorante milanese Scaletta fino al ‘96 e vi hanno lasciato le loro opere.

Oggi ho donato tutti gli album originali, preziosissimi, di quella collezione con centinaia (per la precisione 270) di schizzi, disegni, abbozzi e scritti autografati da grandi artisti e poeti come Bianconi, Ungaretti, Guttuso, Buzzati, Cascella, Haring, Pomodoro e molti altri, al Castello Sforzesco di Milano. Ciò è avvenuto ufficialmente il 15 aprile scorso alle ore 15, a opera delle Conservatrici del Castello Sforzesco, la dr.ssa Alessia Alberti e la dr.ssa Fiorella Mattio e, in una conferenza pubblica dove i disegni da me donati, raccolti in sette volumi, sono stati esposti al pubblico dopo che le relatrici ne hanno ricordato il prestigio e il grande valore. Per l’istituzione museale del Castello Sforzesco è molto importante avere delle testimonianze pittoriche e artistiche di uno spaccato di vita milanese che si svolgeva nel circolo o cenacolo conviviale della Scaletta, noto ristorante degli anni ‘70-‘90 del secolo scorso dove si potevano vedere tra i frequentatori, oltre ai suddetti grandi artisti, presenze strafamose come Ugo Tognazzi e Ornella Vanoni, il musicista Andrew Lloyd Webber e Diana Wreeland, tutte grandi personalità nel proprio campo. L’acquisizione riveste una importanza particolare per la sua unicità e vivezza e mi permetto di cogliere l’occasione di questa tua intervista, caro Vincenzo, per rendere noto l’evento che ha avuto luogo nella Sala del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano.

D. Ho sempre apprezzato in te la grande umiltà (dono dei “grandi”) nonostante la profonda cultura, mai ostentata, che ti caratterizza. Ci piacerebbe sapere un po’ di più sulla tua formazione, gli studi, gli incontri fondamentali avuti nella tua vita.

R. Io sono nato e cresciuto a metà strada tra il Piemonte e la Lombardia, ho fatto i miei studi nella zona e mi sono laureato a Milano in Scienze Politiche. Poi, dopo la perdita prematura dei miei genitori, la vita e le sue necessità mi hanno portato a svolgere diversi lavori. Milano offriva tantissimo negli anni ‘70 del secolo scorso. Alla fine, dopo diverse esperienze lavorative – non ne rinnego proprio nessuna – mi sono trovato, come ho già detto, a dirigere un’agenzia turistica. L’apertura della mia galleria di vetro d’arte in Via Manzoni è stato il culmine della mia storia lavorativa. Non ho mai cessato di essere un collezionista sempre alla ricerca della bellezza. La mia formazione culturale è avvenuta un po’ per mia iniziativa e un po’ assimilando quanto l’ambiente culturale milanese, ricchissimo di arte e di cultura, pieno di stimoli ideali e di iniziative, mi poteva offrire. Oggi posso dire di non rimpiangere nulla nel mio percorso formativo e personale. Mi rincresce soltanto che oggi l’arte, spesso, non venga riconosciuta se non per motivi puramente ideologici o di bieco mercato.

D. Ora parliamo della tua passione per la lirica. Milano è il tempio della musica lirica e sappiamo che sei un habitué della Scala. Qual è il tuo punto di vista sulla situazione della lirica e della musica in generale a Milano e in Italia?

R. Sono cresciuto con la lirica e con la Scala. Per quanto ricordo, ho iniziato a frequentarla verso i dodici anni, dalla fine degli anni ‘50, accompagnato ai matinée della domenica da una cara amica dei miei genitori. Non posso dire di essere un intenditore, ma per noi di Milano la Scala è un altro ritrovo ineludibile. Nessuno può essere indifferente di fronte alla Scala. A Milano si passa la vita a lavorare, a fare affari, a incontrarsi in bar e ristoranti, a invitarsi a pranzo e a cena e, soprattutto a rivedersi alla Scala, come è sempre stato nella tradizione culturale italiana di cui il mondo della lirica è espressione. La musica il canto sono importanti in sé, ma sono anche un’ottima occasione di aggregazione sociale in un momento estetico che dà loro un valore innegabile. Con questo non voglio dire di non aver apprezzato cantanti e artisti che ho visto avvicendarsi in un teatro che passa per il maggiore del mondo. Ricordo bene le recite di Maria Callas, il suo trionfo e il suo declino nella Medea del 1962; ho avuto modo anche di conoscerla e salutarla alla sua regia dei Vespri siciliani al Teatro Regio di Torino, quando tentava altre strade nel mondo della lirica. Le ho stretto la mano. Ho assistito anche alle fortune di cantanti “grandi e piccoli” come Franco Corelli, Piero Cappuccilli, Antonietta Stella, Mirella Freni, e tanti altri, ai grandi spettacoli scenici di Luchino Visconti e Pier Luigi Pizzi quando la regia d’opera era ancora lontana dalla confusione odierna. Neppure in questo caso intendo fare di ogni erba un fascio, ma il mondo di oggi è molto cambiato anche per la lirica. E, tranne qualche eccezione, questo non mi fa sperare tanto bene per il futuro.

D. Progetti futuri?

R. Più vado avanti nella vita e più scopro di assomigliare a un cantante lirico che, giunto sul passo estremo della propria carriera, annuncia ufficialmente al pubblico di ritirarsi e quella sarà la sua ultima apparizione; invece, non lo fa veramente mai per rimanere sempre sulla breccia fintantoché qualcuno non gli chiederà di esibirsi anche privatamente. Anch’io mi accorgo di cavalcare la tigre e che non potrò scendere se non per esserne divorato: i miei impegni futuri sono mostre, collaborazioni, ricerche, pubblicazioni. Tutto questo è dovuto a richieste pressanti di colleghi e amici artisti che incontrano anche il mio desiderio di continuare a fare ancora qualcosa di bello nella vita. Il mio prossimo progetto è quello di istituire una serie di “Cantieri” del vetro lavorato a freddo coinvolgendo anche le scuole d’arte e accademie. La materia della “incisione del vetro” e della sua cosiddetta “seconda lavorazione” non è un argomento finora trattato e dibattuto a sufficienza nel panorama storico-critico e divulgativo e credo di avere qualcosa da dire e da far vedere in merito. Ti illustrerò con maggiori particolari l’attività quando avrà inizio.

Ti ringrazio molto per la gentile attenzione e il tuo interesse.

Grazie a te, caro Sandro, e in bocca al lupo per il tour della mostra. La seguiremo nelle varie tappe con il nostro magazine. 

Sandro Pezzoli su musiculturaonline:

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