Milano: pubblico estasiato per Michel Camilo


Silvio Sbrigata

5 Mar 2003 - Commenti live!

Milano. E' davvero difficile essere originali o scrivere qualcosa di inedito quando ci si trova a dover parlare di un mostro sacro del pianoforte come Michel Camino. Forse il nome non è altisonante come quello degli esimi colleghi Chick Corea, Erroll Garner, Eddie Palmieri o, addirittura, Keith Jarrett ed Art Tatum, ma di sicuro il livello tecnico non è da meno. Ne hanno avuto prova i 1400 spettatori meneghini quando martedì 25 Febbraio, nella perfezione acustica dell'Auditorium, hanno assistito alla seconda tappa italiana del tour mondiale del Michel Camino accompagnato in Trio, o meglio in Triangulo (titolo del suo ultimo disco), dal contrabbassista Charles Flores e dal batterista Horacio El Negro Hernandez, entrambi cubani. Lo spettacolo si preannuncia di grande impatto emotivo fin dalle primissime note, quelle di Piece of Cake, splendido solo-piano di Camilo, con cui peraltro apre anche l'ultimo lavoro dato alle stampe. Il quarantottenne di Santo Domingo sciorina una serie infinita di patterns di chiara provenienza jazz, ma comunque non chiudendo mai le porte ai ritmi dei carabi. L'atmosfera si riscalda ancora di più quando comincia a suonare il trio per intero, quando cioè si iniziano a percorrere i brani di Triangulo (Camilo ne è anche il produttore, oltre che il compositore e l'arrangiatore) e si passa da Afterthought, a Just Like You, a Mr. C.I. (di Chano Dominguez), alla gillespiana Con Alma, fino a raggiungere il massimo con Las Dos Lorettas di Mike Manieri degli Steps Ahed, e La Comparsa di Ernesto Lecuona. La cosa più accattivante per i presenti, oltre ai virtuosismi tecnici, è il sorriso con cui i tre professionisti suonano e come riescono a trasmettere la loro allegria e la loro gioia di vivere: in questo favoriti peraltro anche dal gioco di luci, disegnato con grande semplicità , ma portando dietro la vivacità cromatica dei carabi. Camilo, con il suo personale stile, esce fuori dagli schemi riuscendo a muoversi con grande maestria ed equilibrio tra l'impostazione classica, dovuta agli studi negli Stati Uniti, e le sonorità caraibiche: un musicista vulcanico e brillante che riesce a trasmettere tanto al pubblico, capace di fare godere fino alla nota conclusiva dei brani in scaletta, premuta magari dopo una pausa volutamente prolungata. La sessione ritmica per la commistione proposta risulta fondamentale: e riesce veramente difficile pensare a due musicisti non cubani. Horacio, il batterista, è di chiara impostazione jazzistica contaminata dalla sua provenienza geografica e, praticamente, è costante la presenza del tonfo secco delle campane e dei timbal (i tipici tamburi del mambo). E' capace di suonare interminabili assoli, con i quali lascia impressionata la platea, e di lasciare le bacchette per il suono dolce e più ricercato delle spazzole. Anche Charles Flores non è da meno: sembra una cosa sola con il suo contrabbasso, accordato quasi sempre prima di ogni nuova canzone ad evidenziare un perfezionismo quasi maniacale. Talvolta ha il ruolo della spalla, ma quando fa il protagonista ci si accorge che è un musicista effervescente e fiammeggiante con tutti i titoli necessari per occupare un posto sul palco con gli altri due. Anzi è proprio quando ci sono gli scambi tra batteria e basso che si esce fuori dal pentagramma e si dà spazio all'improvvisazione. Strepitoso il rientro con cui i musicisti chiudono il concerto: ad omaggiare il grande ed indimenticabile re del mambo eseguono Descarga for Tito. Tito Puente oltre ai meriti artistici ha quello di avere introdotto Camilo negli ambienti newyorkesi, dove ha studiato e dove si è contaminato dal punto di vista musicale. Unica pecca della serata la durata del concerto di appena un'ora e mezza; nonostante ciò il triangulo ha raccolto la standing ovation del pubblico estasiato. Per lo spettacolo offerto, non poteva essere diversamente.
(Silvio Sbrigata)


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