Il tenore Francesco Meli in disco (“Prima Verdi”) e alla Scala


di Andrea Zepponi

13 Nov 2021 - Commenti classica, Dischi

Il 19 novembre è in uscita il primo disco da solista di Francesco Meli “Prima Verdi” con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Marco Armiliato. Un evento che precede il debutto di Francesco Meli alla Scala in Macduff nel Macbeth di Verdi il prossimo 8 dicembre. Presentiamo in anteprima il disco.

(Fotografie © Simone Falcetta)

Francesco Meli non è un cantante che suscita entusiasmi grossolani. La sua presenza vocale convince e scatena il consenso soprattutto per la bellezza delle sue scelte interpretative e del fraseggio vario e funzionale. Non sorprende che egli si esponga, da tenore lirico pieno qual è, a osare tessiture da tenore drammatico in sede di concerto o di registrazione: nel suo primo album da solista, dove presenta brani verdiani, in uscita il 19 novembre, Meli affronta per esempio l’aria di Alvaro da La Forza del Destino Oh Tu che in seno agli angeli, quella di Otello, Dio mi potevi scagliar tutti i mali e lo fa con rigore geometrico, probabilmente da tenore intellettuale, che studia le minuzie espressive della partitura, ma è anche abituato alle esigenze di un pubblico avido di emozioni. Sa benissimo quanto il vibrato, che a volte sfoggia e a volte gli sfugge, piace comunque ed è nello stile della vocalità romantico-verista. La trasparenza della voce imbrigliata nei pianissimi e nelle mezze voci essenziali per individuare i diversi piani semantici della narrazione melodica e lirica, gli servono per dare risalto allo squillo, invero sorprendente, nei momenti più eroici o drammatici, in cadenza e in puntatura acuta dove riesce sempre a riempire tutto lo spazio sonoro e risultare in primo piano. La voce nel registro acuto si apre a ventaglio e si espande come quella di un tenore drammatico di cui egli accentua i tecnicismi: attacco e appoggio sulla nota per potenziare la emissione e accentuazione della parola che funge da trampolino di lancio del suono. Una perizia tecnica che vorremmo sentire anche nell’acuto finale della Celeste Aida dove il dettato verdiano di filare il si bemolle morendo in pianissimo non è propriamente osservato. Meli soddisfa però in ogni situazione tecnica del primo Verdi dove le cadenze (quelle della Battaglia di Legnano, della Miller, dei Due Foscari) sono il corrispettivo astratto e sciolto dalla parola dei recitativi che invece sono strettamente legati al dramma e all’espressione scenica.

 Ben venga il debutto di Francesco Meli alla Scala in Macduff nel Macbeth di Verdi il prossimo 8 dicembre: la sua interpretazione dell’aria O figli miei del quarto atto ascoltata in anteprima dal suo album fa pensare a una svolta nella vocalità del tenore verso un lirico drammatico che risolve le esigenze di pienezza nella zona grave in senso espressivo con una dizione perfetta e osservante le isotopie del testo. Ascoltato anni fa ne La Gioconda a Piacenza e in varie occasioni alla Scala, ha sempre soddisfatto le attese di presenza scenica e vocale senza bucare mai quel velo impalpabile tra palcoscenico e spettatori con effetti scadenti. Meli non è quello che si dice “ un animale da palcoscenico”, piuttosto un artista della scena misurato, che non va mai sopra le righe. Vorremmo che in questo periodo di vacche magre per la lirica ci fossero più tenori come lui. Assistere alla interpretazione di Francesco Meli in un’altra opera verdiana conferma la sua tenuta tecnica nel repertorio di cui ho già apprezzato le difficili prove in Don Carlo e in Ernani alla Scala negli anni precedenti.

Francesco Meli si è diplomato al Conservatorio Niccolò Paganini sotto la guida di Norma Palacios perfezionandosi con Franca Mattiucci e Vittorio Terranova. Nel 2002 ha debuttato in Macbeth di Verdi e come solista nella Petite Messe Solennelle di Rossini trasmesse dalla Rai in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Ulteriori informazioni sulla sua carriera al link: https://www.francescomeli.it/biografia/

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