“Fiat lux” e “La Creazione” diventa… “ri-creazione” a Martina Franca


di Andrea Zepponi

19 Ago 2021 - Commenti classica

La creazione di Franz Joseph Haydn ha aperto il 47° Festival della Valle d’Itria a Martina Franca. Messa in scena discutibile, valide le voci, impeccabile la direzione di Fabio Luisi.

(Fotografie di Clarissa Lapolla)

L’apertura del Festival della Valle d’Itria dal titolo Fiat Lux con La creazione di Franz Joseph Haydn (Rohrau 1732–Vienna 1809) al Palazzo Ducale di Martina Franca corrisponde al programma condiviso dalla direzione artistica di Alberto Triola della necessità impellente di una ri-creazione “autentica” del mondo che presuppone il fallimento e il naufragio di quello finora conosciuto. Secondo queste linee concettuali il cartellone del festival propone quest’anno un percorso storico e culturale fondamentale per la cultura europea che va dal barocco napoletano con La Griselda di A. Scarlatti e L’Angelica di N. Porpora al classicismo viennese di F. J. Haydn con l’oratorio Die Schöpfung (1801), ovvero La creazione che ha inaugurato la 47° stagione a Martina Franca e presentato dallo stesso Triola, da Fabio Ceresa e da Federico Gon. La vera novità dell’operazione è non tanto la messa in scena di quello che è un oratorio, destinato in genere alla sola esecuzione musicale, ma la ripresa di una traduzione italiana dal libretto tedesco del cattolicissimo mecenate viennese Gottfried van Swieten adattato sull’originale inglese, effettuata a suo tempo su invito di Rodolfo Celletti, dal filologo Dario Del Corno, già eseguita a Martina Franca nel 1988, e ora rivista e corretta dal figlio Filippo, compositore. Il fatto che fin dall’Ottocento era consueto eseguire la partitura anche in italiano, anche nell’adattamento che ne fece Giovanni Simone Mayr, non nasconde le difficoltà della duplice trasposizione che, diciamolo subito per cavarci il dente, espone diverse durezze non dissimulate nel tradizionale idioma librettistico italiano sia dal punto di vista morfologico che semantico: espressioni come “ i col”, “il sem”, arbitrarie apocopi per “colli” e “ seme”,  l’ambiguo sintagma “la salute d’ogni mal”, e l’ellittico  “ All’alba insiem / a sera noi”, il diversamente concordato “ Io sarò guida tuo” non si giustificano con l’evidenza che servono a far quadrare i conti con la musica, mentre danno adito alla domanda sul perché non si sia invece osata una traduzione davvero innovativa e al di fuori da ogni schema tradizionale, visto che anche la voluta versione scenica inneggiava a un mondo percorso da programmi ri-creatori. Detto questo, era abbastanza scontato che la messa in scena di un oratorio biblico fosse sede di appropriazioni concettuali e di colonizzazione da parte del main stream ideologico nella regia di Fabio Ceresa che ha visto in un titolo siffatto un boccone troppo ghiotto da non lasciarsi scappare per insinuare una visione essenzialmente gnostica della tematica e scavalcare il genuino, o forse ingenuo, cattolicesimo di Haydn: diversi elementi simbolici disseminati lungo la rappresentazione inclinavano a inserire istanze attuali nella narrazione biblica, eppure di ascendenza antichissima quali la figura, per opera di vari figuranti danzatori, dell’androgino, dio ingenuo e umano troppo umano, quasi comico, che gioca ed evolve, come le creature, secondo un progressismo di marca idealista, indi la presenza di figure emblematiche quali un Lucifero-Baphomet transgender, vestito color fucsia, angeli e demoni atteggiati come i personaggi dell’Ultima Cena leonardesca e una serie di primordiali esseri informi in pieno ciclo evolutivo esibenti il verbo omosessualista nel collocare, accanto alla coppia uomo-donna, quella lesbica e quella gay le quali, ancor prima dell’apparizione di Adamo ed Eva, si passano l’una all’altra il prezioso ovulo da fecondare o già fecondato. Tutti gaiamente concorrono a costruire un mondo dove la divinità non ha parte, anzi è esonerata dalla creazione, perché nello spettacolo è di fatto l’uomo che crea il mondo. Messaggio: dato che “non vi è differenza tra la divinità e l’umanità perché uomo e Dio sono fatti della stessa sostanza”, la creazione divina può essere anche rifatta e sostituita, magari nella prospettiva di un Great Reset, in forza della uguaglianza indifferenziata di ogni credo religioso espressa nella carrellata di testi dove la Bibbia è solo uno tra tanti, mentre non è esattamente il Creatore a forgiare il mondo e i suoi abitanti, ma il Caos prima e le forze demiurgiche delle arti e delle scienze poi. Non a caso il regista confessa, con palese intento metaforico, nelle note di sala di voler trasformare non solo il cortile del Palazzo Ducale martinese ma anche la piazza e il palazzo stesso in luoghi di culto dove la religione è l’arte. La coppia Adamo ed Eva, negli stessi panni di fine ‘700 di cui era vestita la divinità androgina, ribadiva l’idea illuministica di chiaro stampo massonico che cerca la divinità in ciò che è immanente e razionale e l’umanità (o un ristretto settore di essa?) si appropria della sacra scintilla divina.

Le basi concettuali delle scene di Tiziano Santi con icostumivariegatied eloquenti di Gianluca Falaschi e di Gianmaria Sposito, individuavano pertanto nel grande uovo primordiale al centro del palcoscenico l’origine del tutto (anche di Dio) che, dopo il tenebroso caos iniziale, risolto con un telo nero disteso su tutta la superficie della scena sotto il quale si muovevano gli esseri informi, al deflagrare delle luci efficacemente erogate e modulate da Pasquale Mari, si apriva e sulla sua base lasciava spazio per una postazione della divinità androgina bamboleggiante e curiosa di un mondo in divenire secondo il suddetto rovesciamento di prospettiva.

Su tutto lo spazio levigato del palcoscenico si muovevano danzatori secondo le coreografie elaboratissime di Mattia Agatiello e i validi cantanti: gli angeli Gabriele, il soprano Rosalia Cid, Uriele, il tenore Vassily Solodkyy e Raffaele, il basse-baritone Alessio Arduini, il baritono Jan Antem nel ruolo di Adamo e il soprano Sabrina Sanza in quello di Eva; una fresca batteria di giovani artisti di canto con pari profilo tecnico e scenico rispondente alla scrittura vocale dal nitore classico-accademico della La Creazione haydniana, da cui spiccavano la tempra del tenore – straordinaria cavata di voce dal colore italiano – e la imponente incisività del basse -baritone. Parte più impegnativa e dirimente è quella del coro, onorata dal Ghislieri di Pavia, in cui la sezione tenorile è molto scoperta e ha avuto del filo da torcere. Impeccabile la direzione del M° Fabio Luisi alla testa dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, consegnata alla restituzione dei numerosi momenti descrittivi, il volo degli  uccelli, il leone, il temporale, la pioggia (passi orchestrali imitati perfino da Rossini nel suo Barbiere) e addirittura la neve, in una scelta di campo stilistica dove Luisi vede Haydn come un trait d’union tra la fine del barocco e l’inizio di una nuova era musicale turgida di futuro tra arditezze classiciste un po’ Biedermeier e inquietudini rivoluzionarie. La sera del 31 luglio lo spettacolo ha avuto i dovuti applausi reiterati alla fine di ogni numero anche per le sole scene coreografiche e i rappresentativi tableaux vivants.   

Festival della Valle d’Itria 2021

LA CREAZIONE
Die Schopfung
di Franz Joseph Haydn
Oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra
su libretto di Gottfried von Swieten Hob. XXI:2
Versione in italiano di Dario Del Corno rivista da Filippo Del Corno
Rappresentazione in forma scenica

Locandina

  • Direttore Fabio Luisi
  • Regia Fabio Ceresa
  • Scene Tiziano Santi
  • Costumi Gianluca Falaschi, Gianmaria Sposito
  • Coreografo Mattia Agatiello
  • Luci Pasquale Mari
  • Scenografo collaboratore Alessia Colosso
  • Gabriele Rosalia Cid
  • Uriele Vassily Solodkyy
  • Raffaele Alessio Arduini
  • Adamo Jan Antem
  • Eva Sabrina Sanza
  • Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari
  • Coro Ghislieri
  • Fattoria Vittadini
  • Alessandra Bordino, Danilo Calabrese, Enzina Cappelli, Maura Di Vietri,
    Riccardo Esposito, Samuel Moretti, Maria Giulia Serantoni, Valentina Squarzoni

La serata inaugurale viene trasmessa in streaming sulla web-tv del Festival della Valle d’Itria e fa parte del cartellone di italiafestival.tv Lo spettacolo va in onda in diretta su Rai Radio3 il 31 luglio

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