Bobby McFerrin, la voce che incanta


Silvio Sbrigata

8 Mar 2005 - Commenti live!

Milano Si spengono i riflettori sul palco del teatro Manzoni, almeno quelli che fino a ieri hanno illuminato le scene della rassegna Aperitivo in Concerto, giunta alla ventesima edizione. A chiusura uno di quei concerti che non si vedono proprio tutti i giorni. Caratterizzato infatti dall'unica presenza sullo stage, di un artista e del microfono usato per amplificare le sue innumerevoli progressioni vocali, interamente improvvisate. Si parla, ovviamente di Bob McFerrin, del più grande solista vocale vivente. Di colui che ha completamente rivoluzionato i canoni della voce nel jazz, ampliandoli ad una dimensione più universale, frutto di un indubbio talento naturale, e di una tanto prodigiosa, quanto versatile tecnica, arricchita, sviluppata, migliorata nel corso degli anni. A partire dalla fine degli anni 70, quando dopo avere iniziato a suonare il pianoforte ed il clarinetto decide di dedicarsi interamente alla voce, strumento musicale che accomuna ogni popolo e da considerare il primo usato dall'uomo, nel corso della sua evoluzione. Passando alla consacrazione planetaria, arrivata nell'88 con Don't worry, be happy, ai dieci Grammy Award, ai più di venti milioni di dischi venduti in ogni angolo del mondo, fino a ritornare recentemente, alla prestigiosa casa discografica Blue Note. Una voce estesa su quattro ottave, sulle quali si fondono i ritmi del jazz, con i suoni più moderni, ed addirittura con il puro classicismo dell'Ave Maria di Schubert, a Milano, introdotta dallo stesso McFerrin e cantata dai più di mille presenti in sala. Il suo è uno spettacolo in grado di garantire allo spettatore, profondità di emozioni, e di lasciare tracce indelebili nel suo animo. Non a caso ieri sera al Teatro Manzoni si registrava il sold out, e gli unici posti disponibili erano in piedi. Vocalist di grande caratura, un gradevole sense of humor, imponente presenza scenica, pur mantenendo la semplicità del suo personaggio, ed in grado di garantire uno spazio non confinato al pubblico. Anzi, coinvolgendolo nei suoi mille ghirigori vocali, e trasformandolo quasi in uno strumento musicale, da lui abilmente suonato, per seguire le evoluzioni della sua voce. Peraltro, a conferma della sua naturale propensione verso l'improvvisazione, per due volte invita a salire sul palco una dozzina di spettatori. Nel primo caso per esibirsi in una session di danza, al ritmo della musica prodotta da McFerrin in persona, e nel secondo, per emulare una sua creatura americana, quella definita dallo stesso newyorkese, Voicestra, orchestra di soli voci. Davvero un bel modo di chiudere la rassegna, appuntamento alla prossima edizione.
(Silvio Sbrigata)


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