Favino fa centro con “People, places & things”


di Elena Bartolucci

3 Nov 2026 - Commenti teatro

Un vero trionfo di pubblico per uno spettacolo che è una vera e propria immersione totale, viscerale e travolgente nell’animo umano. Anna Ferzetti regala una prova d’attrice monumentale.

(Photo Enrico De Luigi)

Ascoli Piceno – Domenica 1° novembre, nella magnifica cornice del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, è andato in scena lo spettacolo People, Places and Things di Duncan Macmillan.

La storia narra le inquietudini di un’attrice dai mille nomi e dai mille volti, che ha deciso di disintossicarsi perché ha bisogno di aiuto.

Un percorso impervio che la porterà ad affrontare diversi demoni legati non solo alla sua tossicodipendenza ma anche al suo passato e in particolar modo ai suoi affetti.

Ma il vero nodo centrale non è tanto il contesto del centro di riabilitazione, dove farà diversi incontri e avrà svariati scontri, quanto il dilemma fondamentale: capire dove finisce la finzione e dove inizia la realtà.

La mano del regista Pierfrancesco Favino (per la prima volta alle prese con questo ruolo) si riconosce nella capacità di rendere visibile l’invisibile, dando corpo al caos emotivo e alla discesa agli inferi della dipendenza.

Anna Ferzetti e Luca Massaro

Alcune scelte registiche sono davvero geniali, a partire dall’uso della musica elettronica e soprattutto di una scenografia mobile: i pannelli e gli spazi mutano, si scompongono e si muovono seguendo il delirio mentale e il disorientamento della protagonista, restituendo un senso di claustrofobia e instabilità potentissimo. A ciò si uniscono le straordinarie “trovate” visive dedicate ai momenti più bui delle crisi di astinenza: allucinazioni, terrore fisico e vuoti mentali vengono tradotti in soluzioni di un impatto sconvolgente, dove luci, suoni e proiezioni moltiplicano la percezione della realtà, trascinando lo spettatore dentro la mente di chi lotta per disintossicarsi.

da sx: Anna Ferzetti e Betti Pedrazzi

Se l’impalcatura visiva è impeccabile, il cuore pulsante che tiene in piedi l’intera struttura è l’immensa Anna Ferzetti. Vederla sul palco è un’esperienza magnetica: domina lo spazio scenico con una presenza totalizzante e a dir poco straripante, guidando il pubblico attraverso un percorso estenuante e bellissimo. La sua performance è un tour de force di straordinaria bravura in cui cambia innumerevoli registri e sfumature con una fluidità impressionante, passando in un soffio dalla sfrontatezza cinica e autodistruttiva alla fragilità più disperata, fino al crollo emotivo totale.

Accanto a lei, vanno comunque citati tutti gli altri interpreti, capaci di offrire una prova corale di altissimo livello in cui ogni personaggio fa da specchio al tormento che è la tematica centrale dell’opera.

People, Places and Things non è solo uno spettacolo da vedere, ma un pugno nello stomaco che costringe a fare i conti con le maschere che indossiamo e la fatica immensa di accettare la realtà.

Come si legge nelle note alla regia di Favino: “Le cose, i posti, le persone che fanno parte della nostra vita sono la mappa del nostro viaggio su questa terra. A volte ci torniamo con gioia, in altre facciamo di tutto per dimenticarle perché ci ricordano cose di cui proviamo vergogna, che non vogliamo più vedere, che ci fa tanta paura affrontare. In un tempo in cui passiamo i giorni a rincorrere l’immagine di chi dovremmo essere per sentirci all’altezza, a negoziare chi siamo di volta in volta a seconda delle chiacchiere del momento, questo testo ci dice tutto ciò che facciamo per evitare di guardarci dentro, quello che usiamo per farlo e come sia possibile una volta toccato il fondo rinascere se riusciamo ad ammettere le nostre ferite e troviamo il coraggio di prendercene cura.”

Mettere in scena un testo così straordinariamente moderno come People, Places and Things non era un’impresa semplice, ma sotto la guida illuminata e visionaria di Favino lo spettacolo si è letteralmente trasformato in un capolavoro teatrale assoluto, capace di offrire una vera e propria immersione viscerale nell’animo umano.

Il pubblico non è rimasto affatto immune alle incredibili montagne russe emotive di questa rappresentazione che ha meritato uno scroscio lunghissimo di applausi nel finale.

Anna Ferzetti

Il testo è di Duncan Macmillan, mentre la traduzione è di Monica Capuani.

Accanto ad Anna Ferzetti, sono andati in scena anche Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi, Totò Onnis, Luca Massaro, Maria Giulia Toscano, Giorgio Stefani, Sofia Capo, Gabriele Badaglialacqua e Marta Virginia Morgavi.

La regia è firmata da Pierfrancesco Favino con Luca Bargagna aiuto regista, le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Roberto Chiocchi, le luci di Bianca Peruzzi, i movimenti scenici di Marco Angelilli. Va menzionata anche Susan Main come maestro di voce. Lo spettacolo è una produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo in coproduzione con Teatro Stabile Catania.

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