Ricordo di Agatha Christie a 50 anni dalla scomparsa
di Alberto Pellegrino
17 Ott 2026 - Letteratura, Libri
Ricordiamo Agatha Christie, nel 50° anniversario della scomparsa, considerata la “regina del crimine”, la prima e più autorevole autrice di romanzi e racconti polizieschi, così popolare che il suo romanzo più celebre Dieci piccoli indiani ha venduto nel mondo 110 milioni di copie ed è all’undicesimo posto nella classifica dei best seller con più incassi della storia.
Agatha Christie (1890-1976) è la narratrice e drammaturga tra le più influenti e popolari del XX secolo, considerata una maestra della suspense, creatrice di trame ricche di colpi di scena e di personaggi fortemente caratterizzati. È stata la prima scrittrice a produrre un numero rilevante di opere: 66 romanzi, 14 raccolte di racconti, 17 lavori teatrali. I suoi romanzi i più famosi sono: Trappola per topi, Assassinio sull’Orient Express, Assassinio sul Nilo, Assassinio allo specchio, Appuntamento con la morte, Dieci piccoli indiani, L’ospite inatteso, La tela del ragno, I tre maghi della truffa, Assassinio sul treno, Assassinio al galoppatoio, Assassinio sul palcoscenico, Assassinio a bordo. Il dramma Testimone d’accusa è ancora uno dei più rappresentati nel mondo.
Le caratteristiche dei suoi romanzi più famosi
Nei romanzi e nei racconti polizieschi di Agatha Christie si avverte l’influsso esercitato dei due grandi scrittori Wilkie Collins e Arthur Conan Doyle, l’inventore di Sherlock Holmes, ma ben presto si è inventata uno stile personale e ha conquistato una popolarità internazionale soprattutto con i due cicli di romanzi incentrati sulla presenta dei due celebri investigatori Hercule Poirot e Miss Marple.
La reputazione della Christie come “regina del crimine” si fonda sulla capacità di creare delle trame costruite secondo la classica struttura misteriosa: si commette un omicidio; ci sono più sospetti che hanno dei segreti da nascondere; il detective scopre gradualmente questi segreti prima di arrivare alla soluzione del caso; i colpevoli possono essere tutti i sospettati, ma di solito la Christie tende a scegliere come colpevole il personaggio più improbabile per cogliere di sorpresa il lettore; alla fine l’investigatore riunisce tutti i sospettati in una stanza e, con un ragionamento deduttivo, spiega il corso degli eventi e rivela il colpevole prima di consegnarlo alla giustizia,
Naturalmente l’autrice in questo schema inserisce a volte delle varianti: può essere lo stesso colpevole a spiegare la trama e a indicare la soluzione (come in Dieci piccoli indiani); i colpevoli possono sfuggire alla giustizia terrena, perché si tratta di casi retrospettivi, perché i crimini sono caduti in prescrizione oppure i personaggi principali sono morti (Testimone d’accusa, Assassinio sull’Orient Express, L’uomo vestito di marrone, Il ritratto di Elsa Greer, Gli elefanti hanno buona memoria, L’ospite inatteso); può accadere che l’omicida non venga assicurato alla giustizia, ma muoia per sua stessa mano o dopo uno scontro con il detective Hercule Poirot (L’assassinio di Roger Ackroyd, Poirot sul Nilo, Due mesi dopo, È un problema, Poirot e la salma, Assassinio allo specchio, Macabro quiz, Il pericolo senza nome, Avversario segreto, Sipario); è lo stesso assassino, dopo avere ucciso quattro persone, a tentare di dare la colpa a un innocente (come nel romanzo La serie infernale), ma l’intervento di Poirot sventa questo piano e assicura il colpevole alla giustizia; nel romanzo Dieci piccoli indiani è lo stesso killer, dopo la sua morte, a narrare con una lettera gli omicidi commessi.
La Christie inserisce a volte nelle sue storie, accanto ai protagonisti, dei personaggi secondari caratterizzati da stereotipati e pregiudizi abbastanza diffusi e tollerati nel periodo fra le due guerre mondiali e nell’immediato dopoguerra, per cui sono rappresentati in modo negativo italiani, ebrei e
non europei, sfiorando il razzismo come in Poirot e la salma (1946), dove uno dei personaggi più antipatici è “un’ebrea di Whitechapel con i capelli tinti e una voce simile a un re di quaglie… una donna piccola con un naso grosso, un henné rosso e una voce sgradevole”. La Christie raramente indica gli “stranieri” come colpevoli, ma spesso li presenta come vittime di criminali inglesi.
La scrittrice e la critica
Nel corso della sua carriera la critica letteraria è stata particolarmente dura con Agatha Christie, definendo la sua prosa noiosa, i suoi personaggi goffi e ripetitivi, le sue storie segnate da un’ideologia reazionaria e persino razzista. L’autorevole critico Edmond Wilson, nel 1944/45 ha scritto: “La sua scrittura è di una stucchevolezza e di una banalità che mi sembrano letteralmente impossibili da leggere”. Negli ultimi anni tuttavia la critica ha riconosciuto che, al di là di alcuni limiti estetici, la scrittura della Christie è tutt’altro che sdolcinata e stucchevole; i suoi personaggi hanno influenzato la letteratura poliziesca; le sue storie sono l’esempio di una magistrale creazione dell’intreccio; sono un teatrino dove i burattini sono manovrati da una mano spietata che li colloca all’interno di contesti dalle tinte cupe e beffarde. La critica ha smesso di accapigliarsi sul valore di questa autrice, che è la più letta e venduta di tutti i tempi: “Agatha Christie è una scrittrice vera. Cela il suo segreto sotto strati di mediocrità borghese, trucchi ripetitivi, ma tutto è condotto all’insegna della doppiezza […] votata a una dimensione metafisica, in cui gli spazi dove rinchiudere i piccoli indiani di turno si fanno via via più astratti: la ridondanza dei personaggi stereotipati […] riverbera il tam tam diabolico di una lotta fra bene e male che ha il respiro del dramma e i contorni incerti della fiaba. La sua scrittura è piana, va diritta al punto, ma i tipi umani che descrive sono messi a fuoco con precisione e acume psicologico” (Gennaro Serio, Il Manifesto, 8 dicembre 2024).
Dopo Edgar Allan Poe e Arthur Conan Doyle, la Christie è la più illustre rappresentante del genere poliziesco definito “chi è stato, chi l’ha fatto” proprio di quel giallo “deduttivo” che prevede la presenza di un piccolo gruppo di sospettati riuniti in un luogo chiuso e ben definito (un piccolo paese, una villa, un hotel o addirittura una stanza), il verificarsi di un omicidio e l’intervento risolutore di un detective che non è un rappresentante della Legge, ma un privato professionista o un dilettante. La Christie ha fornito al romanzo poliziesco tre fondamentali contributi: un detective che si distingue per razionalità e intuito; una vittima che spesso è un elemento secondario rispetto al puzzle di indizi, deduzioni e prove che alimentano la narrazione fino alla soluzione finale, introducendo una notevole varietà di cause che provocano odio, rancore, desiderio di vendetta; l’assenza di violenza, per cui la stessa uccisione della vittima non è mai descritta e gli stessi investigatori non utilizzano le armi per difendersi dagli assassini. Questo rifiuto della violenza può trovare una ragione nel fatto che l’autrice è vissuta in un periodo drammatico segnato da due guerre e due dopoguerra, per cui le sue opere costituiscono uno spaccato sociale di un’epoca, nella quale i suoi personaggi, quasi tutti appartenenti all’alta borghesia del suo Paese, sono costretti a fronteggiare dei cambiamenti sociali sconvolgenti, che riguardano soprattutto le idee e le abitudini di un’intera classe sociale.
Il personaggio di Hercule Poirot
Il personaggio del detective Hercule Poirot appare per la prima volta nel romanzo Poirot a Styles Court (1920) e prende come modello Sherlock Holmes, in quanto anche lui è dotato di straordinaria intelligenza, grande spirito d’osservazione, una profonda conoscenza della natura umana e un approccio razionale nella risoluzione dei misteri. Poirot ha come assistente il Capitano Arthur Hastings, che ricorda il Dottor Watson, l’assistente di Holmes; anche lui ha terminato la carriera militare nell’esercito britannico; ha un carattere bonario e ingenuo, ma con le sue osservazioni gli capita di aiutare l’investigatore nel trovare la soluzione dei misteri più intricati. Poirot si è rifugiato in Gran Bretagna quando l’Impero tedesco ha invaso il Belgio per sfuggire agli orrori della guerra; nel suo Paese è stato un valente funzionario di polizia che ha risolto casi molto complicati. Il personaggio compare in 33 romanzi e 54 racconti ed è molto popolare tra i lettori, ma la Christie non l’ha amato particolarmente e l’ha fatto apparire l’ultima volta nel romanzo Sipario (1975), dove il famoso detective muore per complicazioni cardiovascolari, dopo aver ucciso un serial killer.
Poirot enuncia così la sua “filosofia” investigativa: “Sistemeremo con ordine i fatti, ognuno al proprio posto. Passeremo in esame i vari elementi, e scarteremo quelli che non c’entrano. Terremo da parte quelli importanti. […] Un fatto ne provoca un altro e via di seguito. Il secondo collima col primo? Bene. Si può procedere. Ah, guarda che strano! Manca un anello alla catena. Passiamo in rassegna i fatti, e aggiungiamo quel piccolo particolare all’anello mancante della catena”. Per l’investigatore belga tutti sono sospettabili, pertanto per ognuno esiste un movente e una opportunità di uccidere, ma solo nell’ultimo capitolo, secondo la classica forma della detective story, offre spiegazione del delitto e smaschera il colpevole. Poirot è piccolo di statura in un mondo che ammira gli uomini alti; ha un paio di baffi fuori dal comune; è pelato tanto da meritarsi il soprannome di “testa d’uovo”; è meticoloso e accurato nel vestire e ama le scarpe di vernice; il suo linguaggio è pieno di bizzarre e deliranti affermazioni, ma è dotato di una intelligenza “luciferina”. Ha una enorme stima di se stesso e questo lo porta a dare un senso alle sue “crociate” contro il crimine, ma è anche divertente per una innata vis comica e, senza essere un superuomo, rimane una istituzione nella storia del romanzo poliziesco per il suo modo di condurre le indagini, affidandosi alle sue “cellule grigie” con le quali sbroglia le trame più complicate fino a trovare la soluzione finale.
Una donna-investigatrice: Miss Marple
Il personaggio di Miss Jane Marple è una figura atipica di donna-investigatrice che appare in 12 romanzi e 20 racconti; è un’anziana zitella dotata di un acuto spirito di osservazione, di una grande ironia, di una notevole scaltrezza che le permettono di scoprire qualsiasi delitto, qualsiasi tipo di depravazione umana. E’ una criminologa che risolve gli enigmi più intricati seduta in poltrona di casa, mentre lavora a maglia che diventa il simbolo della sue capacità di trovare il bandolo di ogni matassa. Il suo metodo investigativo è molto semplice: parte dal presupposto che la natura umana è sempre la stessa; tutte le persone, anche le più insospettabili, possono essere sospettate; sapere che bisogna catalogare nella propria memoria tutti i tipi di persone che si possono incontrare; scoprire che tutti i “tipi umani” assomigliano a soggetti già catalogati e che, in determinate situazioni, i comportamenti degli esseri umani sono sempre gli stessi. Di conseguenza Miss Marple adotta questi strumenti d’indagine: la vista e l’udito, un cervello dotato di una logica ferrea, per cui raramente arriva a conclusioni errate; scoprire i colpevoli e farli condannare senza provare eccessiva pietà per esseri che spesso sono spregevoli. Miss Marple è sopravvissuta a più di una generazione, ha osservato con ironia l’evolversi dei costumi sociali convinta che ogni problema può risolversi, ma che non si può cambiare la natura umana, per cui lei rappresenta quella parte di umanità che rimane immutabile e che crede nel trionfo della giustizia da attuarsi attraverso l’analisi e la logica.
Due romanzi-capolavoro. Assassinio sull’Orient Express (1934)
È uno dei romanzi più famosi di Agatha Christie, ispirato da un avvenimento reale: il rapimento e l’omicidio del figlio di Charles Lindbergh, il popolare aviatore americano, avvenuto nel 1932; il bambino di un anno e mezzo venne ugualmente ucciso nonostante il pagamento del riscatto. Altri due eventi hanno ispirato la trama: il primo viaggio della Christie sull’Orient Express fatto nel 1928; una tempesta di neve in Turchia che tenne bloccato il treno per sei giorni nel febbraio 1929.
Il detective Hercule Poirot viaggia a bordo dell’Orient Express, dove incontra vari personaggi tra cui il magnate americano Mr. Ratchett, L’uomo chiede aiuto a Poirot, perché riceve delle lettere minacciose e crede che qualcuno voglia ucciderlo. L’investigatore rifiuta il caso, ma la mattina successiva sente un urlo provenire dalla cabina di Ratchett che si trova proprio accanto alla sua ma, quando il controllore bussa alla porta dell’uomo, una voce risponde in francese: “Non è nulla. Mi sono sbagliato”. Il treno rimane bloccato dalla neve e Monsieur Bouc, direttore della compagnia ferroviaria, informa Poirot che è stato trovato il cadavere di Ratchett, ucciso con dodici coltellate. Tutto lascia supporre che l’assassino si trovi ancora sul treno, per cui Poirot comincia a investigare e a raccogliere indizi: un fazzoletto con ricamata la lettera H, un nettapipe, l’orologio del morto che segna l’una e un quarto, un kimono rosso, un’uniforme da controllore. Gli indizi puntano verso i personaggi della prima classe, che in realtà non sono quello che dicono di essere. Il detective pensa che tutti abbiano avuto dei rapporti con la vittima, il cui vero nome è Cassetti, responsabile in passato del rapimento di una bambina di tre anni, uccisa nonostante il pagamento del riscatto. Scopre che tutti i personaggi sono legati a quell’omicidio e li convoca nel vagone ristorante, prospettando due soluzioni: un estraneo potrebbe essere salito sul treno e avere commesso l’omicidio; tutti sono colpevoli, per cui dodici fra i tredici passeggeri di prima classe hanno conosciuto la piccola vittima e ognuno ha sferrato una pugnalata per vendicarne la morte. Convinto che la seconda soluzione sia quella vera, Poirot dirà alla polizia che il colpevole è uno sconosciuto poi scomparso, perché la giustizia è stata finalmente fatta e quelle persone si sono sostituite al giudice e al boia.
Dieci piccoli indiani (1939)
Questo romanzo, pubblicato in Italia nel 1946 nella collana Il Giallo Mondadori, è stato scritto secondo la tecnica della “camera chiusa”: i delitti avvengono in un ambito circoscritto; l’assassino insospettabile è per forza uno dei personaggi; il colpo di scena principale consiste nel fatto che muoiano tutti i protagonisti. Una caratteristica importante è l’assenza di un detective, che di solito è una figura salvifica, un deus ex machina che ripristina la giustizia smascherando il colpevole. Questo particolare fa emergere con maggiore forza il rapporto tra il male e il bene, la falsità e la colpevolezza dei personaggi, l’implacabile volontà del giustiziere che toglie loro la vita, per cui il succedersi degli avvenimenti sembra guidato da una misteriosa entità che determina tutta la catena di delitti. La storia è ambientata nella Soldier Island, dove sorge una villa di proprietà di un certo U. N. Owen, le cui iniziali del nome, lette di seguito, richiamano la parola inglese unknown (“sconosciuto”). Da questo fantomatico personaggio è giunto l’invito alle seguenti persone: Lawrence John Wargrave, un giudice in pensione sospettato di aver ingiustamente condannato a morte un imputato; Vera Elizabeth Claythorne, una giovane insegnante di ginnastica che ha dovuto lasciare il lavoro di governante dopo la morte del bambino a lei affidato; Philip Lombard, un ex capitano ed esploratore dal passato turbolento, accusato di aver lasciato morire di fame ventuno indigeni di una tribù africana; Emily Caroline Brent, un’anziana signorina puritana e bigotta sempre restia a mostrare compassione verso gli altri, sospettata di aver provocato il suicidio della sua governante licenziata perché incinta seppur nubile; John Gordon Macarthur, un ex generale che ha lasciato l’esercito a causa delle voci di una vendetta consumata nei confronti di un giovane ufficiale ritenuto l’amante della moglie e mandato a morire in una missione suicida; Edward George Armstrong, un medico chirurgo accusato di aver provocato la morte di una ricca nobildonna per aver sbagliato una operazione di peritonite, perché ubriaco; Anthony James Marston, un avvenente e scapestrato rampollo di una ricca famiglia con la passione per le automobili e l’alta velocità, responsabile della morte di due fratellini investiti dalla sua auto; William Henry Blore, un rozzo ex agente di polizia diventato un investigatore privato e invitato sull’isola per proteggere i gioielli della signora Owen, il quale per avere una promozione aveva fatto condannare all’ergastolo, con la sua falsa testimonianza, un imputato poi morto in carcere. Sono inoltre presenti (assunti dal padrone di casa) il maggiordomo Thomas Rogers e sua moglie Ethel,che svolge le funzioni di cuoca e cameriera; sono gli eredi di una parte del patrimonio della ricca, anziana e malata Jennifer Brady, la loro padrona morta in modo sospetto. Gli invitati, che non si conoscono tra loro, scoprono che Owen e consorte non sono presenti e che nessuno di loro li ha mai conosciuti. In ogni camera loro assegnata, gli ospiti trovano appesa al muro una filastrocca popolare che racconta la storia di dieci soldati che muoiono uno dopo l’altro, uccisi in modi differenti. Nel centrotavola della sala da pranzo vi sono le statuine dei dieci soldati, che spariscono dopo ogni morte. La prima sera una voce proveniente da un grammofono incolpa tutti, inclusi i due domestici, di aver commesso un omicidio, citando date e nomi delle vittime. Sconvolti da queste accuse, tutti si dichiarano innocenti, tranne Lombard che ammette di avere causato l’uccisione di ventuno africani. Uno dopo l’altro gli invitati sono assassinati con il veleno o con una morte violenta fino a quando sull’isola non rimane più nessuno. I detective Maine e Thomas Legge analizzano il mistero di queste morti senza trovare una soluzione, per cui l’enigma rimane irrisolto. Si ritrovata in mare una lettera chiusa in una bottiglia e indirizzata alla polizia; è stata scritta dal giudice Wargrave e contiene la confessione di essere lui l’autore di tutti i delitti e di avere scelto le vittime tra le persone che hanno commesso un omicidio e sono riuscite a sfuggire alla legge per mancanza di prove, ma che avrebbero meritato la pena di morte. Egli stesso, pur avendo un grande senso della giustizia, era sempre più ossessionato da un irrefrenabile impulso ad uccidere, per cui ha pianificato questi delitti dopo avere trovato nove assassini sfuggiti alla legge. Dopo aver saputo di essere un malato terminale, ha deciso di attuare un suo piano come giustiziere per poi suicidarsi, dopo avere compiuto il delitto perfetto e dopo aver sottolineato di essere l’unico ad essere innocente, per cui i nove omicidi sono stati un atto di giustizia destinato a persone realmente colpevoli.







