“Tornare al Cairo” di Denise Pardo


di Flavia Orsati

3 Apr 2026 - Libri

Recensione dell’ultimo romanzo di Denise Pardo “Tornare al Cairo” (Neri Pozza editore)

La città si era impadronita come un’amante
pretenziosa di tutto lo spazio che lei aveva a
disposizione per amare qualcosa e qualcuno, era
il posto dove voleva vivere per sempre,
non sarebbe mai più tornata a Londra.
Tornare al Cairo,
Denise Pardo

Tornare al Cairo è l’ultimo romanzo della giornalista Denise Pardo (Il Cairo, 1954), edito da Neri Pozza nel 2025.

Dopo La casa sul Nilo (https://www.musiculturaonline.it/la-casa-sul-nilo-di-denise-pardo/), il successivo romanzo riprende le fila delle vicende che interessano la vita di Kate, ragazza inglese di buona famiglia, curiosa, volitiva, piena di vita, e Hafez, uomo egiziano, proveniente anche lui da una famiglia agiata, focoso, ambizioso, non abituato ad essere contraddetto. In mezzo, tra loro due, l’Egitto, o meglio, Il Cairo.

Cairo, anni Quaranta/Cinquanta. Kate Lambert è figlia di un diplomatico inglese, costretta a trasferirsi in Egitto per il lavoro del padre. La stessa città, già magistralmente descritta ne La casa sul Nilo, torna anche in questa storia, irrompendo a gamba tesa nelle vite di chi si trova a viverla, con la funzione di co-protagonista. Il Cairo, infatti, anche stavolta si rivela tutt’altro che mera quinta teatrale: il suo sole, la sua multiculturalità e il suo vitalismo fanno da contraltare alla povertà, al buio, agli intrighi di potere e alla voglia di riscatto sociale, che cambieranno per sempre il modo di vivere di chi quel mondo aveva avuto la fortuna di esperirlo.

Anche se la trama principale riguarda la – tormentata – storia d’amore tra Kate e Hafez, a partire da questa storia se ne snodano altre, parallele, spesso al femminile, tra cui quella di Fanny, madre dell’autrice, nata per davvero al Cairo ma costretta a lasciarlo in tenerissima età, di Mireille o della veggente Sarah. Lo stile di scrittura di Denise Pardo, accattivante e colorato, ben rende la magia di una Terra che nasconde un lato oscuro, e le mille sfaccettature di un amore totale e totalizzante. Un Cairo a colori che, nella memoria di Kate, si contrappone a una grigia Londra in bianco e nero, facendole sembrare di vivere un sogno, in un mondo dove qualsiasi cosa sembra possibile. Il romanzo vede la figura della protagonista in formazione e in divenire, la cui destrezza e intuitività vengono forgiate dalla città e dai suoi ambienti in pochissimo tempo, tra la sabbia del deserto che irrompe in ogni angolo e le conversazioni in francese, italiano, inglese, arabo, greco.

Denise Pardo

Kate, inoltre, diversamente dai suoi connazionali, cerca di conoscere anche un Cairo diverso, che come tutte le cose complete, tiene insieme tutto, anche gli opposti, in costante scontro dialettico: gli opulenti palazzi dei ricchi egiziani e della comunità internazionale e le case fatiscenti della povera gente, gli sfarzosi ricevimenti nelle ambasciate e la fatica quotidiana del popolo. Hafez, con il suo fascino, la sua enigmaticità e la sua fierezza, unita a tinte più calde e oscure, è emblema del Cairo di cui Kate si innamora. Una storia nata sbagliata, da cui i protagonisti tentano di sfuggire, anche se il destino continua costantemente ad andargli incontro. Un po’ come il Cairo viene incontro, imponente, ai sensi, con i suoi profumi, sapori, suoni, colori sgargianti e il tocco della sabbia.

L’Egitto della fine della monarchia e del colpo di stato di Nasser sembra opporsi al progetto comune di Kate e Hafez, bello ma difficile, intricato dalle moltissime diversità reciproche, quelle diversità che avevano reso l’Egitto della prima metà del Novecento patria di tutti e di nessuno, di tutti coloro che ne avessero carpito l’anima fino ad amarlo, e di nessuno che avesse voluto primeggiare in termini di supremazia culturale sugli altri. Un panorama, insomma, in cui le scelte private si intrecciano con la macrostoria, e ne vengono influenzate.

In questo mondo caleidoscopico, Mireille, amica della protagonista, le rivolge una frase profetica: “Ti capiterà di innamorarti prima o poi, e per donne libere e indipendenti come te è sempre un dramma”. E dramma sarà. Un dramma profondo, intenso e viscerale, che poco concede ai pattern delle canoniche e letterarie storie d’amore. Una passione fatta di passi di danza, di aperture e concessioni a cui seguono frettolose ritirate, per un amore che sfida non solo le convenzioni sociali e di appartenenza, ma che mette in gioco l’identità stessa dei personaggi che si trovano a viverlo, toccando un tema dallo spessore ontologico, su cui molta letteratura si è interrogata nel corso dei secoli: è vero che l’amore, se autentico, può vincere tutto? Qui, la risposta è tutt’altro che scontata, e va al di là delle categorie di affermazione e negazione, perché entrambe le opzioni sembrano essere negate. L’amore tra i due è saldo, ma non basta: una storia, per vivere, specie se osteggiata da accadimenti che travalicano il destino del singolo, presuppone fermezza e solidità interiore, l’essere disposti a scegliersi trovando il modo di non abiurare a sé stessi, armonizzandosi in un tutto più grande. Una simile risoluzione implica, in fondo, interrogarsi sulla propria identità e capire, prima di quanto si ami l’altro, quanto si ami sé stessi, e quanto veramente si è liberi – o si crede di esserlo.

Un’altra co-protagonista che compare è Alessandria, la mitica città del faro e della biblioteca, del Quartetto di Durrell e dei suoi lussi e voluttà; una città dove tutto è possibile, tranne la serenità, dal volto cangiante e proteiforme, con mille maschere, pronta ad adattarsi, riflette Kate, ai sentimenti e alle necessità dei suoi visitatori. Anche Beirut e Londra assumono una propria consistenza negli spostamenti della giovane protagonista, ma ciò che è più difficile da dimenticare, per Kate, è la città cairota, assoluta, con la sua luce famelica, pronta a fagocitare gli abitanti e a lasciare in loro per sempre il seme della nostalgia, se lontani. La storia di una perdita, ma anche della consapevolezza di ciò che resta dei luoghi e delle persone che amiamo e che abbiamo amato. A volte si torna sui propri passi, inseguendo chi ci ha inseguiti, ma a volte è troppo tardi. Il profumo di gelsomino a Kate ricorderà per sempre Hafez. Ma a Londra il profumo di gelsomino non c’è.

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