“La casa sul Nilo” di Denise Pardo
a cura di Flavia Orsati
16 Set 2025 - Letteratura, Libri
Pubblichiamo la recensione del romanzo “La casa sul Nilo” della giornalista Denise Pardo.
Faceva caldo a Roma il 16 settembre,
noi sentivamo freddo.
Denise Pardo – La casa sul Nilo
La casa sul Nilo è il primo romanzo della giornalista Denise Pardo, pubblicato nel 2022 per i tipi di Neri Pozza.
L’ambientazione è facilmente individuabile già dal titolo, e dà la cifra di quanto l’Egitto, e nella fattispecie Il Cairo, sia fondamentale nella storia – autobiografica – che vi è narrata. Non siamo nella mitica Terra dei Faraoni durante la costruzione delle piramidi, millenni fa, ma in una città cosmopolita, poliglotta, culturalmente ricca e attiva, piena di colori e odori quale è stata Il Cairo nello scorso secolo.
I protagonisti sono i membri di una famiglia ebraica, le cui vicende esistenziali si snodano e si intrecciano con quelle politiche e sociali dell’Egitto della prima metà del Novecento, tanto ingombrante e totalizzante da divenire il vero protagonista della vicenda.
La narratrice è la Pardo stessa che, raccontando la sua infanzia al Cairo negli anni Cinquanta, risale anche a momenti precedenti della sua nascita, seguendo lo sviluppo delle vite dei suoi genitori. L’atmosfera che si respira è sospesa: il lettore percepisce chiaramente di star partecipando a un tempo perduto, fatto di sorrisi, feste, contraddizioni e diversità, tutto coesistente, e che difficilmente ritornerà, specchio di una vicenda collettiva che ha interessato le vite di molti: “Si poteva vivere al Cairo in pieno centro, comprare gelsomini dai bambini con i sorrisi macchiati di mosche, acquistare i coni di pistacchi caldi dai venditori ambulanti, fare la spesa al gran mercato Khan El Khalili, secondo la mamma il più prodigioso esame per la resistenza di udito e olfatto, sedersi nei caffè nel vapore dei narghilè e non aver bisogno di conoscere una sola parola d’arabo”.
L’Egitto, infatti, fino alla seconda metà del secolo scorso, rispecchiava tutto questo, senza distinzioni tra appartenenze di alcun tipo, tanto meno linguistiche o religiose. Un sogno, da cui ci si sveglia nel momento in cui la famiglia dell’autrice, come del resto molte altre, si vede costretta a lasciare la sua casa sul Nilo, per riparare in Italia, a Roma. Sono gli anni di Nasser, la cui ascesa al potere rappresenta un cambio epocale nella vita di molti. Dall’autunno del 1956, infatti, la guerra di Suez segna la fine della libertà per ebrei e stranieri in generale, che verranno costretti ad un rimpatrio forzoso, dopo aver perso i loro beni e la possibilità di circolare liberamente, avvolti da un sentimento di silenzio e paura.
Dalle pagine, emerge il duplice scopo del romanzo: sicuramente una volontà autobiografica e memorialistica di narrare e narrarsi, di farsi testimone di qualcosa di straordinario; ma il romanzo verrebbe svilito se non si considerasse il suo vero obiettivo, probabilmente principale: dimostrare come sia esistito un tempo, da qualche parte, e un luogo in cui l’integrazione era possibile, in cui la “tolleranza” era considerata svilente, in nome di una totale accettazione dell’altro e di una multiculturalità naturale. Una “magica alchimia”, la chiama la scrittrice, intuendo però che non sarebbe potuta durare.
Va da sé che, quindi, che il passaggio dal Cairo, multiculturale “giallo”, a Roma, “bianca” città provinciale, sia foriero di traumi, purtroppo non sanabili. A mancare è la luce calda del sud del Mediterraneo: “Le giornate autunnali si accorciavano mentre per noi diventavano più lunghe, le passeggiate finivano prima e la luce cominciava a mancare”. Nulla a che vedere con la malìa del Cairo, cinto dal deserto, e dai monumenti immortali di Giza, Saqqara e Dahshur. Alle spalle si lascia un intero modo di vivere, di cui correlativo oggettivo, nella narrazione, diviene il khamsin, il vento del Sahara, giunto in città nel 1957, a marzo, in anticipo, appena finita la guerra, come mandato dalla Provvidenza, in prossimità dell’equinozio di primavera. Una tempesta di sabbia che tutto invola, appannando quanto si offre alla vista e sfumandolo, privando i contorni di nitidezza, come di nitidezza si andava privando la vita di numerose famiglie. Strascichi che sarebbero rimasti anche nei mesi successivi, quando il vento, “rientrato nelle viscere del deserto”, avrebbe fatto sentire la propria presenza pur nella lontananza, facendo cadere sabbia da qualche angolo dimenticato di alcuni vestiti; ciò accadeva persino nei primi anni a Roma della famiglia Pardo, e “vedendo quei granelli di sabbia gli occhi bruciavano per la nostalgia del tempo in cui il khamsin faceva parte della nostra vita”.
Lo smarrimento esistenziale, perciò, diviene cifra dell’allontanamento da un luogo caleidoscopico e proteiforme, che entra dentro in modo viscerale a chiunque lo abiti o ne faccia esperienza. E chi ha passato almeno un certo periodo di tempo al Cairo, questo lo sa. Ne conosce l’essenza, la vastità, la sua polvere antica, il canto dei muezzin, “la sensazione di essere al centro di un turbine di energia la cui fonte non era controllabile”.
Ricordi che rimangono impressi nel cuore e nella mente di chi li ha vissuti, racconti per chi era troppo piccolo per ricordarli, narrati con uno stile sobrio e toccante, familiare e corale, dalle giuste pennellate di colore. Come accade a Raymonde, sorella minore dell’autrice, che guardando il cielo di Roma chiedeva alla sorella maggiore se si ricordasse la luna sopra le piramidi, e il suo forte scintillare, talmente forte che il padre, alla guida, spegneva i fari dell’auto, non avendone bisogno. Purtroppo, “Raymonde non rammenta quasi nulla della nostra vita in Egitto. Ha cancellato quegli anni eccezionali. Ma la luce della luna al Cairo è l’unico ricordo che non è riuscita a eliminare”.
DENISE PARDO
Denise Pardo (Il Cairo, 24 settembre 1954) è una giornalista e scrittrice italiana, cresciuta a Roma, è inviata e rubrichista del settimanale L’Espresso. Dopo aver collaborato a varie testate, nell’aprile del 1987 è assunta come praticante a L’Espresso dove prima si occupa di cronaca e di costume, poi di attualità, informazione e politica. Nel 1993 dopo l’omonima inchiesta pubblicata sul settimanale, scrive il libro “Razza cafona” edito da Tullio Pironti. Nel maggio del 2009 pubblica “La piovra Rai” edito da Bompiani. Nel 2001 firma la rubrica “Mass media” che tratta di informazione, comunicazione ed editoria; appuntamento fisso della rubrica le “Affettuosità giornalistiche” che segnalano gli scambi di cortesie della categoria. Nel dicembre 2006 lascia L’Espresso e passa a Panorama diretto da Pietro Calabrese come inviata e rubrichista di “Lobby continua”. Nel febbraio 2008 torna a L’Espresso. Nel 2005 viene insignita del premio giornalistico il “Premiolino”. Nel 2011 vince il Premio Satira Politica Forte dei Marmi per il giornalismo. Dal febbraio 2011 firma la rubrica “Pantheon”. Nel 2022 pubblica il romanzo “La casa sul Nilo”, in cui racconta la sua infanzia al Cairo fino alla presa del potere di Nasser e la fuga in Italia nel 1961.


