Tiezzi e Lombardi per “Non si sa come” di Pirandello


di Alberto Pellegrino

26 Feb 2014 - Commenti teatro

Una scena - MusiculturaonlineRecanati (MC) 21 febbraio 2014 – Non si sa come è l’ultimo dramma scritto da Luigi Pirandello nel 1934 e rappresentato nel 1935 nel Teatro Argentina di Roma per l’interpretazione di Ruggero Ruggeri. L’autore trae l’argomento da tre precedenti novelle intitolate Nel gorgo (1913), La realtà del sogno (1914) e Cinci (1932). Nell’anno in cui è insignito del Premio Nobel per la Letteratura, egli scrive questo dramma che affronta il tema del rapporto tra coscienza e realtà quotidiana, tra i dettati della ragione e gli impulsi dell’istinto, seguendo il quale si compiono azioni senza saperne il perché, senza avere gli strumenti per giudicarle e pertanto relegate nel mondo dell’irrealtà.
Grande merito è quello della Compagnia Lombardi-Tiezzi di avere riproposto questo testo, andato in scena il 21 febbraio nel Teatro Persiani di Recanati (unica rappresentazione per le Marche). Lombardi e Tiezzi hanno provveduto all’adattamento del dramma che è stato reso più agile e stringente, mettendo in scena uno spettacolo che rappresenta la seconda tappa della trilogia sull’amore malato iniziata nella precedente stagione di prosa con l’allestimento di Un amore di Swann di Marcel Proust e che sarà completata con l’adattamento scenico del romanzo Il ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler. Proust ha la capacità di descrivere i sentimenti amorosi collocandoli all’interno di un mondo di cui è innamorato, anche se non perdona ad esso quei limiti e quei difetti che lo rendono “ammalato”. A sua volta Schnitzler affronta il problema dell’amore in modo più crudo e spietato, rispetto a Pirandello, perché mette in mostra il drammatico tramonto di un grande seduttore che a 53 anni vede declinare il proprio fascino e si accorge di non accendere più il desiderio nelle donne che avvicina. “Nessun personaggio della Recherche – dice Lombardi –  aristocratico, borghese o popolare, dà l’idea di vivere in un mondo da operetta come questi di Non si sa come. Per prendere le distanze, Pirandello ricorre sempre alla follia: le sue figure sono una lugubre schiera di folli, umiliati, malati, disperati, che pagano una colpa. E infatti il suo successo di pubblico è ambiguo, perché lo spettatore può riconoscersi nel critico feroce della borghesia morente come nel borghese morente. Noi proveremo a essere più spietati con questi personaggi che sono il peggio dell’Italia. Non meritano compassione: sembra che abbiano solo problemi di sesso e di panni sporchi da lavare in casa”.
La regia di Tiezzi sceglie la strada della vacuità e del tradimento che si nascondono dietro laTiezzi - Musiculturaonline facciata perbenista di una coppia aristocratica e di una coppia borghese, che passano le vacanze in due belle ville della campagna umbra e frequentano, insieme al marchese Nicola Respi, il “Circolo della Racchetta”, una centrale di pettegolezzi e di relazioni extraconiugali. I quattro personaggi sono stati trasformati  in un quartetto d’archi amatoriale, che nasconde le proprie inconfessabili passioni suonando La morte e la fanciulla di Schubert. A differenza di Proust, per il quale l’amore è un luogo di rielaborazione del dolore attraverso il ricordo, in Pirandello ritorna il tema della scissione tra corpo e pensiero, dell’ossessione del corpo che ha una sua vita segreta, la quale sfugge a ogni controllo della mente e per questo l’amore è una tortura che sta alla base del rapporto uomo-donna. Secondo il grande commediografo non si sa come si possano compiere certe azioni che per la loro natura non possono essere giudicate, ma vanno nascoste come inconsulte pulsioni interiori da avvolgere nella incontrollabile irrealtà di sogni-allucinazioni. Egli procede a una vivisezione dei corpi e delle anime, mette in scena un “gioco al massacro” che il regista ha deciso di raffigurare visivamente attraverso delle gigantesche maschere che, in alcuni momenti, indossano i quattro protagonisti e non a caso ha scelto la testa del coccodrillo, un animale assassino che ama dilaniare le proprie vittime, deputandolo a simboleggiare i mostri che si annidano dietro il perbenismo aristocratico-borghese, pronti a strisciare fuori quando la realtà deborda oltre i confini del sogno.
Il conte Romeo Daddi è un rispettabile dandy post-dannunziano, molto innamorato della moglie Bice, la cui specchiata onestà è stata invano minacciata dal marchese Nicola Respi che l’ha sottoposta senza successo a una corte molto serrata, diventando oggetto di scherno da parte di tutto il gruppo di amici. L’altro sentimento profondo nutrito da Daddi è l’amicizia fraterna per Giorgio Vanzi che conosce fin dall’infanzia. Eppure al conte è accaduto di tradire quest’amicizia con un fugace rapporto sessuale avuto con Ginevra, amica di famiglia e moglie di Vanzi. Non si è trattato di un sentimento amoroso, ma di una improvvisa vampata di passione che ha travolto entrambi, un atto che trova una giustificazione nel momentaneo prevalere degli istinti sulla ragione, ma che non ha lasciato alcuni traccia visibile nell’uomo e nella donna, che infatti non provano alcuna colpa per questo fugace adulterio e continuano a proclamarsi innamorati dei loro rispettivi coniugi. All’improvviso il conte Daddi ha un inaspettato risveglio della coscienza che lo porta a comportarsi come un pazzo; all’improvviso egli avverte la gravità di un simile atto che può lasciare un segno nella propria e altrui esistenza, anche se è consapevole di non essere stato lui a decidere con piena volontà questo adulterio. Daddi scopre però che esistono dentro di noi due io nemici uno dell’altro, per cui cade preda della irrefrenabile voglia di dire la verità, di aprire il “vaso di Pandora” della propria coscienza per farne venir fuori tutto il marcio che vi si nasconde, mettendo da parte le regole sociali e le buone maniere. “Stordimento”, “incoscienza del corpo”, “delitti innocenti” diventano le espressioni-chiave che ritornano ossessivamente nel testo. Improvvisamente la parte animale dell’uomo pretende di riemergere dal profondo della coscienza ed esige un’assunzione di responsabilità. Prima Daddi confessa un delitto che ha nascosto a se stesso e agli altri, compiuto quando era ancora un adolescente, avendo ucciso un ragazzo con un colpo di pietra dopo un litigio scoppiato per futili motivi. Successivamente non resiste al bisogno di confessare il suo adulterio alla moglie che ha ormai dei fondati sospetti dopo un violento colloquio con Ginevra. Daddi cerca in un primo momento di rimediare a questa situazione, accusando il marchese Respi di avere sedotto la moglie, poi facendo circolare l’idea di un possibile adulterio tra Bice e il suo amico Giorgio. Quando quest’ultimo comincia a sospettare il tradimento compito alle sue spalle, Dabbi cerca rifugio nel sostenere che tutto è accaduto nel sogno, per cui nessuno è colpevole dato che non si possono colpevolizzare i sogni. Purtroppo non è dello stesso parere Giorgio che elimina il suo amico-nemico con un colpo di pistola.
Un momento dello spettacolo - MusiculturaonlinePer Pirandello risultano “ripugnanti le morbose teorie” di Freud, eppure queste finiscono per emergere abbastanza chiaramente in questo testo e giustamente se ne accorge Federico Tiezzi, che ha diviso lo spettacolo in un primo tempo; nel quale il protagonista confessa il suo delitto giovanile; segue un secondo tempo dove si mette in moto la macchina della vivisezione che fa emergere emozioni, passioni e sensi di colpa rimossi, per cui una normale seduta musicale tra amici si trasforma in una spietata analisi di gruppo. “Con il corpo – dice Tiezzi – entra in campo il sesso: trasgressione panica, in cui i due amanti si amano in un vuoto della ragione, in un intervallo delle convenzioni sociali: Pirandello sembra ossessionato dalla scissione corpo-pensiero. Il corpo ha una sua vita segreta che sfugge a ogni controllo”.
Tutto questo spettacolo estremamente raffinato vuole mettere in evidenza il perbenismo e il bigottismo dei “partigiani” dell’ordine, che viene inaspettatamente messo in discussione da una improvvisa ventata di follia, la quale assume una piacevole leggerezza salottiera che si riflette nella decadente eleganza delle scene, nella bellezza dei costumi soprattutto femminili, nelle suggestive luci tutte giocate sui toni del rosso, del viola e del blu. La stessa recitazione risulta efficacemente divisa tra il distaccato sarcasmo di Daddi (che sfoggia due arricciati baffi alla Dalì) e le grida, i pianti, le schermaglie e le accuse degli altri personaggi che sfoceranno nel tragico epilogo. Sandro Lombardi, nell’indossare i panni di Romeo Daddi, si rivela come sempre uno straordinario attore capace di sottolineare tutte le sfumature di questo complesso personaggio ed è ben coadiuvato dagli altri interpreti Pia lanciotti (Bice Daddi), Elena Ghiaurov (Ginevra Vanzi), Francesco Colella (Giorgio Vanzi) e Marco Brinzi (Nicola Respi).

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