Straordinario recital di Juan Diego Flórez a Liegi


di Alma Torretta

28 Nov 2021 - Commenti classica

Il tenore peruviano Juan Diego Flórez incanta nel repertorio francese e nei bis con la chitarra al Teatro d’Opera di Liegi. Sul podio il giovane, ottimo, direttore d’orchestra Michele Spotti.

(Ph© J. Berger – Opéra Royal de Wallonie – Liège)

Liegi, si sa, è una terra dalla forte immigrazione, innanzitutto dalla Francia e poi anche dall’Italia. E il suo Teatro d’Opera ha saputo ritagliarsi un posto di primo piano, soprattutto grazie alla direzione d’Italiani, ieri Stefano Mazzonis di Pralafera e oggi Stefano Pace, con tutte le voci migliori a livello mondiale che sono venute qui volentieri a cantare. Questa settimana è tornato Juan Diego Flórez, teatro pienissimo sino al loggione, anche una bandiera peruviana srotolata da un palco, pubblico entusiasta ringraziato infine con una mezz’ora di bis con il tenore alla chitarra a cantare popolari canzoni napoletane e spagnole come se fosse a casa con degli amici, davvero delizioso da ascoltare.

Dopo una prima parte dedicata al Belcanto italiano che lo ha reso celebre, ma alternando arie celeberrime come “Una furtiva lagrima” (tecnicamente perfetta ed intensissima) da L’elisir d’amore di Donizetti ad arie meno conosciute come “Deh! Tu ma’assisti amore” da Il Signor Bruschino di Rossini, ha presentato poi qualche aria di Verdi, anche qui alternando pezzi che tutti conoscono a memoria come l’aria del Duca “Questa o quella per me pari sono” dal Rigoletto ad arie che si ascoltano poco come “Je veux encore entendre ta voix” da Jérusalem, l’adattamento in francese e dei Lombardi alla prima crociata. Se il fiato non è più lungo come una volta, i suoi acuti sono sempre luminosissimi, le sue esibizioni lezioni di stile, classe, tecnica, intelligenza e profondità interpretativa. Se il suo virtuosismo è meno acrobatico di quand’era giovanissimo, non è meno brillante ma è diventato soprattutto ancora più espressivo, tanto che anche in un recital ti sembra di assistere ad una rappresentazione perché fa vivere tutta la scena.

Il lirismo acquisito con gli anni lo rende adesso un interprete ideale del più romantico repertorio francese, con la sua musicalità naturalissima che sembra accarezzare, con la sua capacità di trasmettere emozioni delicate, ma che lentamente arrivano diritte ai cuori. E qui, più che in Verdi, che Flórez ha incantato, come nella languida aria “Vainement, ma bien aimée” dall’opera Le Roi d’Ys di Édouard Lalo, e le più famose “Pourquoi me réveiller” dal Werther di Massenet oppure “Ah, lève-toi soleil” dalla Roméo et Juliette di Gounod. Ma lo stesso si può dire della sua interpretazione di un’aria del primo Puccini che ha chiuso il programma, “Torna ai felici dì” da Le Villi. Come quando canta italiano, anche la sua dizione francese è curatissima.

Michele Spotti

L’intesa del tenore con il direttore l’orchestra, il giovane Michele Spotti, è stata pure esemplare e con palese complicità in tutti i repertori. Ma Spotti – che tra l’altro è stato il vincitore della prima edizione del Concorso Internazionale per direttori d’opera della Royal Opera of Wallonia-Liège nell’agosto 2017 – si è fatto notare anche da solo, sin dalle prime battute, per la saldezza con cui ha guidato l’Orchestra dell’Opera di Liegi in una serie di ouverture, dal Tancredi, Don Pasquale e La forza del Destino, al prélude del terzo atto di Carmen e all’intermezzo di Cavalleria rusticana riuscendo a trovare, ogni volta, i giusti tempi e tanti colori. In particolare la sua interpretazione di Verdi è stata assai apprezzabile, elegantemente misurata, senza mai scadere in eccessi di sottolineature. Recital concluso con un simpaticissimo Juan Diego che ha cantato, strimpellando alla chitarra, canzoni come Core ‘ngrato, Parlami d’amore Mariù o Torna a Surriento ma anche, nella sua lingua madre, tra altre, Cucurrucucu Paloma. Avrebbe potuto fermarsi qui, e l’avremmo preferito, ma Flórez ha voluto infine tornare per un’ultima aria con tutta l’orchestra scegliendo di cantare “Nessun dorma” con la sua voce, bellissima, ma non proprio della tessitura più robusta richiesta, ma l’ha fatto con tanta bravura e passione che è piaciuto a tutti lo stesso a giudicare dagli applausi.

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