Quando Ulisse naviga nella poesia
di Gianluca Macovez
20 Ago 2026 - Dischi
Recensione di ‘Ulisse Al Confine del Tempo’, nuovo CD di Edoardo De Angelis.
Edoardo De Angelis ritorna, dopo qualche anno, sulla scena discografica con un nuovo Cd: Ulisse al confine del tempo.
Un lavoro di grosso spessore, che vede la partecipazione di cantanti e musicisti che sono, crediamo, compagni di viaggio e di sogni.
Il disco si apre con ‘La porta dei sogni’, con la voce preziosa di Anna Cainero.
Il testo è pregno di poesia, che De Angelis rende ancora più suggestiva grazie ad una timbrica calda, che accarezza le frasi, plasma i concetti, aiuta a superare il contingente per tuffarsi in una dimensione interiore intensa a struggente.
Il brano successivo, che vede la collaborazione di Antoine Ruiz, è ‘Come uno scrittore’. Un pezzo che coniuga una struttura musicale accattivante ad un testo importante. Ruiz ha una vocalità esuberante, proiettato verso l’ottava più alta, alla quale De Angelis risponde schiarendo il suono, rendendo così la sua presenza irrinunciabile ma non prevaricante. Un Artista, al servizio del suo brano, in un tempo in cui invece avviene spesso che la scrittura sia subordinata ai vezzi dell’interprete.
‘Il peso della luna’ (ad Alda Merini), è ricca di richiami, pur non rifacendo nessuno e dimostrando una potente identità compositiva. Ci è parso che De Angelis abba reso omaggio alla più grande delle nostre poetesse, richiamando gli amici che per lui parlavano la stessa lingua da Pagani ad Endrigo passando per gli chansonnier francesi. Un brano che parla di poesia e libertà, coinvolgente e struggente, di grande impatto.
‘La tela di Penelope’ è un duetto fra la voce di De Angelis e Luca Carubba. Il primo lavora sulla parola, sul peso di ogni termine, trovando sfumature e pennellate intrise di sensazioni, il secondo spazia con bravura nell’ottava superiore. Ne esce un percorso narrativo e musicale di grande suggestione, che disegna la moglie d’Ulisse al telaio, che ad ogni passaggio cerca di rafforzare la sua fiducia nel ritorno di quell’uomo, che alla fine troverà diverso e sempre inquieto.
‘Ho rubato’ vede la presenza di Alvise Noale, figura emergente interessantissima della nuova canzone d’autore, cui De Angelis pare quasi passare il testimone, con questo brano che racconta come il mestiere dell’Artista sia rubare: sorrisi, emozioni, sensazioni, colori.
Un pezzo di grande bellezza, che meriterebbe vetrine ampie e grandi riscontri. Che temiamo non avrà, perché nel mondo dello spettacolo d’oggi, è solo una nostra sensazione, la qualità della proposta è una delle componenti, certo non la principale, per arrivare ad una ampia popolarità.
La potenza di una casa discografica, la capacità di giocare con il gossip, i rumors, regalano followers e riscontri e passaggi televisivi.
Un sistema da cui De Angelis è scappato coraggiosamente da tempo ed al quale, per nostra fortuna, non si è piegato mai, ritagliandosi uno spazio di coerenza e dalla marcata identità.
‘Baciare la sposa’, vede la partecipazione di Michele Arena. Un brano dalle accattivanti atmosfere country, che racconta il coraggio, quasi l’ostinazione, a credere nel giorno domani.
Reno Brandoni affianca il cantautore romano in un brano potentissimo, che ti strappa il cuore: ‘Un infinito applaudire’ (Gaza City), che narra di Dio ridotto in lacrime dalla morte dei bambini di Gaza. Un testo dolorosissimo, mai scontato, mai banale, eseguito con una intensità assoluta che fanno entrare questa pagina nel novero delle più belle poesie mai scritte su questo delitto atroce ed immondo, ancor più sacrilego perché consumato nella sostanziale indifferenza internazionale.
La notevole personalità di Nicole Coceancig accompagna, con bravura e stupefacente affinità, De Angelia in ‘Il Confine del Tempo’.
Nel loro narrare Ulisse diventiamo noi, il suo girovagare diviene il nostro vivere, la sua voglia di partire è il nostro bisogno di cercarci.
‘Controcanto’, ancora affiancato da Reno Bradoni è un inaspettato saluto, dal testo duro, diretto, che spinge a guardare oltre, a cercare l’Infinito, nel quale trovarsi.
Cinque uomini su una cassa da morto con De Angelis propongono ‘Erano solo uomini’, che unisce alla musica accattivante un testo decisamente drammatico, costruito per situazioni sonore, stanze narrative, in un rincorrersi emozionale di notevole impatto.
‘La porta dei sogni’ è il brano che chiude inaspettatamente con De Angelis che canta, praticamente a cappella, accompagnato dal Coro del Friuli-Venezia Giulia.
Una sorta di ritorno alle immagini iniziali, in un percorrere e ripercorrere, in un eterno cercare, che è anche cercare l’Eterno.
Un brano emozionante, commovente, raffinato, delicatissimo.
Che conferma l’impressione di questo lavoro: da anni non ascoltavamo nulla di così coerente, di tanto interessante, anche per lo spazio dato ai tanti talenti incontrati. In un tempo di egorefenzialità ed egoismo, il coraggio di condividere è già Arte. Ma qui abbiamo una costruzione musicale essenziale, attenta, misurata, dei testi che sono sempre poesia, vera, potente, anche dolorosissima.
Un disco così non può diventare il successo che meriterebbe di essere, proprio perché troppo bello, troppo vero, troppo raffinato.
Un lavoro del genere dimostra che esiste ancora la canzone d’autore di altissimo livello e che non serve rincorrere un ritornello, un gioco di parole, un refrain per essere ascoltati.
Certo si rivolge ad un pubblico speciale, di persone sensibili, attente, che sanno riconoscere la poesia e la bellezza. A coloro che cercano le domande più che le risposte.
Proprio per tutte queste ragioni, auguriamo a tutti di poterlo presto ascoltare.



Una sequenza di brani bellissimi, ognuno caratterizzato da originalità e voci pure e accattivanti.