“Nero” di Emiliano e Matteo Mammucari
di Alberto Pellegrino
Pubblichiamo la recensione di “Nero”, un ciclo a fumetti di Emiliano e Matteo Mammucari. Le Crociate viste dalla parte dei Saraceni. Una grande serie a fumetti della Sergio Bonelli Editore. “Rosa del deserto” di Emiliano e Matteo Mammucari e Francesca Frigo, con i disegni di Romina Moranelli è uscito quest’anno.
Nero è un ciclo a fumetti di genere storico-fantasy ideata da Emiliano e Matteo Mammucari e pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore a partire dal 2021. Inizialmente doveva essere un romanzo grafico di trecento pagine, ma poi è diventata una serie con cadenza quadrimestrale di eleganti volumi cartonati e a colori usciti finora nelle librerie con i seguenti titoli: Così in terra, Oscurato il sole, e spente le stelle, Buchi nell’acqua, Do ombre e di sussurri, La città dei mille giardini, Jihad, Dove abita la notte, La casa dorata. In un primo momento gli autori avevano pensato di raccontare l’immaginario arabo attraverso la figura di un crociato giunto in Terra Santa, ma in seguito hanno scelto come protagonista un guerriero arabo. Il filone narrativo legato alle Crociate è apparso ai due autori abbastanza sfruttato, perché i temi focali erano sempre gli stessi, mentre raccontare quegli avvenimenti attraverso gli occhi di un cavaliere saraceno avrebbe fornito un modo nuovo di raccontare la storia con “opportunità narrative inesplorate” e con una pluralità di punti vista. Il mondo di Nero “viaggia in un doppio binario, quello della Storia, quando c’è possibile raccontarla in maniera precisa, e quello invece della favolistica, della fantasia” con una visione meno sfruttata nell’immaginario letterario legato al Medioevo e alle Crociate.
La collocazione temporale della serie è la seconda Crociata, un periodo storico meno sfruttato per quanto riguarda gli studi sul fronte arabo. Mancano solidi riferimenti nella narrativa e nel cinema riguardo a questi avvenimenti e questo ha spinto i due autori a lunghe ricerche riguardo al vestiario, alla struttura militare, alle differenze tra i popoli che componevano la società del Medio Oriente. Si sono voluti distaccare dal filone occidentale, leggendo le opere di storici e romanzieri arabi anche per fare riferimenti alla contemporaneità attraverso la narrazione del passato. I Mammucari sono rimasti colpiti dalla ricchezza di eventi del periodo storico posto alla base del fumetto e dalla scoperta che in quel conflitto ci fosse anche l’incontro tra popoli e culture diverse. Il taglio visivo prescelto per la serie è un crudo realismo, facendo ricorso a una serie di scelte artistiche e licenze per ragioni connesse alla linea narrativa prescelta e riguardo a vari aspetti della Terra Santa del XII secolo che era molto più rigogliosa di come viene tradizionalmente rappresentata. Il fumetto è stato finora strutturato secondo un ciclo narrativo di otto volumi, ognuno dei quali è caratterizzato da una tematica, un’ambientazione e un cast specifici. Emiliano Mammucari ha affermato che dopo una prima ambientazione in Siria, la storia si sposta a Samarcanda, punto d’incontro di culture diverse, per passare poi in altri luoghi come Baghdad, Gerusalemme e Costantinopoli.
Oltre a un conflitto bellico e agli scontri con creature soprannaturali, i personaggi hanno anche dei “demoni” interiori da affrontare, delle ossessioni che li affliggono e li guidano nel loro agire, avendo sempre Nero come protagonista centrale di questo “Medioevo islamico fantastico”.
Le Crociate sono una pagina di storia ancora oggi fortemente divisiva
Gli autori ritengono che nella società contemporanea vi sia una notevole incapacità di comunicare soprattutto quando la storia entra in collisione con la leggenda attraverso la costruzione di una mitologia che in diversi media assume toni quasi mistici. “Se la Storia con la S maiuscola – dicono Emiliano e Matteo Mammuccari – si racconta attraverso le grande masse e le battaglie campali, gli scontri tra civiltà e fazioni contrapposte, la storia che vi offriamo noi passa invece attraverso gli occhi di un singolo uomo, e nemmeno uno dei più virtuosi e affidabili […] Ci siamo presi qualche piccola libertà nell’affrontare gli eventi attraverso i quali si dipana l’avventura, senza la pretesa di spiegare come andarono veramente le cose. Raccontiamo i fatti per come li sappiamo o per come ci piace pensarli. […] Nero non parla di religione, non parla di guerre e non parla di culture contrapposte. Nero parla di demoni. Quelli che ci portiamo dentro. Quelli con cui ogni giorno combattiamo, che sia per venirci a patti o magari, una volta almeno, sconfiggerli”.
Questo non vuol dire che all’interno della trama non scorra un filo che unisce storia e avventura, cultura e spiritualità, bisogna però tenere conto che nel periodo storico prescelto la matrice religiosa della guerra fa da scenario alle vicende del protagonista, per cui la dimensione umana sua e degli altri personaggi finisce per diventare un importante punto di vista sia per rispettare la storia, sia per rifarsi alla cultura religiosa araba che diventano temi centrali dal primitivo rituale spesso citato da Nero per arrivare alla rilevante presenza di quei djinn, che sono demoni della tradizione spirituale musulmana.
Non deve sfuggire inoltre che la presenza di un demone interiore può estendersi anche ai singoli personaggi incidendo sulla loro quotidianità, rendendoli delle anime tormentate. Questo non vale solo per Nero e per il guerriero cristiano, ma anche l’affascinante Nizarita, la terribile guerriera araba legata a Nero e in parte collegata a una dinamica narrativa che sarà un altro elemento portante della saga.
Il merito principale di questa saga è tuttavia quello di aver dato una maggior rilevanza a una prospettiva diversa da quella solitamente associata alla storia e all’ambiente di questo periodo del mondo arabo. Per caratterizzare correttamente un periodo storico è necessario procedere a un profondo studio degli elementi architettonici e quotidiani dell’epoca, delle armi e dei costumi che risultino coerenti con l’ambientazione storica e antropologica, per cui i Mammucari e i disegnatori della saga, pur concedendosi delle licenze, hanno cercato di valorizzare il contesto storico e di realizzare nelle tavole la violenta bellezza delle battaglie per portare il lettore a sentirsi realmente immerso nell’assolato deserto calcato dai soldati delle Crociate, senza trascurare la colorazione delle varie sequenze, che diventa il tratto essenziale di una nuova concezione del colore visto come un elemento integrande della narrazione.
La documentazione storica e letteraria di questa saga
In questa storia, ambientata nel Medioevo arabo, si fondono esoterismo, mitologia, ricostruzione storica, drammatiche battaglie e coinvolgenti duelli. Nelle storie narrate da noi occidentali si raccontano spesso le stesse cose: Riccardo Cuor di Leone, i templari, le crociate, la conquista di Gerusalemme. In questo caso si è voluta esplorare una storia vista dalla parte degli Arabi attraverso gli occhi di un guerriero mussulmano che vive in prima persona l’invasione della propria terra da parte degli occidentali.
Siamo nella Siria del XII secolo, un paese caratterizzato da un immaginario popolato da demoni come Djinn, Ghoul, Marid e, secondo la tradizione dell’epica arturiana, alcuni cavalieri prendevano il nome da un colore (il Cavaliere Nero, il Cavaliere Verde), in questo ciclo la consuetudine viene attribuita a un cavaliere arabo che assume il nome di Nero, pensato prima come un cavaliere crociato riflessivo e metodico poi come un personaggio impulsivo, insofferente agli ordini e alla disciplina per sviluppare la vicenda da un punto di vista totalmente nuovo in modo da poter guardare le Crociate con gli occhi di chi viene invaso e quindi portare il lettore occidentale dall’altra parte della barricata senza tuttavia fare un fumetto sulle Crociate in senso stretto, ma cercando di adattare il fumetto a esigenze nuove e collegarlo ad altri media, mantenendo il cuore pulsante dell’avventura inserita in un ciclo narrativo caratterizzato da guerre, fanatismo, ostilità culturali, demoni che non si svolge solo in Siria ma in altri luoghi meravigliosi dell’Oriente visti come un crocevia di culture indiane, arabe, persiane costituito da mitiche città come Damasco, Bagdad, Gerusalemme e Costantinopoli. È stato necessario capire l’abbigliamento e la struttura militare degli arabi, che non costituivano un fronte unico, ma erano una società eterogenea formata da Sciiti, Sunniti, i Turchi, Curdi ed Ebrei. Gli autori si sono pertanto documentati sulle opere di storici e romanzieri arabi, tenendo sullo sfondo le suggestioni arrivate dall’Orlando Furioso e dal Cavaliere inesistente di Calvino, senza dimenticare le drammatiche notizie che nel presente provengono da Aleppo, Damasco, Tiro, Mosul, Beirut, Gaza e Cisgiordania.
La personalità di Nero e degli altri personaggi principali
Nero è un indisciplinato guerriero che milita nelle forze musulmane durante la seconda Crociata, noto per il suo ardore sul campo di battaglia e per la sua attitudine a non rispettare l’autorità, perché è mosso da una profonda rabbia interiore che lo porta ad essere insofferente per ogni forma di disciplina. Da bambino è stato al centro di un rito effettuato all’interno della “Grotta di sangue”, da cui si è incredibilmente salvato, ma lo ha segnato nella carne e nello spirito come dimostra il simbolo esoterico che porta inciso sulla fronte. Nero (“Aswad” in arabo) non è il suo vero nome: poiché nell’ambito della magia araba sapere il nome di qualcuno dà potere sopra di lui e ha deciso di nascondere come veramente si chiama.
Nero si muove sul campo di battaglia con la foga di chi vuole sempre dimostrare qualcosa; è sempre alla ricerca di risposte di un passato connesso al misticismo del suo popolo, legato a un mistero che ritorna alla luce quando è catturato da un guerriero cristiano intenzionato a scoprire il vero significato di questo evento. Il rapporto che nasce tra il mussulmano e il cristiano diventa un punto di contatto tra due culture profondamente diverse, che sono avversarie in uno dei più sanguinosi conflitti della storia. Nonostante l’ostilità tra i due sia evidenziata fin dall’inizio della storia, nel fare una lettura più attenta si scopre che i due uomini sono più simili di quanto possa sembrare nonostante appartengano a mondi contrapposti. Entrambi sono segnati nel corpo e nella mente; entrambi sono legati a quella misteriosa grotta nella quale è avvenuto un rituale legato alla visione sanguinaria della religione, che ha segnato per sempre la personalità di Nero e costituisce l’elemento emotivo dell’intera saga.
Vi sono poi gli altri personaggi che assumono nella storia un peso rilevante. Eleuterio è un giovane e misterioso Franco (nato in Puglia) che è stato un frate e si è finto crociato per incontrare Nero una volta saputo della sua esistenza, della sua famiglia e del legame con la “Grotta di sangue”; una grande piaga gli attraversa il braccio destro fino al petto e la ricerca di una cura è il motivo del suo viaggio in Terra Santa. Nizarita è una bellissima e coraggiosa guerriera musulmana che milita tra le forze del Qādī di Tell Bashir, che ha avuto un drammatico passato (ha fatto parte della Setta degli Assassini) con Nero, verso il quale prova un misto di astio e di attrazione. Il Qādī è lo zio di Nero e signore della fortezza di Tell Bashir che, venuto a conoscenza degli scritti e del sapere di Eleuterio, ha deciso di liberare alcune forze demoniache per utilizzarle a suo vantaggio, ma esse sono diventate delle forze incontrollabili. Renaud è lo sceriffo crociato di Tiro, che salva la Nizarita da un gruppo di ghoul e il gruppo di Nero, al quale chiede di fare fronte comune contro la minaccia soprannaturale dei djinn. Shirkuh è l’eccentrico e spregiudicato signore della città di Damasco. Melchisedech è un mercante di Tiro che commercia prodotti di diversa ella natura, che ha fornito al giovane Eleuterio gli scritti relativi alla “Grotta di sangue” e che possiede un libro che tratta dei djinn e di riti ad essi legati. Roxane è la proprietaria della “Casa Dorata” di Samarcanda ed è una vecchia amante di Melchisedech, mentre Lilac è una delle ragazze di Roxane, è invaghita di Nero ed è appassionata di antiche leggende. Saošyant è un ricco benefattore e una guida illuminata degli zoroastriani di Samarcanda in lotta contro la dominazione turca della città.
I contenuti di questa epopea storico-fantastica
Siamo in Siria, Anno dell’Egira 551 al tempo della seconda Crociata e sul campo di battaglia incontriamo Nero, un guerriero arabo e nipote del Qādī di Tell Bashir, un uomo in cui arde una furia battagliera che lo rende testardo e inviso agli stessi compagni, i quali non apprezzano il suo carattere, né la sua prepotenza. Il cavaliere non conosce la parola “resa”, per cui finisce nelle mani del nemico, ma in suo soccorso arriva un cavaliere crociato, che uccide il suo carnefice con un colpo di balestra e lo fa prigioniero. Si chiama Eleuterio e sembra sapere troppe cose su Nero e il suo passato, a partire da quel rituale al quale ha partecipato da ragazzo e che è finito nel dolore e nella dannazione. Lo straniero vuole essere condotto proprio in quella maledetta “Grotta del sangue” per scopi ancora sconosciuti, quando Nero è salvato dagli uomini di suo zio, guidati dalla fiera e affascinante Nizarita, un’assassina implacabile. Da quel momento prende l’avvio una serie di eventi terribili collegati a quell’anfratto infernale, che metteranno a dura prova fede e sentimenti, alleanze e relazioni, sino ad un finale dove il Bene e il Male si affronteranno senza requie.
Uno dei protagonisti diventa un Djinn che “non è un angelo della luce, ma una creatura indecifrabile, che può sollevarti al cielo o precipitarti negli abissi della follia”. A quel punto, quando la polvere delle battaglie si è posata, diventa chiaro quale orizzonte seguire, perché la guerra non è tutto e vi sono altri fattori che incidono sulla vita umana. Djinn e un’apocalisse sono facili da immaginare, ma richiedono un grande impegno, uno “sforzo” utilizzato per difendere e profondere le tue idee, per vedere davvero quanto sia robusta e potente la fede in esse, anche se Nero rimane un fumetto d’avventura per il ritmo, la cadenza e i personaggi. Questo tuttavia non deve escludere che la narrazione debba avere dalle precise connotazioni storiche, che debba escludere la convinzione di uomini in guerra che non siano solo “carne da macello”, ma siano attraversati da dubbi, si pongano delle domande, abbiano degli ideali, anche se questo fumetto vuole essere principalmente una storia capace d’intrattenere e di appassionare, dove si parla di demoni che creano paure, ansie e lati nascosti dell’anima che ognuno di noi si porta appresso conciliando la storia e la realtà senza fuggirla o rinnegarla totalmente. Non è un caso che la sceneggiatura si concentri sui caratteri dei personaggi oltre che sulla trama in sé, senza disdegnare spettacolari “colpi di scena” che esaltano le azioni più scatenate, incisive e congeniali, collocate su un palcoscenico visivo caratterizzato da suggestioni sentimentali, notti stellate, sangue e teste mozzate, demoni infernali o interiori, sguardi in grado di trafiggere come lame che uccidono, sabbia e calore, mercati e mercanti, mendicanti e “Case Dorate” del piacere.
Le origini di Nazarita, la Rosa del deserto
Nel febbraio 2026 la Sergio Bonelli Editore ha pubblicato Rosa del deserto su soggetto e sceneggiatura di Emiliano e Matteo Mammucari e Francesca Frigo, con i disegni di Romina Moranelli.
Tra le sabbie e il vento del deserto siriaco è nata una rosa che ancora non conosce il proprio destino. Si tratta di una bambina indifesa alla quale sono stati barbaramente uccisi i genitori da parte di alcuni guerrieri della Setta degli Assassini a caccia di prigioniere per farne delle serve e, per le più belle, delle riproduttrici di figli. La Nazarita, che nella serie appare come una letale guerriera musulmana e un ex membro della Setta degli Assassini, è un personaggio avvolto nel mistero, che guida gruppi di armati, abbatte nemici, pietrifica il cuore di un uomo solo con uno sguardo. Per questo gli autori hanno voluto indagare le sue origini, in modo che i lettori possano scoprire che cosa si cela dietro questa maschera di crudeltà. “Si narra di rose che riescono a sbocciare persino nel deserto – scrivono gli autori – Le sue radici affondano in un’altra storia […] I pugnali tra le dita, gli occhi sibilanti e un credo incrollabile a tenerle salde le gambe. […] Come fare per conoscere meglio suo nome? Restava come unica traccia, l’aggettivo con cui veniva chiamata. Ci spingemmo in mezzo ai seguaci di Nizar, membri di un’organizzazione feroce, addestrata all’infiltrazione e all’omicidio pianificato, consegnata alla Storia come Setta degli Assassini, “dediti all’hashish”, un termine dispregiativo con cui si tentava di spiegare la serafica rassegnazione con cui, a missione compiuta, lasciavano che la folla inferocita li trucidasse. Improbabile che agissero sotto effetto di droghe, però; ad Alamut, la loro inespugnabile fortezza era proibita qualsiasi sostanza inebriante, persino la musica. Quel luogo di sangue e silenzio era ideale per cesellare la rigida compostezza della nostra Ragazza, perfetto per vederla crescere e diventare finalmente parte di una famiglia. Avremmo scoperto soltanto dopo che la famiglia può essere la coperta che ti protegge, sì, ma anche il velo che ti soffoca”. Prima di emanciparsi e conquistare il proprio spazio da combattente in un mondo prettamente maschile, lei è stata una bambina che, come una rosa, ha cercato di fiorire nel deserto, immersa in un mondo di adulti dominato dalla violenza, dal quale dovrà faticosamente uscire per ribaltare il proprio destino. È costretta a percorre un sentiero tutto in salita: è una piccola orfana che cresce in un villaggio di contadini, dove il padre le insegna le regole del pascolo e dell’uccisione degli agnelli, mentre la madre la introduce nell’arte della tessitura. Poi l’assalto della Setta degli Assassini che uccidono tutti gli abitanti meno le giovani donne destinate nella loro fortezza a fare le serve, oppure a diventare riproduttrici di figli. Sottoposta a una rigida disciplina da uno dei capi chiamato Legno, è una ribelle che sa istintivamente usare le lame micidiali di un pugnale e, quando viene chiusa in una prigione da Legno che vuole violentarla, lei lo uccide. Invece di condannarla alla lapidazione, viene presa sotto la sua protezione dal capo degli Assassini che ha intuito le sue qualità, la porta in uno splendido giardino per individuare un fiore da cui prendere il propri nome e lei sceglie la rosa. Quando il capo obietta che si tratta di fiori delicati, lei risponde “No, sono tenaci, hanno delle spine bellissime”. Allora il capo le chiede se ha provato paura, sollievo o piacere quando ha ucciso Legno e ottiene come risposta: “Nulla. Assolutamente nulla…proprio come un vero assassino”.








