“La notte delle paure” a Leofara


di Flavia Orsati

3 Ago 2023 - Commenti teatro

Leofara (TE) ha ospitato la XXVª edizione de “La notte delle paure-Teatro nei parchi”. Il tema del 2023 è stato “la fiaba”. Abbiamo assistito ad Hansel e Gretel, su regia di Claudio di Scanno.

Il mondo archetipico è «eterno», cioè al di fuori del tempo, ed è dovunque, poiché nelle condizioni psichiche, cioè archetipiche, non esiste alcuno spazio.
Ove s'impone un archetipo, possiamo tener conto dei fenomeni sincronistici, cioè di corrispondenze acausali, di fatti ordinantisi parallelamente al tempo.
C.G. Jung
Spettacolo “Hansel e Gretel”

Leofara è un piccolissimo paese che si estende nel territorio teramano dei Monti della Laga. Quest’anno, da giovedì 27 luglio a domenica 30 luglio, la casa del Cai del Leofara, non lontana dal borgo, ha ospitato la XXVª edizione di un peculiare festival nato nel 1995: La notte delle paure – Teatro nei parchi. Tra uno spettacolo teatrale itinerante – e notturno – in natura e tanti eventi collaterali pomeridiani, da laboratori per bambini a presentazioni di libri (tra cui Io resto qui e Pensieri di Domenico Cornacchia, che abbiamo già recensito https://www.musiculturaonline.it/pensieri-di-terra-di-vita-damore-di-domenico-cornacchia/) anche questa edizione ha riscosso un grande successo di pubblico, specie nelle giornate di sabato e domenica.

Presentazione libro di Domenico Cornacchia

Il tema scelto per quest’anno si collega a qualcosa di profondo: la fiaba. In particolare, la fiaba di Hansel e Gretel, su regia di Claudio di Scanno. Nell’immaginario comune, le fiabe sono soltanto racconti per bambini, ma non c’è niente di più errato di questa concezione: le fiabe – quelle vere – non sono altro che la materializzazione scritta ed ontologica di una parte profonda dell’uomo, la parte inconscia ed archetipica, e riflettono le sue gioie, le sue paure, le sue angosce, i suoi desideri.

“La fiaba è la metafora della storia e della vita della psiche: narra le vicende, le peripezie, i tormenti, i dolori attraverso i quali essa giunge infine alla sua piena maturazione, nutrendosi della forza degli archetipi che finiscono con fortificarla, riportandola a vita autentica e al più aderente livello di consapevolezza della realtà. In Hansel e Gretel ritroviamo la condizione di miseria, la fame, la sofferenza che genera l’abbandono, al cospetto del quale il bambino è costretto ad affrontare le insidie dell’esistenza, ad essere vittima delle scelleratezze della storia, della guerra. L’azione si basa sulla fame, sulla mancanza di un tetto, sulla paura, il dolore e la morte”, scrive il regista stesso a proposito dell’azione creatrice e mitopoietica delle fiabe, proseguendo nel commento delle scelte sceniche: “L’evento scenico sarà un montaggio ritmico e poetico di immagini generate dalla sensibilità e dal corpo degli attori, in una dimensione sonoro-visuale e testuale che risenta con efficacia del luogo e degli spazi in cui si realizza. Un semplice atto di poesia e un sogno paradossalmente capace di precipitarci nella realtà delle nostre paure”. Un immaginario effettivamente onirico, quello dello spettacolo, che porta gli spettatori, a partire dalla piazzetta di Leofara, a perdersi nel bosco, un po’ come Hansel e Gretel, tra suggestivi cori evocatori di presenze e scene teatrali che, anche grazie al suggestivo uso della luce, riescono a portare una sensazione di smarrimento, di perdita di punti saldi.

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