“Je so’ pazzo”, il film su Pino Daniele
a cura di Francesca Bruni
24 Ott 2026 - News cinema
Massimiliano Caiazzo interpreta il cantautore Pino Daniele nel film “Je so’ pazzo”, di Nicola Prosatore, nelle sale dal 15 ottobre. Un racconto di formazione tra ferite familiari, ricerca musicale e il legame profondo con Napoli. Seguirà la recensione di Francesca Bruni.
(Foto dall’area press della casa di distribuzione)
Una chitarra, una voce e una città da attraversare portandosi addosso tutte le sue contraddizioni. Pino Daniele è arrivato sul grande schermo con Je so’ pazzo, il film biografico diretto da Nicola Prosatore, distribuito da 01 Distribution nelle sale italiane dal 15 ottobre 2026. Presentato nella sezione Grand Public della ventunesima Festa del Cinema di Roma, il film affida a Massimiliano Caiazzo il compito di interpretare uno degli artisti che hanno cambiato il linguaggio della canzone italiana.


Il racconto segue gli anni della formazione, dall’infanzia difficile nei vicoli di Napoli fino al concerto del 1981 davanti a circa duecentomila persone. In mezzo, la scoperta della musica, gli amori, le fragilità e i conflitti familiari: esperienze attraverso le quali prende forma una personalità artistica capace di trasformare il disagio in espressione, la solitudine in una voce nella quale riconoscersi collettivamente. Il successo si intreccia così con un rapporto irrisolto con il padre e con il bisogno di trovare un proprio posto nel mondo.
Liberamente tratto dal libro di Alessandro Daniele, Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce, il film è sceneggiato da Nicola Prosatore insieme a Edoardo Puma e Carlo Salsa. Accanto a Caiazzo troviamo Mariasole Pollio, nel ruolo di Dorina Giangrande, e Giovanni Ludeno, in quello del padre Gennaro; nel cast figurano inoltre Giuseppe Brunetti, Leonardo Bianconi, Monica Nappo e Antonia Truppo. La prospettiva scelta concentra l’attenzione sul percorso umano e musicale che precede la consacrazione dell’artista.
Napoli occupa il centro di questa storia. Nelle note di regia, Prosatore descrive il rapporto con la città come un’appartenenza attraversata dal desiderio di allontanarsi: un sentimento che riconosce anche nella propria esperienza. Il suo Pino si muove tra il ragazzo chiamato Pinotto e il musicista che sta diventando, dentro una tensione continua fra radici e autonomia, bisogno d’amore e ricerca di libertà. È su questa frattura che il regista dichiara di aver costruito il ritratto.
La vicenda di Daniele offre del resto una chiave preziosa per rileggere il rapporto tra identità e contaminazione musicale. Nella sua scrittura, il napoletano incontra il blues e il jazz: la lingua della città entra in dialogo con suoni capaci di allargarne l’orizzonte. Una ricerca che costituisce uno dei nuclei del film e che conserva una forza particolare anche oggi, quando il valore delle radici viene spesso confuso con la necessità di custodirle immobili.
Il titolo Je so’ pazzo richiama allora un’attitudine prima ancora di una canzone: il diritto di prendere la parola, di cercare una forma personale, di esporsi con le proprie inquietudini. Portare questa storia al cinema significa tornare al momento in cui una sensibilità privata comincia a diventare patrimonio comune. Quando un ragazzo cerca la propria voce e una città, ascoltandolo, scopre qualcosa di sé.




