Intervista a Giovanni Luca Valea


a cura della Redazione

15 Dic 2021 - Commenti live!

Dopo l’uscita dell’ep “Iniziali” abbiamo intervistato il cantautore e poeta toscano Giovanni Luca Valea.

È disponibile dal 9 dicembre su tutte le piattaforme digitali l’ep“Iniziali”del cantautore e poeta toscano Giovanni Luca Valea.

Anticipato dal singolo Canzone per un mezzo uomo, del quale vi abbiamo parlato qui (https://www.musiculturaonline.it/esce-canzone-per-un-mezzo-uomo-del-poeta-giovanni-luca-valea/), “Iniziali”, prodotto e distribuito daLa Stanza nascosta Records, è il primo lavoro in studio di Valea.

Stoccate amorose, il drammatico tracollo di chi insegue il successo a tutti i costi, orgoglio ferito, affetti cari, simbolismi oscuri, carnalità e spiritualità animano un esordio incisivo e denso, sospeso tra melodia ed elettronica.

Musiculturaonline ha incontrato l’autore per una chiacchierata, tra poesia e canzone d’autore.

D. Canzone per un mezzo uomo, il primo estratto dall’ep“Iniziali” (La Stanza Nascosta Records), è un brano intimista e in controtendenza rispetto al c.d. mainstream. Quali sono state le ragioni di questa scelta?

R. Sicuramente ho dovuto concedere qualcosa all’autobiografia. Ho ben presto avuto modo di notare quanto universale potesse essere Canzone per un mezzo uomo (Per B.). Nel brano estratto da “Iniziali” c’è un intero anno di vita, con i suoi tormenti e i suoi atti d’amore,che sembrava doversi esaurire in una scintilla morente. È stato liberatorio scriverla, darle un abito musicale adeguato – che l’arrangiamento di Salvatore Papottoha valorizzato – e cantarla. Tutto ciò che è intimista, se scritto con uno sguardo che tiene conto di più prospettive, è universale. È la canzone che rappresenta di più la mia vita recente.

D. In generale tutto l’ep sembra non piegarsi a logiche commerciali ed essere particolarmente ispirato, a livello di testi e con riguardo alla veste sonora. Vuole parlarci della gestazione del lavoro?

R. A mia parziale discolpa, devo ammettere di non conoscere le logiche commerciali – faccenda che, temo, mi si ritorcerà contro. Il lavoro è il frutto di un paio d’anni di scrittura, specie per quanto riguarda i testi che, nel mio caso, precedono la musica. Ho scritto l’ultima canzone dell’EP, Arrivederci bellezza (Per E.), a giugno. Ero alla quindicesima stesura, in uno dei molti casi di insoddisfazione. Gli accordi sono venuti in fretta, invece, anche grazie alle collaborazioni che ho avuto la fortuna di stringere.

D. Quali sono i suoi cantautori di riferimento?

R. SicuramenteLeonard CoheneLéo Ferré. Con qualche concessione – si fa per dire – ai cantautori nostrani considerati ingiustamente minori, comeStefano Rosso.

D. Ci sono, alla base di “Iniziali”, suggestioni letterarie?

R. No, direi di no. C’è il tentativo di sublimare, di rendere poetico ciò che si scrive. Forse, l’unica suggestione letteraria è in Lady Hawke. Non conoscendo nessuno con questo nome, mi sono ispirato alla raccolta di poesie di Michele Mari, Cento poesie d’amore a Lady Hawke. La verità, però, è che mi piaceva il suono del nome. E le poesie di Mari sono splendide.

D. Lei è anche poeta… la canzone d’autore è – a suo avviso – qualcosa di meno, qualcosa di più o qualcosa di diverso rispetto alla poesia?

R. Senz’altro provo a scrivere della poesia, è vero; lo confesso. Credo che la canzone abbia un’altra dimensione, dal momento che può avvalersi di tre strade: la musica, le parole, la melodia. Sono scorciatoie, è più difficile inchiodare l’autore al fallimento.La poesia non ha vie di fuga.È l’esaltazione estrema di sintesi e fantasia.

D. Come riesce a bilanciare, in canzone e in poesia, classicismo e modernità?

R.
In tutta sincerità, non credo di riuscirci. Sento qualcosa d’antico e lo lascio andare, lo lascio fluire. Mi consolo pensando che il tempo, in fondo, non sia che una nostra suggestione.

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