Il ritorno del “Falstaff” alla Scala


di Alberto Pellegrino

6 Nov 2015 - Commenti classica, Musica classica

112_IMG_7834[1] MusiculturaonlineMilano. Falstaff è il capolavoro del congedo di Giuseppe Verdi dalla scena lirica, infatti questa opera ha le tinte, i colori le scene di un canto del tramonto, quando l’ultima luce del crepuscolo abbandona la scena del mondo per la lasciare il posto alla notte, perché questa ultima opera verdiana “rappresenta, incarnata nel pancione opimo di Sir John, la rinuncia definitiva e tragica, sia pure temprata dalla smorfia del sorriso, alla pienezza e ai godimenti della vita” (Guido Barbieri), per cui come si canta nella fuga che chiude il melodramma “Tutto nel mondo è burla”, alla fine tutti saremo un po’ gabbati. Questa commedia degli addii è pertanto una specie di rito intimo da vivere per prima cosa all’interno dell’anima, come scrive lo stesso Verdi in una lettera dal 1892 “Scrivendo il Falstaff non ho pensato né a teatri né a cantanti. Ho scritto per piacer mio, e per conto mio, e credo invece che alla Scala, bisognerebbe rappresentarlo a Santa Agata”.atto I parte prima 1 Musiculturaonline
Il desiderio del Maestro è rimasto inappagato visto il successo riscosso dall’opera su tutti i palcoscenici del mondo e questo capolavoro è ritornato ancora una volta al Teatro alla Scala (dal 14 ottobre al 4 novembre 2015) nell’edizione che era stata già rappresentata nel 2012, realizzata in coproduzione Royal Opera House, Coven Garden di Londra, Canadian Opera Company di Toronto, Metropolitan Opera di New York, Dutch National Opera di Amsterdam per la regia di Robert Carson e la direzione del M° Daniele Gatti, il quale ha dichiarato di essere particolarmente legato a questa opera fin dai tempi del Conservatorio, perché in essa “la scrittura di Verdi, così trasparente e precisa, in filigrana dalla prima all’ultima nota, brillante ma velata, vivace ma non solo comica, deve indurre al sorriso ma quasi malinconico”.
Il regista Robert Carsen ha ambientato l’opera nell’Inghilterra degli anni Cinquanta, quando la società anglosassone è caratterizzata dalla nascita della middle class rappresentata dall’arricchito Ford e dalle signore di Windsor. Attraverso delle pareti mobili è stato possibile creare i vari ambienti dove si svolge l’azione con rapidi cambi di scena, dando un notevole ritmo a tutto lo spettacolo. Nel primo atto l’Osteria della Giarrettiera diventa una immensa camera da letto con al centro il grande letto sul quale Falstaff, come su un trono, da ordini ai suoi subalterni e dispensa “perle” d’ironica saggezza mondana; in un elegante ristorante le atto I parte seconda Musiculturaonlinesignore preparano due lettere d’amore per burlare Falstaff, mentre Ford dice ai suoi amici che vuole conoscere personalmente questo terribile seduttore, a sua volta il giovane Fenton, travestito da cameriere, coglie l’occasione per parlare con la sua innamorata Nannetta, la figlia di Ford. Nel secondo atto all’interno di un severo circolo inglese avviene prima l’incontro tra Falstaff e la comare Quickly che invita il grande seduttore a un appuntamento galante con Alice; quindi è la volta di Ford, travestito da un ricco americano di nome Fontana, che offre un’ingente somma a Falstaff se riuscirà a sedurre Alice Ford; mentre il grande seduttore va “farsi bello”, Ford schiuma di rabbia e di gelosia; l’azione si sposta nella cucina di casa Ford, dove Alice con le sue amiche si prepara ad accogliere Falstaff che sfoggia tutto il suo fascino; a sua volta Nannetta, disperata perché il padre gli vuole far sposare il dottor Caius, accoglie Fenton, ma ecco sopraggiungere Ford con i suoi amici per sorprendere la moglie in pieno tradimento, mentre i due innamorati si rifugiano sotto un tavolo, Falstaff viene fatto nascondere nel cesto della biancheria sporca che sarà gettato nelle acque del Tamigi. Nel terzo atto dinanzi all’Osteria della Giarrettiera il povero Falstaff, bagnato e abbandonato da tutti, esprime tutta la sua amarezza avendo per interlocutore un cavallo che lo guarda dal suo stallo. Ma ecco di nuovo comare Quickly che arriva a proporre un nuovo appuntamento con Alice a mezzanotte presso la grande quercia del Parco Reale dove Falstaff, che cade nuovamente nella trappola, dovrà andare travestito da “Cacciatore Nero”.  Questa scena disegnata soprattutto dalla luce è la più affascinante dell’opera con il povero Falstaff munito di due grandi corna di cervo che subisce l’ulteriore inganno da parte di Alice e finisce circondato da una torma di fantasmi che indossano tuniche tenebrose e formano con le loro corna una fantastica foresta immergendo Falstaff in un clima di ironia-comicità. Alla fine tutti si liberano delle loro tuniche sotto le quali si nascondevano abiti da sera femminili e maschili di un rosso sfolgorante e la storia finisce con una grande banchetto, cui partecipa lo stesso Falstaff ormai consapevole che tutto il mondo è una burla.falstaff-950-x-490[1] Musiculturaonline
Daniele Gatti, alla guida dell’orchestra e del coro del Teatro alla Scala, ha saputo sottolineare anche con le musiche quel misto di arguzia e ingenuità, malizia e malinconia che costituiscono la cifra essenziale di questa ultima opera verdiana. Tutti all’altezza dell’evento gli interpreti del cast con una particolare nota di merito per Nicola Alaimo che ha saputo dare spessore comico e venare di malinconia il personaggio di Falstaff; Massimo Cavalletti è stato un irruente e gelosissimo Ford; Eva Mei è stata una intrigante e seducente Alice, mentre Marie-Nicole Lemieux si è fatta notare per la sua particolare verve comica.

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