Dodi + Ima: una doppietta intrigante di danza contemporanea


di Elena Bartolucci

15 Nov 2023 - Commenti danza

Due speciali coreografie della giovane e promettente ideatrice Sofia Nappi hanno aperto la stagione di danza del Teatro delle Muse di Ancona.

Ima

Ancona – Domenica 12 novembre, sul palcoscenico del Teatro delle Muse è andato in scena un dittico di danza contemporanea. Entrambi sono una coreografia firmata da Sofia Nappi e una produzione di Sosta Palmizi con Komoco, che mira a valorizzare processi creativi, sostenendo nuove produzioni attraverso collaborazioni virtuose con soggetti e istituzioni culturali.

Nappi è una giovanissima coreografa diplomatasi all’Alvin Ailey American Dance Theater a New York, per poi approfondire gli studi a livello internazionale, divenuta direttrice artistica e co-fondatrice del progetto KOMOCO, grazie al generoso supporto dell’associazione Sosta Palmizi.

Il primo balletto che è andato in scena si intitola DODI. Questo brevissimo ma intenso passo a due maschile con Adriano Popolo Rubbio e Paolo Piancastelli è risultato vincitore del Partner Award Introdans alla Rotterdam International Duet Choreography Competition 2021, è stato insignito del primo premio e premio della critica all’International Choreography Competition Hannover 2021 nonché del premio di Produzione dalla Fondazione Tanja Liedtke e dal direttore artistico Marco Goecke dello Staatstheater Hannover.

Dodi (ph. Salvatore Abrescia)

“Dall’ebraico ‘dono; mio amato’, DODI attraversa ed esplora lo stato di tormento tipico della condizione esistenziale dell’uomo. Il desiderio costante di quel qualcosa in più nelle nostre vite può spesso produrre un senso di solitudine e quindi paura. Con il loro incontro e il rispecchiarsi l’uno nell’altro, due entità attraversano un viaggio di auto-esplorazione e accettazione, condividendo onestà di espressione, che richiede una profonda trasformazione e annullamento di stereotipi culturali. Il duetto esprime intimità, fiducia, sensualità, rapporto umano, delicatezza, leggerezza e passione.”

Un balletto poetico, giocato sull’uso di luci calde e soffuse, che si struttura su più livelli di narrazione e si concentra soprattutto sulla ripetitività dei movimenti e sul cambio di ritmo dettato in particolare dalla musica. La sua brevità di esecuzione non ostacola in ogni modo il viaggio semplice e intuitivo dei due danzatori sul palco, con il quale accompagnano lo spettatore attraverso diverse storie da interpretare.

I costumi di questo balletto portano la firma della sua stessa coreografa, mentre il disegno luci è di Alessandro Caso.

La serata è proseguita poi con IMA, in cui il pubblico ha visto danzare in scena cinque performer: Arthur BouilliolLeonardo de SantisGlenda GhellerIndia GuanziniPaolo Piancastelli.

Lo spettacolo prende il nome dall’omonimo termine giapponese che indica il momento presente, mentre in aramaico ed ebraico ha anche il significato di madre, nella sua accezione di rinascita e rinnovamento.

Ideato durante il periodo di distanziamento sociale, IMA porta in scena una danza pura per celebrare l’incontro tra anime e corpi.

Una prima breve versione di questa coreografia è stata presentata alla 14ª edizione della Biennale di Venezia su commissione della direttrice Marie Chouinard, debuttando poi nella sua versione definitiva al COLOURS International Dance Festival di Stoccarda.

L’inizio criptico, in cui ognuno dei danzatori indossa una maschera da anziano, assomiglia più a un ottovolante di emozioni e movimenti in cui si assiste più a un pezzo di teatro che a una danza vera e propria.

Le stesse musiche di sottofondo, più giocose inizialmente come, ad esempio, J’Attendrai di Jean Sablon, diventano mano a mano più enigmatiche ed evocative.

Non appena vengono gettate le maschere, il ritmo cambia e i movimenti diventano quasi all’unisono trasmettendo una energia incredibile e una vitalità d’espressione notevole.

“[…] il bisogno di rapportarsi con l’altro da noi, in assenza di contatto fisico, porta a raggiungere un profondo senso di connessione sensibile e nostalgia di co-creazione. Essere soli con il proprio corpo permette di percepire chiaramente che tutto, dentro e intorno, non si è fermato, ma è in continuo divenire in una danza che è interconnessione universale.”

Ima – Komoco – Sofia Nappi (ph Pablo Lorente)

Per questo secondo balletto vanno menzionati i nomi di Adriano Popolo Rubbio (assistente alla coreografia), Alessandro Caso (luci), Luigi Formicola (costume designer), Silvia Salvaggio ed Elisa Varvarito (costumi). Un debito grazie va fatto anche alla collaborazione con Manifatture Digitali Cinema Prato di Fondazione Sistema Toscana. Si tratta di una coproduzione con La Biennale di Venezia, COLOURSInternational Dance Festival e Centro Coreográfico Canal, con il sostegno residenziale Orsolina 28, Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), Opus Ballet Firenze e Istituto Italiano di Cultura di Madrid. Lo spettacolo è stato selezionato per Bando Abitante/ Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e Fondazione CR Firenze, con uno speciale ringraziamento a PARC – Performance Arts Research Centre di Firenze.

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