Ad Ancona “Cose dall’altro mondo! Da Monet a Warhol”


di Flavia Orsati

27 Dic 2022 - Arti Visive

Abbiamo visitato la Mostra allestita ad Ancona, presso la Pinacoteca Civica, di capolavori provenienti dalla Johannesburg Art Gallery, curata da Simona Bartolena e Stefano Zuffi. La mostra è visitabile fino al 15 gennaio 2023.

Che cos'è l'arte pura secondo la
concezione moderna? È la creazione
di una magia suggestiva che accoglie
insieme l'oggetto e il soggetto, il
mondo esterno all'artista e l'artista
nella sua soggettività.
C. Baudelaire – Scritti sull’arte

Dallo scorso 27 agosto, prorogata fino al 15 gennaio 2023, la Pinacoteca CivicaF. Podesti” di Ancona ospita una mostra, a cura di Simona Bartolena e Stefano Zuffi, dal titolo Cose dall’Altro Mondo! Da Monet a Warhol, comprendente capolavori di grandi artisti provenienti direttamente dal Sudafrica, nello specifico dalla Johannesburg Art Gallery dell’omonima città.

La Johannesburg Art Gallery venne fondata oltre un secolo fa, a inizio XX secolo, dalla colta collezionista locale Lady Florence Phillips, dotata di una forte attitudine al bello e anche di uno spiccato senso civico, nella convinzione che l’arte avrebbe potuto essere motore di elevazione spirituale e morale per tutta la sua comunità e avrebbe potuto far divenire la sua città un vivo centro culturale, nucleo ospitante del cuore di quella che, ai tempi, era la nascente arte moderna africana. La galleria comprende capolavori di artisti che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, hanno segnato la storia dell’arte contemporanea e il suo sviluppo. Parliamo di personaggi del calibro di Turner, Alma-Tadema, Monet, Degas, Courbet, Derain, Sisley, Cézanne, Van Gogh, Gabriel Rossetti, Modigliani, Picasso, Matisse, Bacon, Warhol, Lichtenstein, che raccontano le loro avventure fisiche ed intellettuali in un percorso espositivo di 63 opere, eccellentemente integrate con i pezzi della collezione permanente della pinacoteca del capoluogo marchigiano.

Dal realismo di Courbet all’impressionismo di Monet, passando per il pointillisme di Signac sino al cubismo di Picasso e alla pop art di Warhol, il percorso espositivo si snoda nelle sale della pinacoteca anconitana, come un grande compendio analogico dei fondamenti della Storia dell’Arte otto-novecentesca.

Divisa in quattro sezioni, già dall’inizio si intuisce il saldo legame della collezione di Lady Phillips con l’arte di ambiente britannico: il romantico William Turner apre la mostra, danzando su scorci squisitamente paesaggistici della scena pittorica inglese del XIX secolo, passando subito dopo a quella francese dello stesso periodo che, sebbene in maniera aurorale, dava il via a quel processo di introspezione e simbolizzazione del dato reale che avrebbe avuto massimo apice nelle avanguardie del secolo successivo. Lady Philipps, al momento dell’apertura della galleria, negli anni Dieci del Novecento, si fece coadiuvare da Sir Hugh Percy Lane, esperto d’arte e mecenate, costantemente aggiornato sulle tendenze artistiche d’avanguardia, il quale la indirizzò verso gli artisti maggiormente di spicco della mutevole scena artistica tra XIX e XX secolo. Le prime due sezioni, dunque, pongono l’accento su quel mondo borghese ottocentesco che sta andando incontro a profondi cambiamenti e sconvolgimenti, che culmineranno negli sconvolgimenti sociali, storici e artistici del Novecento.

Il terzo nucleo è quello più peculiarmente novecentesco del museo, con artisti iconici quali Derain, Modigliani, Matisse, Picasso, fino al dopoguerra, tra le cui opere spicca un icastico, sofferente e deformato volto di Francis Bacon. Si tratta della parte caratterizzata da una maggiore inquietudine, frutto dello stravolgimento maturato nei decenni precedenti e della scarsa consapevolezza umana, che avrebbero dato luogo alle due guerre mondiali e a un mondo spirituale prima martoriato e deformato, poi mercificato e omologato. Nel quarto e ultimo spazio entra alla ribalta la scena artistica sudafricana, l’arte del mondo della collezionista. Obiettivo della nascita della galleria era, infatti, il sostenere e valorizzare una stratificazione di correnti e poetiche africane, con propri particolarismi, scevre dall’egemonia costante dell’arte europea; la sua nascita non è stata priva di travagli: sono occorsi decenni prima che la galleria iniziasse ad ospitare artisti dell’Africa meridionale. Oggi, invece, la Johannesburg Art Gallery – coerentemente con la volontà della sua creatrice – si occupa attivamente di esperienze artistiche contemporanee, incentivando soprattutto artisti giovani ed emergenti, organizzando mostre dedicate e progetti creativi.

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