“A spasso con Daisy” conquista con misura
di Elena Bartolucci
1 Mag 2026 - Commenti teatro
Milena Vukotic e Salvatore Marino guidano con grande maestria uno spettacolo essenziale, che riflette su razzismo e vecchiaia.
Macerata – Giovedì 23 aprile, presso il Teatro Lauro Rossi, è andato in scena lo spettacolo “A spasso con Daisy” (tratto dal testo premio Pulitzer di Alfred Uhry), diretto da Guglielmo Ferro.
La pièce mette in scena una vicenda apparentemente semplice, ma attraversata da profonde stratificazioni sociali, culturali e psicologiche: il rapporto tra Daisy Werthan (una brillante e ancora audace Milena Vukotic), anziana vedova ebrea, e Hoke Colburn (un convincente Salvatore Marino), autista afroamericano assunto, contro la sua volontà, dal figlio Boolie (Maximilian Nisi).
Lo spettacolo abbraccia un arco temporale di circa venticinque anni, sviluppandosi dal secondo dopoguerra agli anni Settanta. La forza del testo risiede sia nella rappresentazione delle contraddizioni sociali americane sia nella trasformazione del rapporto tra i due protagonisti, che evolve dalla diffidenza alla complicità.
La regia sceglie una linea quasi invisibile, lasciando spazio ai dialoghi serrati e al lavoro attoriale. Unica nota dolente è l’impianto scenico, forse sin troppo essenziale: i pochi elementi contribuiscono a suggerire spazio e tempo, ma risultano per lo più ordinari.
La Vukotic restituisce una Daisy burbera, ostinata e talvolta irritante, costruita attraverso piccoli gesti, sguardi e pause mai scontate. Accanto a lei, Marino offre un’interpretazione misurata, lontana da facili stereotipi (legati all’omonima pellicola hollywoodiana del 1989), incarnando una pazienza che diventa forma di resilienza silenziosa.


Più defilato ma funzionale il contributo di Nisi nel ruolo di Boolie, figura ponte tra due mondi e due generazioni. Il personaggio incarna le ambiguità di una borghesia pragmatica, sospesa tra affetto filiale e convenienza, anche se in alcuni momenti la resa appare fin troppo enfatizzata.


Questa versione teatrale di “A spasso con Daisy” si conferma un classico della drammaturgia contemporanea, capace di attraversare epoche e sensibilità senza scivolare nel sentimentalismo, ma mantenendo la narrazione su un registro di autentica delicatezza. Viene affrontato il tema del razzismo ma in modo indiretto, attraverso rimandi socio-culturali e dinamiche quotidiane. Altrettanto rilevante è la riflessione sulla vecchiaia come fase della vita in cui è ancora possibile cambiare, apprendere e riconoscere la vera amicizia.





