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Intervista al cantautore toscano Alfredo Marasti

Le fotografie sono di Matteo Fiorentini


a cura della Redazione

Abbiamo incontrato il cantautore toscano Alfredo Marasti e l’abbiamo intervistato.

Musiculturaonline” ha incontrato il pluripremiato cantautore Alfredo Marasti. Nel suo ultimo lavoro in studio, Altri tempi (ne abbiamo parlato su queste pagine: http://www.musiculturaonline.it/in-uscita-il-nuovo-disco-di-alfredo-marasti-altri-tempi/, n.d.r.), uscito per l’etichetta La Stanza Nascosta Records, Marasti rivela un’anima da menestrello postmoderno, contaminando la folk song con sonorità indie-pop a bassa fedeltà, fiammate elettroniche e tradizione cantautorale nostrana.

D. Cantautore, regista, scrittore e professore… quante anime ha Alfredo Marasti?

R. Mi sembra di fare sempre la stessa cosa! Anche quando faccio il professore in realtà sto soprattutto imparando. Mi affascina l’effetto che i simboli esercitano sul pubblico. Tempo fa, per girare il videoclip di “Ieri”, ispirato al cinema di Bernardo Bertolucci, mi serviva uno sbandieratore che tirasse in aria una bandiera comunista: non immagini la fatica che ho fatto per trovarlo. Ho contattato gruppi comunali, associazioni folkloristiche: erano terrorizzati dall’essere etichettati politicamente. Ma quella bandiera fa parte dell’anima che volevo descrivere, non potevo ometterla…alla fine mi ha aiutato una cara amica, una ballerina.

D. Nel 2006, con La luna e il ladro, ha vinto il Premio Fabrizio De André nella categoria Miglior Interprete. Cosa ha rappresentato Faber nella sua formazione artistica?

R. Faber è stato il primo cantautore che ho conosciuto. Come tale esercita su di me una forza primordiale, che oltrepassa qualsiasi mia capacità critica; nonostante mi sforzi di liberarmene, è impossibile che non resti traccia del suo stile in ciò che faccio.

D. Nel 2013 ha vinto Musicultura XXIV Ed. nella sezione Miglior testo con Canzone per Mario, dedicata allo scomparso Mario Monicelli. Quali sono i suoi registi di riferimento?

R. Mi interessava Monicelli come personaggio di rottura, anche per il suo gesto finale. Nei suoi film ha ricostruito un prototipo verosimile di italiano, con le sue virtù e i suoi vizi, dalla tragedia alla farsa. Nel nuovo disco c’è Single che è un ritorno a quella stessa toscanità dissacrante che era alla base di Canzone per Mario; nel finale c’è anche un omaggio a Berlinguer ti voglio bene, di Giuseppe Bertolucci. Anche lui e il fratello Bernardo fanno parte delle mie ossessioni.

D. Nel 2018 è uscito Lolita Moon, il primo lavoro discografico, con la produzione artistica di Cassandra Raffaele. Se dovesse recensirlo con tre aggettivi?

R. Direi leggero, disimpegnato, eppure in fin dei conti sempre mio.

D. Parliamo del nuovo lavoro in studio, Altri Tempi, appena uscito per La Stanza Nascosta Records. La tematica del tempo esercita su di lei una fascinazione particolare?

R. È sicuramente uno tra gli argomenti più affascinanti e del resto ricorrenti, specie nella canzone d’autore; in genere però si parla del tempo che è passato, mentre ciò che tendo a dire nelle canzoni del disco – paradossalmente – è che alla fin fine non passa proprio nulla. È una storia, come direbbe Pierangelo Bertoli, di corsi e ricorsi: c’è ancora la casa in rovina che appare sul booklet, ci sono ancora, seppure cambiati, i sentimenti di amore o rabbia a cui torno in certi testi, c’è ancora la mia disillusione, ci sono ancora – purtroppo – i fascisti.

D. “Abbiamo voluto realizzare un disco più suonato che campionato (…) nel quale la musica, in controtendenza con il mercato attuale, si piegasse alle esigenze del testo” ha dichiarato a proposito di Altri Tempi. I suoi testi sono frutto di una cesellatura accuratissima o prevale l’elemento della spontaneità compositiva?

R. Le due modalità spesso si alternano o convivono, ma ci tengo a sottolineare che rispetto al disco precedente ho scelto di dare al testo maggiore preminenza. Gli arrangiamenti elaborati per lo scorso progetto insieme a Cassandra mi hanno dato l’occasione di sperimentare allo scopo di raggiungere forme di sintesi e semplicità a cui volevo tentare di avvicinarmi; esperimento che è in gran parte riuscito – a “Lolita Moon” resto affezionatissimo e in molti brani del nuovo disco sono rimaste scelte e sonorità simili – ma d’altra parte, ad essere sincero, con “Altri Tempi” ho imboccato una strada più personale. Se la canzone dura sei minuti, dura sei minuti. Se questo è uno stile “letterario”, mi va benissimo così. Spesso in Italia basta scandire un po’ la pronuncia del testo – per farlo capire, mica per altro – e subito ti classificano: “sembri Branduardi”. Però non ti dicono nulla se imiti voce e arrangiamento dell’ultimo neo-melodico.

D. Il videoclip de Le mani segrete, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album è stato girato in quarantena. Come ha vissuto questi giorni di reclusione forzata? La creatività ha avuto un ruolo importante in questo lasso di tempo così particolare?R. Sarebbe bello risponderti che negli ultimi due mesi ho scritto sei nuove canzoni; purtroppo la verità è che è difficile trovare ispirazione nelle situazioni ripetitive e monotone. Però ho letto molto – cosa che senz’altro aiuterà le ispirazioni successive – e ho cercato di resistere, come insegnante, al dramma della didattica a distanza. Le mani segrete (ne abbiamo parlato su queste pagine: http://www.musiculturaonline.it/in-uscita-oggi-le-mani-segrete-del-cantautore-alfredo-marasti/ n.d.r.) l’abbiamo girato io e Federica fissando un chroma key all’armadio di camera; l’azione sembra avvenire in uno spazio indefinito, mentre nella realtà ci siamo spostati all’interno di pochi metri quadrati!

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