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Femminile plurale. Le donne scrivono le Marche

Originale antologia di 17 autrici curata da Cristina Babino che ben raccontano la pluralità delle Marche in tutte le sue accezioni.

Vydia Editore, 2014, ISBN 978-88-9737-419-0, € 15, pp. 330


di Elena Bartolucci

copertina_FEMMINILEALPLURALE_MusiculturaonlineFemminile plurale non si riferisce solo alle donne che hanno scritto le storie, i saggi o le poesie raccolti in questo volume ma anche alla regione stessa delle Marche, che è l’unica tra le regioni italiane ad avere l’articolo femminile al plurale. Questa pluralità nel suo nome è dovuta anche alla molteplicità di luoghi che si possono visitare: dalle alte vette dei Monti Sibillini alla costa adriatica e innumerevoli borghi antichi ricchi di castelli, abbazie, teatri e siti archeologici.
Da sempre sostengo che, purtroppo, le Marche sono una regione bella ma poco valorizzata. Ha tutte le carte in tavola per non essere da meno della tanto blasonata (e non me ne voglia) Toscana; eppure i marchigiani e i loro splendidi prodotti sono del tutto relegati in second’ordine. Ecco allora che grazie a libri di questo genere si può dare visibilità a un territorio di tutto rispetto, “in cui la cultura e il fare sono talmente interconnessi da garantire, ancora nel mutevolissimo e competitivo scenario attuale, una continuità sempre aggiornata nella realizzazione di tante e diverse, eccellenti, tipicità artigianali, manifatturiere, enogastronomiche” (Cristina Babino).
Questa antologia fuori dagli schemi si presenta come una sorte di Torre di Babele, perché leggendo si scoprono una varietà di generi letterari, stili, esperienze e punti di vista femminili che sono accomunati però dallo stesso fil rouge ovvero l’amore per le Marche in tutte le sue accezioni.
Ciascuna autrice ha raccontato un piccolo spaccato della propria “marchigianità” (dalla storia, alla poesia, al teatro e all’arte); l’antologia si compone di quattro sezioni: Sibille (racconti dal forte legame col territorio), Sirene (testi legati alla cronaca e alla realtà presente della regione), Pleiadi (una carrellata di ricordi di diversi importanti scrittori e poeti del panorama letterario italiano che hanno avuto un forte legame con le Marche) e Chimere (scritti incentrati sull’arte del territorio marchigiano).
Sembrava riduttivo, però, non citare almeno il titolo di ogni racconto, saggio o poesia contenuta in questo libro, che ho avuto il piacere di divorare in poco tempo.
Franca Mancinelli in “Dentro un orizzonte di colline e altre prose” propone una descrizione dettagliata per le strade di Fano intrecciata a ricordi, pensieri e letture.
Diversamente, poi, Maria Angela Bedini in “Cruna e cammello. Il canto di Ancona” trasporta il lettore ad Ancona con la musicalità dei suoi racconti dai versi infiniti, dove molteplici storie si fondono con meravigliose descrizioni della città, del mare e dell’arte.
Lucia Tancredi in “Garden Party”, invece, presenta tre donne (Maria Sybilla Merian, Lady Margaret Galletti De Cadilhac e Dolores Prato): tre storie piene di forza e carattere con punti di vista diversi che regalano anche un passo indietro nella storia, dove la parola giardino viene declinata e descritta in modo diverso, ma la natura ne resta sempre la vera protagonista.
Mi ha toccato molto da vicino il racconto di Caterina Morgantini dal titolo “Sforzacosta. Il lager dimenticato”, poiché abito poco lontano dai luoghi descritti e, grazie a mio nonno, conoscevo solo in parte la storia del lager n° 53, dove furono internati numerosi civili, molti dei quali poi deportati in Germania, in quanto giudicati abili al lavoro.
“La casa delle iris” di Maria Grazia Maiorino è una delicata storia d’amore e di amicizie che ripercorre ricordi dolci e amari attraverso gli anni passati tra Camerano, Ancona e altri luoghi.
Alessandra Carnaroli regala poi una poesia dal titolo “ci vogliono solo dieci minuti”, in cui fa capolino un linguaggio greve e realistico per descrivere una moltitudine di fatti e sensazioni legate alla sessualità e agli abusi fisici che si intrecciano a normali episodi di vita quotidiana.
Cristina Babino in “La violenza di genere nelle Marche e l’arte di comunicare” illustra le problematiche scaturite da una scultura posizionata all’entrata della galleria di San Martino ad Ancona in onore delle donne vittime di violenza dal titolo ‘Violata’ che ha suscitato scalpore e polemiche tra la cittadinanza e non solo. Un problema di mal gestione della campagna di comunicazione intorno a un’opera artistica che avrebbe potuto incanalare maggiore attenzione sul problema reale del femminicidio e dei numeri crescenti in fatto di violenza sulle donne.
Anuska Pambianchi in “Il distretto culturale evoluto ‘Urbino e il Montefeltro’. Realizzare l’ideale” fornisce quasi un “accorato” manifesto volto da una parte a sottolineare l’estrema bellezza delle zone del Montefeltro e dall’altra a esortare gi abitanti, gli enti e le aziende a puntare alla cultura del territorio e a diffondere l’innovazione.
Natalia Paci in “Sbarcare il lunario” si definisce simpaticamente ‘una giuslavorista esperta di cartoni animati’, che, in un libero flusso di coscienza, mescola la difficile realtà quotidiana fatta di crisi sociale e precarietà sul lavoro ai problemi di una mamma che lavora a tempo pieno.
Luana Trapè in “Viaggi minimi con Luigi Di Ruscio”racconta con affetto dell’amicizia con il famoso poeta fermano, descrivendo al contempo delle loro lunghe e lente passeggiate per le vie di Fermo e comuni limitrofi per assaporarne ogni dettaglio.
Eleonora Tamburrini in “Dolores Prato. Il paesaggio che accade” fornisce un approfondimento dettagliato non solo sulla famosa scrittrice ma soprattutto su molteplici aspetti legati alla sua opera maggiore “Giù la piazza non c’è nessuno”, che risulterebbe ingiustamente misconosciuta al grande pubblico.
Elena Frontaloni in “Scataglini legge ‘Tre circostanze’” propone una spiegazione della poesia nel titolo, considerata dallo stesso poeta Scataglini un manifesto sulla morte, in cui le tre circostanze sono riconducibili ai momenti della giornata in cui l’anima dovrebbe ben guardarsi da cosa può accaderle.
Renata Morresi in “In mezzo sta il gatto (Lotto, me & altro)” regala un piacevole e a tratti sconclusionato racconto di come l’autrice stessa si appresti a scrivere insieme a un amico intenditore di un quadro di Lorenzo Lotto. Descrizioni accurate a tal punto da essere quasi davanti ai dipinti ammirati mentre si girovaga per strada tra le colline di Mogliano e Recanati.
Enrica Loggi in “Crivelli e la grazia del Piceno” racconta con grande stupore la grazia nelle opere di Crivelli, riscoperte grazie a un viaggio nel territorio piceno.
Daniela Simoni in “Osvaldo e Nanny. L’amore di una vita e oltre” fornisce in modo affettuoso un piccolo quadro sull’amore tra il famoso pittore astrattista Osvaldo Licini e la moglie Nanny Maria Linnea Hallström, ripercorrendo attraverso dei loro scritti alcune tappe significative del loro rapporto e della carriera dell’artista.
Allì Caracciolo, invece, propone “Operetta morale – Dialogo di un attore di teatro e di un passeggere” (ne verrà offerta una lettura scenica in musica venerdì 31 ottobre 2014 alle ore 17:30 presso la Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata) ovvero un “simpatico” siparietto teatrale che, con un linguaggio arcaico e ampolloso, regala uno scorcio sulle Marche, considerate da sempre terra di teatri, ma ancor di più sul significato di teatro e fare teatro.
A chiusura dell’antologia Maria Lenti in “Indizi di consistenza” accompagna il lettore per chiese e città descrivendo con minuziosità quadri antichi, paesaggi e aspetti e curiosità legati a un territorio imperniato di arte e cultura.
Un’opera davvero ben pensata e curata che fa apprezzare non solo la diversità di scrittura di eccezionali scrittici contemporanee ma anche le tante storie e bellezze (più o meno nascoste) della regione Marche che sono state citate o descritte con grande minuzia e affetto.

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