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Da oggi 4 ottobre sui digital stores il debut-album “Nessun negoziato” de Gli Otium


a cura di Claudia Erba

Distribuito da “La stanza nascosta records”, da oggi (4 ottobre 2019) è disponibile su tutti i digital stores l’album di debutto del duo Gli Otium “Nessun negoziato” di cui diamo un estratto video.

Dal 4 ottobre su tutti i digital storesil debut-album del duo romano Gli Otium, “Nessun negoziato”, che è stato anticipato dall’uscita del singolo Ciao sono quel Dio, in rotazione radiofonica dallo scorso 21 giugno. Videoclip ufficiale, per la regia di Sergio Galassi (http://www.creativ-o.it/)

Quella de “Gli Otium”, novelli flâneurs della canzone d’autore, è una vacuità solo apparente, un indugiare deliberato in una dimensione umanistica di pienezza ideativa. In questo spazio di assoluta libertà da coercizioni eteroimposte, di affrancamento da assilli cronometrici e riempitivi obbligati, sembra affacciarsi l’autentico-semiserio- tempo della vita.

Dietro le canzoni del nostro album – raccontano Gli Otium – c’è un sorriso costante e mai una derisione; si direbbe che il nostro scrivere è un omaggio all’ironia e al motivo per cui esiste: esorcizzare e nascondere, anche un po’ a noi stessi, l’amarezza. L’otium aiuta ad edulcorare i fatti, a renderli meno gravi, nel caso in cui decidessimo o fossimo costretti, un giorno, ad affrontarli per davvero.”

Marco e Michele, in arte “Gli Otium”, amano definire le loro canzoni Musica da camera (con ampio affaccio sul mare), o musica mediterranea. Ma anche-e soprattutto, forse- musica libera, perfino dal bisogno di definirsi.”

Dopo mesi e mesi di lunghe sessioni di ozio – raccontano Marco e Michele – nella totale assenza di qualsiasi costrizione, dedizione, urgenza, scadenza o impegno, abbiamo deciso di arrangiare e quindi raccogliere alcuni frutti di tale ricreazione in un album, il cui filo conduttore è l’estraneità a qualsiasi compromesso, e che unicamente per questo abbiamo voluto chiamare “Nessun Negoziato”. Non ci sono tendenze musicali, stili verbali, esigenze comunicative o mode espressive che ci abbiano in alcun modo condizionato o con le quali abbiamo ritenuto di dover negoziare. I brani contenuti nell’album, sono nati e rimasti semplicemente così, con irrilevanti aggiustamenti in corso d’opera. Li offriamo a voi nella loro rude e franca disinvoltura sintattica o grammaticale. Abbiamo dipinto vari personaggi che abbiamo visto passare fugacemente, come la giovane ragazza fiorentina in “Canzone Fighetta”, ma anche l’automobilista comasco insofferente ai condizionamenti in “Musica nel Traffico” o il corpacciuto trans in cerca di una identità in “Trastevere” o, ancora, l’appassionato venditore di vinili fanatico del rock progressive e della musica melodica cantautorale italiana, in “Marta”. Abbiamo cercato di indovinare le emozioni, i sentimenti, le pulsioni, che attraversano loro anime e i loro sguardi (intuendole nel laido cinquantenne in “Chantal” o nella tenera “Flaminia”, nostalgica della sua terra, nel brano “L’Olimpica”). Abbiamo immaginato non tanto un Dio, ma “quel” Dio di cui le persone a volte sentono il bisogno (“Ciao sono quel Dio”); non tanto la figura del Pontefice in sé, ma di un suo ipotetico interlocutore nel momento in cui avesse l’opportunità di parlargli (l’anticlericale Andrea da Porta Pia in “Papa Francesco”). Senza alcuna velleità di analisi e tanto meno di giudizio, ci siamo imbattuti oziando, abbozzandone poi i ritratti, in esemplari della società in cui viviamo, che vediamo abitata da politicanti viziosi ed ipocriti e da frustrati insoddisfatti (“Il Candidato”); da cantanti vittime dell’ansia da successo (in “Anita”); da eterni immaturi, incapaci di una relazione emotiva adulta (il povero sfrattato in “Sofia”) e del tutto indifesi davanti al fallimento e alle sconfitte (il maturo nostalgico in “Altri inferni”). C’è infine chi trova e vive una purezza spensierata, attraverso fughe ideali in luoghi lontani nello spazio e nel tempo (il tizio scanzonato in “Buone Feste”). Senza pregiudizi o particolari ansie giudicanti, abbiamo osservato e provato a descrivere -come in un ritratto impressionista – la nostra società per come ci appare oggi ad un primo sommario sguardo: i leader delle nazioni potenti che si scambiano adolescenziali messaggini di minaccia, mentre giocano a risiko con popolazioni e continenti ignorando i drammi umani che le loro azioni comportano; la pressoché totale indifferenza di una popolazione che appare più interessata alle rughe o alle sue, seppur rispettabilissime, quotidiane paure (“Il dittatore asiatico”); la mancanza del coraggio di vedere e di sapere, prima ancora che di decidere, un futuro diverso.

Vocalità intenzionalmente sgangherata ed essenzialità negli arrangiamenti, Gli Otium – alfieri di una disarmante naïvete stilistica, dalle infinite declinazioni cromatiche – si fanno, in “Nessun Negoziato” scenografi, costumisti e registi di un’autentica commedia umana in musica, che si muove tra voluta artigianalità e complesse geografie interiori.

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