Torino: Settembre Musica il programma del 18


17 Set 2001 - News classica

Programma di martedì 18 settembre

Alle ore 17
al teatro Gobetti primo spettacolo del teatro di marionette d'ombre “Wayang kulit” Racconti dal poema epico Ramayana, Taham, dalang (burattinaio-narratore); Cantanti e musicisti del complesso Mulya Bhakti; Endo Suanda, direttore artistico.
Wayang kulit – il teatro delle ombre
Nel presentare i principali caratteri della musica a Giava, non è possibile prescindere dallo stretto legame che essa intrattiene con la danza e il teatro. In particolare il teatro delle ombre, wayang kulit, costituisce la forma di spettacolo nella quale la parola, spesso can-tata, si integra con la musica strumentale, il gesto e la raffigurazione. Wayang è un termine generale che indica spettacolo, ma anche ombra. Scrive Di Bernardi nel suo Introduzione allo studio del teatro indonesiano (Firenze, La casa Usher): Wayang nella lingua giavanese. definisce un'area semantica molto vasta al cui interno si collocano senza una netta distinzione sia fenomeni rituali che spettacoli di intrattenimento. L'origine etimologica di wayang – da bayang o “ombra” – rinvia a una funzione rituale legata all'evocazione degli antenati protettori; la parola yang (o hyang) infatti significa in diverse lingue indigene “spirito”, “antenato mitico”. Non c'è forma di teatro tradizionale che non mantenga in maniera più o meno evidente questo legame con il culto degli antenati, il sostrato più antico delle religioni attualmente professate (p. 14). Kulit è il termine per cuoio, il materiale con cui sono costruite le figure manovrate dal dalang (burattinaio e narratore). Nella tradizione giavanese gli spettacoli, nei quali fondamentale è la componente sonora e musicale, hanno dunque un ruolo sacro e rituale. In particolare, tale sistema fortemente connotato in senso spirituale nel quale si integrano suono, gesto e immagine, trova nel teatro delle ombre una delle sue espressioni più arcaiche e più forti. La rappresentazione del wayang kulit è accompagnata da un gamelan che sottolinea, con brani appropriati, le diverse situazioni narrative e drammatiche rappresentate dal dalang. à il dalang, con appositi segnali della voce e mediante colpi convenzionali prodotti battendo sulla cassa di legno dei pupazzi con un martelletto (cempala) manovrato con un piede, a fornire indicazioni ai musicisti. I segnali riguardano i brani da eseguire in co!
rrispondenza di particolari situazioni teatrali, come anche le variazioni di tempo e intensità nell'esecuzione di un dato brano. Tale rapporto continuo tra burattinaio e musicisti si rende necessario dato il largo spazio che, anche nel teatro delle ombre, occupa l'improvvisazione. All'interno di una sequenza prefissata di situazioni narrative che inizia con la presentazione dei personaggi, continua con l'esposizione dell'argomento della rappresentazione, per giungere allo scon-tro finale, il dalang può improvvisare largamente nell'articolazione interna di ciascuna di queste parti. à il burattinaio a narrare la storia, interpretando con grande maestria e capacità di controllo dei mezzi vocali i ruoli di tutti i personaggi con la propria voce. Nel fare ciò egli utilizza tanto il registro parlato che quello cantato. Nelle sequenze dialogate il narratore usa i tre differenti livelli della lingua giavanese moderna (alto, medio e basso) a seconda dello status dei personaggi, mentre per i canti (suluk) utilizza il giavanese classico di ascendenze letterarie. In una simbologia molto forte, la serata di rappresentazione del wayang kulit si articola in tre parti, ciascuna contraddistinta dall'uso di un diverso modo musicale (pathet). I tre modi della musica giavanese si distinguono tra loro per tipologie melodiche alle quali sono associati diversi stati d'animo. Questi tre sistemi modali trovano una loro sintesi nella notte del teatro delle ombre. Tradizionalmente infatti, una rappresentazione di wayang kulit si svolgeva all'incirca dal tramonto all'alba. Essa viene divisa idealmente in tre parti, ciascuna caratterizzata da un diverso clima musicale. La prima, che dura fino a mezza-notte circa, corrisponde alla fase nella quale il dalang presenta i personaggi principali della rappresentazione. Filosoficamente questo periodo è paragonato all'infanzia o alla giovinezza, nella quale si apprendono i codici di comportamento. La seconda dura all'incirca fin verso le tre del mattino. In questa fase il dramma prende vigore.!
Essa inizia con una scena centrale del wayang kulit, il gara-gara, traducibile con “sconvolgimento della natura”, alla quale segue una serie di peripezie dell'eroe principale. Questa fase, contraddistinta da un diverso clima musicale viene invece fatta corrispondere alla età matura, attiva e ricca di esperienze. La terza fase, caratterizzata da scene di battaglia è contraddistinta da un ulteriore clima musicale ed è associata alla saggezza che deriva dall'esperienza. Così come nei modi musicali dell'antica Grecia e del nostro Medioevo, ma anche come nei raga della musica indiana, a determinate scale musicali e formule melodiche, corrispondono a Giava particolari stati d'animo. Gli argomenti privilegiati nelle rappresentazioni teatrali sono derivati dall'epica indù del Mahabharata e del Ramayana, diffusasi in Indonesia come anche in altri paesi del Sud-est asiatico continentale a partire dal IX secolo d.C. L'importanza di questi testi risiede non soltanto nel loro valore rituale e artistico, ma anche nel fatto che essi costituiscono ancor oggi fonte per un codice etico e di comportamento. L'epica del Ramayana, rappresentata nella rassegna torinese, racconta della guerra che il principe Rama, aiutato dall'armata delle scimmie tra cui spicca Hanuman, la scimmia bianca dotata di poteri magici, muove contro il re dei demoni Ravana. Il motivo della contesa è il rapimento della consorte di Rama, la principessa Sita da parte di Ravana. La storia, che si conclude con la vittoria di Rama, si articola in un numero pressochè infinito di episodi, che vedono come protagonisti, oltre agli eroi principali, uno stuolo di altri personaggi che vanno dai demoni alle scimmie, a mitici uccelli tra cui Garuda. La musica accompagna le azioni di questi personaggi illustrando attraverso i suoni il loro carattere secondo distinzioni sottili, spesso difficili da interpretare per uno spettatore occi-dentale. La distinzione principale è tra personaggi delicati, raffinati (alus) e vigorosi (kasar). Ma, all'interno di ciascuna tipologia!
, esistono numerosi sotto-tipi ai quali sono associati brani musicali diversi. Cosicchè i testi e la tradizione indicano quale brano vada eseguito per accompagnare l'azione di un re raffinato, diverso da quello da suonare per un re raffinato seduto sul suo trono, o per un nobile raffinato, o per un primo incontro tra due personaggi di questo tipo. Interessanti sono infine, all'interno di questo elaborato sistema musicale, le peculiari concezioni musicali per cui alcune formalizzazioni sonore sono associate a determinati significati o situazioni teatrali. Un esempio fra tanti: uno dei brani che accompagna lo scontro e la battaglia, gangsaran, è costituito dalla continua ripetizione di un solo suono da parte di tutti gli strumenti, o dall'alternanza ripetuta di due soli suoni. Una situazione musicale (la battaglia) che nella tradizione occidentale è espressa con con-citazione, intensificazione ritmica, squilli verso l'acuto, è resa a Giava, al contrario, attraverso un'estrema rarefazione delle risorse musicali. à proprio in questa complessità e densità di significati e simboli che si può individuare, in rapporto al teatro, ma anche al rito, un altro aspetto del grande interesse e fascino della musica a Giava.

Alle ore 21
al Conservatorio Giuseppe Verdi prosegue la sezione dedicata alla musica tradizionale indonesiana con Tembang Sund (poesia cantata di Sunda).
Tembang Sunda – la poesia cantata sundanese
Nell'arcipelago indonesiano, ogni isola e ogni regione offre una grande varietà e una estrema ricchezza di forme artistiche, di cui uno degli esempi più rappresentativi è il tembang sunda, che significa letteralmente “poesia sundanese”. Questo genere poetico, vocale e strumentale, si è sviluppato in modo particolare nella zona occidentale dell'isola di Giava, nella regione montuosa del Preanger, e nelle città di Bandung, Cianjur, Garut e Sukabumi. In questa regione – quella Sunda che si identifica con il regno di Pajajaran convertito all'induismo e sparito senza lasciare traccia nel corso del XV secolo – la lingua, le tradizioni e le forme artistiche sono molto diverse da quelle delle regioni del centro e dell'est dell'isola di Giava. Il tembang sunda, musica da camera intimista e raffinata, nacque e si sviluppò nel XIX secolo alla corte del bupati (reggente) di Cianjur – è infatti conosciuta anche con il nome di cianjurian – al fine, si dice, di divertire le principesse della corte, e soltanto in un periodo successivo si diffuse in tutta la regione di Sunda. Nelle città occidentali dell'isola, i gruppi non professionisti di tembang sunda, organizzano regolarmente nei salotti concerti per un pubblico ristretto, i malam tembang in cui artisti, professionisti e non, si concedono il piacere di cantare per un pubblico scelto. à una musica che si può ascoltare anche durante i matrimoni, le circoncisioni, e tutte le occasioni in cui si prova la necessità di creare un'atmosfera di benessere e di nostalgia delicata e particolare. Musicisti e pubblico, seduti per terra, sono attorniati da vassoi pieni di squisitezze e di bevande mentre gli strumentisti chiamati a intrattenere il pubblico, che solitamente non appartengono alla classe aristocratica, si tengono discretamente in disparte. Gli strumenti suonati nel tembang sunda sono: il kacapi indung (pronuncia: kaciapi), la grande citara, strumento a pizzico detto anche “madre cetra”, il suling, flauto in bambù che viene talvolta sostituito dal rebab e da uno o due pi!
ccole citare kacapi rincik (“cetre veloci”). Il kacapi indung è costituito da diciotto corde in rame, la più fine delle quali è situata dalla parte del musicista. Le corde acute sono generalmente pizzicate con la mano destra e quelle gravi con la mano sinistra. L'accordatura viene in primo luogo effettuata con delle grosse chiavi fissate sul lato della cassa di risonanza e in seguito perfezionata spostando i ponticelli mobili e piramidali che sostengono ogni corda sulla tavola armonica. Il kacapi è uno dei simboli della regione del Sunda, ed è composto da una cassa armonica a forma di barca che simboleggia l'appartenenza di queste popolazioni all'antico regno pre-islamico di Pajajaran, citato in molte poesie. Esistono parecchi modi di suonare il kacapi secondo il tipo di canto che esso accompagna. I recitativi sono accompagnati sia in eterofonia e su ritmo libero sia da un motivo suonato con la mano sinistra all'intervallo di quinta con ritmo ostinato. Un concerto di tembang sunda può durare parecchie ore e obbedisce sempre a una struttura molto precisa. à diviso in più parti costruite come sequenze o suite di canti. Tutte le sequenze cominciano con alcuni canti a ritmo libero (tembang, genericamente “can-zone”) che appartengono perlopiù a un repertorio epico e mitologico, detto pantun, usato prima che fosse creato il tembang sunda e cantato da musicisti ciechi. In queste sequenze la cantante si permette poche variazioni e il kacapi si accontenta di accompagnarla con un ostinato. In seguito si passa a un repertorio più lirico, cantato e suonato in uno stile più rubato. Quest'ultimo, contrariamente al repertorio epico rigorosamente codificato dalla tradizione, conosce una evoluzione costante che si manifesta ogni anno con l'apparizione di canti nuovi. La sequenza si conclude infine con un canto ciclico a quattro tempi (panambih) che ha uno stile più leggero.

I biglietti per il concerto pomeridiano sono ESAURITI, mentre per il concerto serale i biglietti a lire 25.000 sono in vendita dalle 20.15 alla biglietteria del Conservatorio.

Per informazioni: tel. 011/442.4703 fax 011/443.4427
e-mail: settembre.musica@comune.torino.it

(a cura dell'Ufficio Stampa)


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