Torino: ANDREA CHà NIER al Regio dal 18 febbraio


10 Feb 2003 - News classica

Martedì 18 Febbraio alle ore 20.30 andrà in scena Andrea Chènier di Umberto Giordano: sul podio dell'Orchestra del Teatro Regio Paolo Olmi, al suo debutto torinese, mentre Ivan Stefanutti firma regia, scene e costumi.

Andrea Chènier, rappresentato per la prima volta il 28 marzo 1896 al Teatro alla Scala di Milano, è l'opera con la quale Giordano giunse al successo, dopo l'accoglienza contrastata di Mala vita (1892) e di Regina Diaz (1894). Il libretto di Luigi Illica (notevolmente rimaneggiato dal compositore) si ispira alla figura di Andrè Chènier (1762-94), poeta francese realmente esistito e ghigliottinato negli anni del Terrore e del Direttorio. Se il soggetto e l'approfondita ricerca storica affrontata dal librettista, così come l'ambientazione “esotica” e il pot-pourri di canti popolari francesi, che entrano ed escono dall'opera, hanno reso il dramma di Giordano ascrivibile al verismo musicale italiano, è anche vero che la Rivoluzione francese (con tutta la sequela di personaggi storici rappresentati, come Dumas, Robespierre, Fouquier-Tinville, per citarne alcuni) è solo la cornice di una irresistibile vicenda sentimentale, quella tra il poeta Andrea e Maddalena di Coigny, la giovane aristocratica perseguitata. Man mano che gli eventi si svolgono e sino al vibrante finale, le motivazioni politiche diventano inin-fluenti e ciò che progressivamente domina incontrastata è la forza metafisica dell'amore. L'aspetto forse più curioso di Andrea Chènier è il successo popolare di un'opera dalla relativa asciuttezza me-lodica: così, nonostante le voci siano prevalentemente impegnate in un canto declamato, Chènier è stata uno dei cavalli di battaglia prediletti dai tenori del Novecento, da Giovanni Zenatello a Giacomo Lauri Volpi, da Beniamino Gigli a Mario Del Monaco, da Franco Corelli a Placido Domingo.

Prima della Prima dedicherà la puntata che andrà in onda il 25 Febbraio ore 0.40 su Rai Tre a questa edizione di Andrea Chènier, in scena sul palcoscenico del Teatro torinese per 10 recite dal 18 Febbraio al 2 Marzo. L'allestimento di Ivan Stefanutti, che ha curato, oltre alla regia, le scene e i costumi, è quello nato nel 1996 e rappresentato al Teatro dell'Opera di Roma (poi a Parma nel 1999, quindi in Spagna nel 2000) in occasione dei cento anni del dramma di Giordano: le implicazioni storiche hanno suggerito al regista friulano di tralasciare momentaneamente la strada sperimentale intrapresa recentemente in favore della fedeltà alle indicazioni degli autori. Prestigioso è il gruppo dei protagonisti: la coppia (non solo sul palcoscenico) di giovani innamorati è interpretata dagli applauditissimi artisti genovesi Fabio Armiliato e Daniela Dessì. Mentre la terza figura importante, Gèrard (ex domestico di casa Coigny, anch'egli innamorato di Maddalena, divenuto eroe della Rivoluzione e alla fin fine unico personaggio a sostenere il peso morale e politico dell'opera) è lo spagnolo Juan Pons, esempio straordinario di attore-cantante. Dirige, per la prima volta a Torino, Paolo Olmi, la cui intensa carriera, operistica e sinfonica, si svolge prevalentemente all'estero. Il maestro del Coro del Teatro Regio è Claudio Marino Moretti.

L'opera sarà presentata Mercoledì 5 e Mercoledì 12 Febbraio alle ore 17.30 al Teatro Regio, Foyer del Toro, da Giorgio Gualerzi.

Presentazione
Con Andrea Chènier (1896) Umberto Giordano giunse al successo dopo l'accoglienza contrastata di Mala vita (1892) e il fiasco di Regina Diaz (1894). Chènier andò in scena sotto pessimi auspici: la stessa Casa Editrice Sonzogno, che quell'anno gestiva la stagione del Teatro alla Scala, non credeva nell'opera, che solo per le pressioni di Mascagni fu mantenuta nel cartellone. Inoltre il tenore designato, Alfonso Garulli, dovette essere sostituito da Giuseppe Borgatti, che attraversava un periodo negativo. Eppure, grazie anche alle prestazioni del soprano Evelina Carrera e del baritono Mario Sammarco, il successo fu da subito trionfale.
La grande popolarità dell'opera, appena appannatasi in anni recenti, è stata peraltro sempre contrastata dal giudizio della critica, che l'ha coinvolta nella considerazione preconcetta e non di rado snobistica riservata al verismo nel suo complesso. Il libretto di Illica, ispirato alla reale figura del poeta francese Andrè Chènier (1762-94), ricercando una dimensione di esotismo storico banalizza sì la Rivoluzione Francese, ma costruisce una sceneggiatura musicale di ammirevole efficacia. La musica di Giordano segue l'assunto “esotico” del libretto con preziosistiche rievocazioni settecentesche, e con citazioni di brani dell'epoca abili – specie quando quegli stilemi sono deformati in chiave grottesca – ma non realmente assimilate in uno stile coerente. Analogamente, l'autore è capace di idee di innegabile efficacia e di procedimenti di autentica genialità drammaturgico-musicale: “la costruzione musicale – scrive Lorenzo Ferrero – è però inferiore alle idee […] Giordano si affida più all'effetto immediato dell'idea che allo sviluppo musicale. Tutto scorre senza intoppi, ma è evidente l'assenza di un piano armonico approfondito e deliberato”.
Ma l'aspetto forse più curioso è il successo popolare di un'opera dalla relativa povertà melodica: così, nonostante le voci siano prevalentemente impegnate in un canto declamato, Chènier è stata uno dei cavalli di battaglia prediletti dai tenori del Novecento, da Giovanni Zenatello a Giacomo Lauri Volpi, da Beniamino Gigli a Mario Del Monaco, da Franco Corelli a Placido Domingo.

Argomento
QUADRO I. Il maggiordomo Gèrard provvede agli ultimi preparativi per una festa nel castello dei conti di Coigny, e vedendo il vecchio padre intento ad un pesante lavoro esprime odio per i nobili e compassione per gli umili. La festa non è turbata dalle notizie che giungono da Parigi. Il poeta Chènier, invitato dalla contessa a improvvisare dei versi, esalta l'amore universale e condanna l'ingiustizia di nobiltà e clero verso i poveri, attirandosi lo sdegno dei presenti. Solo la contessina Maddalena è commossa dalle sue parole. Quando Gèrard, che irrompe guidando un gruppo di miserabili, viene scacciato dalla contessa, si strappa di dosso la livrea e si allontana conducendo con sè il padre.
QUADRO II.
Nella Parigi del Terrore una spia segnala Chènier a Gèrard, divenuto uno dei leader della Rivoluzione. Il poeta sa di essere ricercato ma non vuole fuggire: desidera rimanere per sapere chi sia la sconosciuta che da tempo gli scrive chiedendogli di proteggerla. Quando la incontra riconosce in lei Maddalena: dopo l'uccisione della madre la giovane vive nascosta, in grandi difficoltà . Tra i due giovani nasce l'amore. Ma il loro incontro non è sfuggito a una spia. Gèrard, così, li sorprende e viene ferito da Chènier: con un gesto di grande nobiltà lascia fuggire il poeta e gli chiede di condurre in salvo Maddalena, di cui anch'egli è da sempre innamorato.
QUADRO III.
A Gèrard viene comunicato l'arresto di Chènier. Gèrard firma l'atto di accusa contro il poeta: ma il rimorso lo induce a riconsiderare la propria esistenza, e comprende di essere ora servo di un nuovo padrone: la passione per Maddalena, che lo spinge a scelte contrarie alla propria coscienza. Quando Maddalena giunge per offrirglisi in cambio della vita di Chènier, Gèrard, commosso, promette di salvare il poeta. Ma, pur difendendolo di fronte al tribunale, non riesce a evitargli la condanna.
QUADRO IV.
In prigione, Chènier si prepara ad affrontare la morte. Maddalena, corrompendo un carceriere, prende il posto di una giovane madre condannata a morte pur di riunirsi a lui. Chènier e Maddalena rimangono soli: insieme, trovano la forza per affrontare dignitosamente il patibolo. Si avviano abbracciati verso la morte mentre Gèrard, in un angolo del cortile della prigione, piange disperatamente

(Tutti i dati e le repliche nel giorno per giorno)

Info:
Piazza Castello, 215
I-10124 Torino
Tel. +39 0118815.241/242/270
Fax +39 0118815.214
biglietteria@teatroregio.torino.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *