Successo dello Stivalaccioteatro con “Romeo e Giulietta. L’amore è saltimbanco”


di Alberto Pellegrino

21 Apr 2023 - Commenti teatro

“Romeo e Giulietta. L’amore è saltimbanco”, una bella e divertente rilettura in chiave comica del capolavoro scespiriano chiude la Stagione teatrale al Teatro Piermarini di Matelica. Un piccolo capolavoro di comicità e di misura.

(Ph di Anna Pierobon – AMAT)

La stagione Amat del Teatro Piermarini di Matelica (MC) si è conclusa il 12 aprile 2023 con uno spettacolo decisamente divertente, costruito nel segno della fantasia e della improvvisazione, con l’abbattimento della “quarta parete”, dato che gli interpreti sono scesi in platea a dialogare con il pubblico, hanno persino diviso in due fazioni gli spettatori chiamati a sostenere a gran voce le due fazioni dei Montecchi e Capuleti in lotta tra loro.

La giovane compagnia dello Stivalaccioteatro di Vicenza, con la produzione del Teatro Stabile del Veneto, ha fatto così rinascere la gloriosa tradizione della Commedia dell’Arte che nel Cinque/Seicento ha rianimato ed esportato il teatro italiano in tutta l’Europa. Romeo e Giulietta, la più grande storia d’amore di tutti tempi, è stata riletta in modo irriverente e scanzonato da due squattrinati saltimbanchi e da un’attrice del tutto improvvisata che hanno intrapreso una gara tra loro e con gli spettatori per stravolgere la trama, sempre con un rispetto di fondo per il testo del grande Bardo, con canzoni e pantomime, duelli e l’uso di vari dialetti (fiorentino, veneziano, romagnolo, napoletano) secondo la più nobile tradizione della Commedia dell’Arte.

Infine, come la ciliegina sulla torta, è stata interpretata un’intera scena secondo i dettami del “teatro all’improvviso”, ricostruendo un testo nel quale bisognava dare un senso logico e compiuto a cinque parole suggerite a caso dal pubblico (“balena, regalo, sonnambulismo, verdicchio, Samarcanda” e “mattarello” come mezzo di salvataggio), una prova ampiamente e brillantemente superata da una vulcanica Anna De Franceschi, da due poliedrici attori come Michele Mori e Marco Zoppello, il quale è anche l’autore del testo e ha firmato la regia, mentre la scenografia è di Alberto Nonnato, i costumi di Antonia Munaretti e le maschere di Roberto Maria Macchi.

Questo “Amore saltimbanco di Romeo e Giulietta” è diventato così una irriverente “macchina comica” che ha saputo rendere contemporanea una tradizione antica, pur mantenendo alcuni irrinunciabili passaggi di questo classico shakespeariano con citazioni dal Mercante e dalla Tempesta, con l’uso del monologo finale di Macbeth, quando un personaggio è entrato in crisi esistenziale, con l’inserimento di una parte del celebre monologo di Amleto, quando Giulietta sta sul punto di bere il sonnifero datole da Fra’ Lorenzo.

Particolarmente gustose sono la scena tra Romeo e Fra’ Lorenzo (un avido e folcloristico monaco napoletano) e la scena della Balia romagnola che prima duetta con Fra’ Lorenzo, poi da sola con Giulietta in uno spassoso scambio di ruoli.

La storia è ambientata nel 1574, quando la Serenissima Repubblica di Venezia è in subbuglio, perché circola la notizia che Enrico III, in viaggio verso Parigi per essere incoronato Re di Francia, sosterà per un giorno nella città lagunare e il Doge vuole allestire uno spettacolo per onorare il futuro sovrano. 

Giulio Pasquati e Girolamo Salimbeni, due malmessi saltimbanchi dal passato burrascoso, sono incaricati di allestire uno spettacolo per la fantastica cifra di 10 mila scudi d’argento. I due hanno solo due ore di tempo per prepararsi e andare in scena, ma il vero problema sta nel fatto che la Serenissima vuole si rappresenti Romeo e Giulietta, la più grande storia d’amore che sia mai stata scritta. Per questo è assolutamente necessario trovare una casta e illibata giovinetta a cui assegnare la parte di Giulietta.

Per un colpo di fortuna nel campiello, dove i due hanno allestito il loro misero palchetto, compare la procace prostituta Veronica Franco, disposta a interpretare il personaggio per l’intera somma di 10 mila scudi. Nella realtà storica Veronica non ha mai esercitato la sua professione per la strada, perché è stata la più bella e “honorata” cortigiana della città, che indossava abiti sfarzosi e abitava in un elegante palazzo; è stata inoltre, insieme a Gaspara Stampa, la più grande poetessa veneziana del Cinquecento. Anna De Francesca regge bene questa trasformazione in senso popolaresco, mettendoci verve e un pizzico di comicità senza mai accedere in volgarità, mentre si allestisce questa “prova aperta”, dove la storia del Bardo diventa una materia “viva”, nella quale confluiscono commedia dell’arte, circo equestre e teatro di strada contemporaneo, durante la quale i tre attori gareggiano in effervescenza, dalla festa in casa Capuleti fino alla morte dei due amanti, ricoprendo tutte le parti in copione in un continuo uscire e rientrare nei vari personaggi. Un piccolo capolavoro di comicità e di misura.

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