Successo de “Il viaggio a Reims” a Genova


Alberto Bazzano

14 Nov 2003 - Commenti classica

Genova – La stagione d'opera e balletto 2003/2004 del teatro Carlo Felice di Genova si presenta come una delle più accattivanti del panorama nazionale. Il titolo inaugurale è già significativo: Il viaggio a Reims di G. Rossini. Non occorre ricorrere all'autorevole giudizio di Philip Gossett, che definisce l'opera un autentico capolavoro , per rendersi conto che ci troviamo al cospetto di un prodotto straordinario. Pensata in origine come una cantata scenica , l'opera venne commissionata in vista dei festeggiamenti programmati per l'incoronazione di Carlo X. Ed, infatti,la prima rappresentazione avvenne alla presenza del re e della famiglia reale. Qualche anno dopo l'opera venne smembrata e molta musica rifluì nella partitura de Il conte Ory. Le parti rimanenti, ritenute di scarso valore musicale, per lungo tempo rimasero disperse. Purtuttavia verso la fine degli anni Settanta ciò che si pensava perduto d'incanto riapparve grazie ad approfondite ricerche filologiche. Ciò rese possibile nel 1984 una ripresa dell'opera che venne salutata dalla critica come un evento di natura eccezionale. Ancora oggi, a distanza di circa vent'anni, Il viaggio Reims mantiene inalterato il fascino relativo alla vicenda di un tesoro disperso e ritrovato.
L'esecuzione genovese di quest'anno ruotava intorno alla figura del regista Dario Fo. Non v'è dubbio che ci troviamo di fronte ad un intervento rivitalizzante, ricco di trovate divertenti e geniali. Ciò che si può rimproverare a Fo è, invece, un'irruenza tracimante, una volontà di cogliere la natura intima del soggetto stravolgendo gli equilibri originari. Egli, in buona sostanza, non si è limitato a fare il regista, ma si è posto come autentico coautore, prendendosi libertà , quali la sostituzione di parte del testo del libretto, che, se da un angolo visuale puramente metrico possono starci, sotto il profilo dell'opportunità e dei risultati risultano incongrue e discutibili.
La compagnia di canto si avvaleva di interpreti di acclarata fama rossiniana quali Rockwell Blake (conte di Libenskof) nella cui voce prevalgono ormai le tinte diafane e lunari rispetto allo slancio atletico dell'agilità d'un tempo; Luciana Serra (Madama Cortese) che conserva il nitore d'un timbro suadente innestato su un tessuto di base polposo e sonoro; Enzo Dara (Il barone di Trombonok) la cui eccellente professionalità si è avuto modo ancora una volta di apprezzare; e Alfonso Antoniozzi (don Profondo) corretto nel canto ma forse un po' troppo legato al modello che scaturisce dalla lettura offertaci a suo tempo da Ruggero Raimondi. Buona anche la restante triade femminile costituita da Elena De La Merced nei panni di Corinna, Anna Bonitatibus in quelli della marchesa Melibea e Desirèe Rancatore alle prese con gli scoppiettanti isterismi della contessa di Folleville. Una menzione a parte meritano il convincente Lord Sidney di Simone Alberghini e il Don Prudenzio di Paolo Pecchioli, lodevole per la morbidezza e la qualità tecnica dell'emissione.
Completavano il cast: Lawrence Brownlee (Belfiore), Fabio Maria Capitanucci (Alvaro), Ugo Benelli (don Luigino), Svetlana Serdan (Maddalena), Francesca Valeri (Delia), Paolo Gardina (Modestina), Enrico Marabelli (Antonio), Aldo Orsoline (Zeffirino), Daniele Maniscalchi (Gelsomino).
L'orchestra è stata diretta con buona professionalità da Nicola Luisotti.
(Alberto Bazzano)


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