Robert Eggers nel film “The Northman” riscrive la leggenda del principe Amleto


di Alberto Pellegrino

1 Dic 2022 - Approfondimenti cinema

Uscito nell’aprile 2022 nelle sale italiane, il film The Northman del regista americano Robert Eggers rivisita il personaggio Amleto in un’opera complessa e molto violenta.

Il film “The Northman” del regista e sceneggiatore Robert Eggers (1983), prodotto nel 2020, è arrivato nelle sale nell’aprile 2022 ed è apparso sugli schemi televisivi di Sky il 25 novembre 2022. È il terzo film di questo autore statunitense che ha esordito nel 2007 con il cortometraggio “Hansel and Gretel” e che ora ha voluto realizzare un’opera complessa e impegnativa che vede come protagonista il mitico personaggio di Amleto. Negli Stati Uniti il film è stato vietato ai minori di 17 anni e in Italia ai minori di 14 per la violenza delle sue scene.

Le prime opere cinematografiche

Nel 2015 Robert Eggers ha debuttato nel mondo del lungometraggio con The Witch (Vuoi ascoltare una favola?), nel quale racconta una storia ambientata nel New England, dove nel 1635 un fanatico predicatore viene scacciato dalla comunità puritana. Insieme alla famiglia, egli si trasferisce in una fattoria al limite di un bosco, dove tutti sono sterminati da una congrega di streghe. Si salva solo la giovane Thomasin che si ribella al padre, uccide la madre, sottoscrive un patto con il Demonio e si unisce alle streghe. L’opera trascende l’horror tradizionale per inventare un horror antropologico e religioso, basato sul conflitto tra una società puritana, repressiva, patriarcale e una violenta voglia di liberazione della protagonista che vuole soddisfare le sue voglie terrene connesse anche alla libertà sessuale. Preghiere, estasi, riti satanici, uccisioni e sacrifici umani servono a rappresentare una civiltà segnata dall’estremismo religioso e dalla tradizione patriarcale, che entra in conflitto con una natura selvaggia e violenta, dove il satanismo e la sessualità proibita finiscono per avere la meglio. 

Nel secondo film The Lighthouse (2019) Eggers affronta ancora i temi del mistero e delle forze oscure della natura, delle perversione della mente umana, della ritualità del sangue con uno stile che si rifà a Friedrich Wilhelm Murnau e all’espressionismo tedesco.  È la storia di due uomini che lavorano come guardiani di un faro in un’isola al largo delle coste del New England isolato dal resto del mondo. In questo luogo, pieno di misteri, di allucinazioni di mostri e di sirene, si scatena una lotta feroce che conduce alla morte dei due protagonisti. 

The Northman” è un film scespiriano?

Il nuovo film di Eggars rientra nel genere storico-fantastico, avventuroso-drammatico e si basa su una sceneggiatura scritta insieme al poeta islandese Sjón, ambientata in una Islanda barbarica e selvaggia, con paesaggi bellissimi esaltati dalla fotografia di Jarin Blaschke, dalla scenografia di Craig Lathrop e dai costumi di Linda Muir. Le riprese sono state effettuate nella contea di Antrim, e a Ballygally nell’Irlanda del Nord, nella suggestiva Inishowen nella contea di Donegal in Irlanda.

I film sull’Amleto di Shakespeare ammontano ormai a diverse decine e sono stati prodotti in Europa, negli Stati Uniti, in Asia e in Africa a partire dal 1900 fino ai nostri giorni. Tra questi vi sono opere di notevole valore come l’Amleto (1948) di Laurence Oliver, di Grigorij Kozincev (1964), di Tony Richardson (1969) e di Kenneth Branagh (1996). Persino il fumetto è stato attratto dal personaggio scespiriano, basti ricordare lo splendido Amleto di Gianni De Luca; l’episodio Un principe per Norma disegnato da Trevisan all’interno della mitica saga di Ken Parker di Berardi-Milazzo; il fumetto in stile manga di Emma Vieceli.

Quanti cercassero un Amleto scespiriano nel film di Eggars rimarrebbero delusi, nonostante qualche critico abbia voluto vedere in esso l’ombra del Grande Bardo. In effetti non c’è nulla che possa rifarsi alle tragedie scespiriane, nemmeno un richiamo alla ferocia del Macbeth, che è ambientato nel mondo barbarico dell’alto Medioevo scozzese ben diverso da quello vichingo. Non c’è traccia di Rosencrantz e Guildenstern, di Orazio e Ofelia, soprattutto del raffinato principe danese, un intellettuale del Rinascimento, un mito dell’uomo moderno al pari di Faust, Don Giovanni e Don Chisciotte. Mancano inoltre la poesia, la profondità di pensiero, l’introspezione psicologica dei personaggi di Shakespeare.  Eggars ha contestualizzato la vicenda di Amleth in una società regolata da tradizioni tribali e dominata da poteri arcani, realizzando il poderoso affresco di un mondo dalle componenti ferine, dominato da una virilità inquinata di machismo, segnato da una religiosità primitiva al confine tra il magico e il terreno,  

La fonte letteraria che ha ispirato questo film

Questo film trae aspirazione dalle saghe degli Uomini del Nord e si richiama esplicitamente alle Gesta Danorum di Sassone Grammaticus redatte tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, dove nel Terzo Libro appare questo eroe forte, astuto, spregiudicato, vicino sia al Sigfrido dei Nibelunghi che al malinconico, introverso, meditativo principe danese. Questo Amleth, assetato di vendetta per l’assassinio del padre da parte dello zio, si finge pazzo per attuare i suoi piani e trova pace solo quando incendia la reggia e fa morire tutti i cortigiani, uccide la madre, i fratelli e per ultimo l’assassino del padre. Grammaticus dice che Amleth non è più un uomo, ma “un mostro ridicolo impazzito da un destino impazzito”.

L’Amleth di Eggers è quindi vicino a quello di Grammaticus, anche se in lui si avvertono meno astuzia, più ferocia e più spargimenti di sangue, tipici ingredienti di una saga di vendetta vichinga  e, non a caso, il regista ha scelto come consulente storico Neil Price, un archeologo inglese specializzato nell’epoca vichinga e docente presso il Dipartimento di Archeologia e Storia Antica dell’Università di Uppsala. Eggers, in una continua contaminazione tra Storia e leggenda, riesce a mostrare i principali aspetti della società e della mitologia vichinga: l’abitudine alla violenza, la ferocia delle razzie, le feste tribali, i sacrifici umani, il culto religioso fondato sul Walhalla, Odino e le Valchirie, le liturgie al limite della stregoneria praticate da sacerdoti e sacerdotesse.

Amleth è stato costretto dagli eventi a crescere in una società di “cani che vogliono diventare uomini”, dove lui stesso si è trasformato in un “uomo lupo” che deve rispettare la legge del più forte, del più coraggioso, del più spietato, un guerriero destinato a lottare per la propria sopravvivenza, per cui deve compiere un viaggio iniziatico che si trasforma in un incubo sanguinoso, mentre le “Norne” (le divinità norrene equivalenti alle Parche latine) tessono il filo del suo destino.

Siamo al centro di un universo amorale, dominato dalla legge della vendetta, per cui la stessa tentazione incestuosa di Gudrun, che offre al figlio il proprio corpo in cambio del potere, potrebbe rimandare alla interpretazione psicanalitica del personaggio fatta da Freud: “Amleto può tutto, tranne compiere la vendetta sull’uomo che ha eliminato suo padre prendendone il posto presso la madre, l’uomo che gli mostra attuati i suoi stessi desideri infantili rimossi” (L’interpretazione dei sogni, p.251). Appare tuttavia evidente che questo Amleth si limita a incarnare uno spirito vendicatore e non può essere sottoposto a raffinate analisi psicanalitiche, tanto più che non avrà alcuna esitazione nell’uccidere sua madre.

Molti film e serial televisivi sono stati prodotti sul mondo barbarico dei Vichinghi, ma non hanno mai raggiunto la potenza espressiva di questo film, nel quale viene rappresentato con estrema efficacia lo stretto connubio tra reale e  soprannaturale, il brutale profilo di una società dominata dalla violenza, fondata sulla sopraffazione dell’uomo sulla donna, sullo sfruttamento della schiavitù, sulla presenza di riti magici e di sacrifici umani, su un primitivo codice di onore e di giustizia, lontana dal mondo latino e antecedente alla civiltà medievale dell’Occidente. Nel film hanno un ruolo determinante le forze della natura, per cui il vento, il fango, la pioggia, la neve, il ghiaccio, la cenere, il fuoco diventano personaggi importanti al pari degli esseri umani; sono forze che interagiscono con le loro passioni, sventure, gli scontri fisici, i conflitti psichici che costringono l’individuo a ingaggiare una continua lotta con se stesso, con i propri simili e con la natura circostante.

The Northman presenta tuttavia un limite: poteva essere un ponte tra il pensiero occidentale moderno e il primitivismo della società vichinga, ma il regista si è fermato di fronte a un approfondimento più ambizioso; si è accontentato di raccontare in modo ammirevole un mondo selvaggio attraverso una straordinaria ricostruzione scenografica, un pregevole lavoro di ambientazione antropologica e sociologica, una particolare cura riservata alla parte cromatica e all’impatto visivo delle inquadrature. Che cosa resta pertanto di questo film? La fascinazione per una selvaggia epopea vichinga che tuttavia il regista sente lontana da sé sia per un distacco temporale, sia per l’appartenenza a una civiltà diversa, certamente superiore e più complessa rispetto alla civiltà dei Vichinghi. Eggars insiste con compiacenza stilistica sulla ferocia virile di una determinata epoca storica, per cui il suo film può correre il rischio di diventare, come nel caso di Braveheart di Mel Gibson e di 300 di Zack Snyder, un “oggetto di culto” per le destre di tutto il mondo, contente di avere un appoggio cinematografico così ben fatto per le loro deliranti teorie di patria, onore e virile violenza.

La trama del film

“Vendicherò mio padre. Salverò mia madre. Ucciderò Fjölnir”, in questa specie di tripartizione trinitaria sta la formula alla base di questa storia di vendetta. Siamo nel 895 dopo Cristo in un regno del Nord Atlantico vicino alle Isole Orcadi, governato dal re Aurvandil e dalla regina, Gudrun, accanto ai quali vive il loro figlio Amleth. Di ritorno da un viaggio, il re sottopone il ragazzo a un rituale d’iniziazione per consacrarlo re dopo la sua morte, ma Aurvandil è assassinato davanti al piccolo principe per mano di suo zio Fjölnir. Per non essere ucciso il ragazzo lascia l’isola su una barca e giura di vendicare il padre e salvare la madre senza sapere che è stata lei a ordire la congiura e a sposare l’assassino.

Trascorsi vent’anni, Amleth è diventato un “uomo lupo” assetato di vendetta e fa parte di una banda di Vichinghi che commettono incursioni lungo i fiumi e le coste del Nord Europa.Amleth incontra una veggente che gli ricorda il suo destino e la sua missione; inoltre apprende che Fjölnir gestisce una fattoria in Islanda. Il giovane guerriero si mescola allora a un gruppo di schiavi slavi diretti nell’isola. Sulla nave c’è anche Olga della Foresta delle Betulle, con la quale sente nascere un sentimento e i due decidono di lavorare nella fattoria di Fjölnir, dove lo zio sta crescendo Gunnar e Thorir i fratellastri di Amleth, il quale attende il momento giusto per mettere in atto il suo piano; nel frattempo s’impossessa della spada magica Draugr grazie alla rivelazione di uno stregone. Durante i festeggiamenti notturni Amleth e Olga consumano un rapporto amoroso e giurano di sconfiggere Fjölnir e i suoi uomini.

Nelle notti seguenti, Amleth uccide diversi guerrieri e incontra Gudrun, che gli rivela di essere stata presa come schiava e di averlo concepito dopo uno stupro da parte di suo padre. La regina tenta di sedurre il figlio e promette di giacere con lui se riconquisterà il regno; gli rivela come per un suo ordine Aurvandill sia stato ucciso; gli grida in faccia che preferisce a lui Fjölnir e il loro figlio Gunnar.  Amleth lascia la madre infuriato e uccide nel sonno Thorir, il figlio maggiore di Fjölnir, strappandogli il cuore. Per scoprire chi sta massacrando i suoi uomini, Fjölnir minaccia di uccidere Olga, allora Amleth si consegna per salvare la sua donna e rivela la sua vera identità. Dopo essere stato torturato, viene liberato da un branco di corvi inviati da Odino. Olga e Amleth fuggono con una barca e progettano di andare nelle Orcadi. Amleth scopre che Olga è incinta di due gemelli, uno dei quali diventerà il re profetizzato dalla veggente e, temendo per la vita dei suoi figli finché Fjölnir sarà vivo, ritorna a nuoto sull’isola per compiere la sua vendetta. Libera gli schiavi e uccide la maggior parte degli uomini di Fjölnir, quindi va alla ricerca del suo nemico, ma viene aggredito dalla regina Gudrún e da Gunnar, allora Amleth si difende e li uccide entrambi anche se rimane gravemente ferito. Fjölnir, dopo avere scoperto i corpi della moglie e del figlio, accetta di scontrarsi con Amleth alle Porte di Hel, il vicino vulcano Hekla. I due guerrieri si affrontano in un feroce combattimento e alla fine muoiono entrambi: Amleth è trafitto al cuore dal pugnale di Fjölnir che viene decapitato dalla spada di Amleth. Mentre giace morente, l’eroe comincia ad ascendere verso il Valhalla e ha la visione di Olga che abbraccia i due gemelli, uno dei quali indossa le vesti e le insegne reali.

I personaggi principali e gli interpreti

Lo svedese Alexander Skarsgård sfrutta la sua straripante fisicità (è alto 1 metro e 94), già messa in mostra come il vampiro Eric di True Blood e come l’uomo-scimmia ne La leggenda di Tarzan. Si trasforma in una possente e spietata macchina da guerra, ma riesce anche a trasmettere il dolore di un principe consapevole di essere diventato un reietto e una vittima del proprio destino che lo pone al centro di una tragedia di sangue, violenza e morte. 

Nicole Kidman indossa con eleganza le sontuose vesti e la corona della regina Gudrun, madre di Amleth, riuscendo a esprimere tutta l’ambiguità e il mistero di una donna violentata e infelice, di una moglie e una madre destinata a precipitare in un mondo infernale.

L’altra protagonista femminile è Olga delle Betulle, la giovane slava ridotta in schiavitù che si allea con Amleth per la sopravvivenza. Questo ruolo è stato affidato all’attrice Anya Taylor-Joy, la quale è bravissima nel disegnare la figura di una giovane volitiva che vive in armonia con la natura e che aspira alla libertà, nonostante sia stata ridotta in schiavitù. Il personaggio di Olga non perde d’intensità nemmeno quando passa dal ruolo di sensitiva a quello di amante di Amleth e di futura madre di due gemelli che dovranno garantite la continuità a una dinastia reale. Molto intenso il cameo dell’attrice islandese Björk che indossa i panni di una sciamana non vedente con un copricapo fatto di grano e delle conchiglie che le nascondono gli occhi. Nonostante la brevità dei ruoli, sono risultate centrate ed efficaci le interpretazioni di Claes Bang nel personaggio di Fjölnir (lo zio malvagio di Amleth), di Ethawn Hawke (re Aurvandil) e di Willem Dafoe (il folle giullare di corte).

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