Ricordo della grande fotografa Letizia Battaglia


di Alberto Pellegrino

18 Apr 2022 - Arti Visive

Ci ha lasciato Letizia Battaglia che è stata la più grande fotografa italiana del Novecento. Ricordiamo in questo articolo di Pellegrino la “fotografa della mafia” e il suo impegno civile e culturale.

Letizia Battaglia è la più grande fotografa italiana del secondo Novecento, che inizia a fotografare nel 1969, collaborando con il giornale palermitano “L’Ora”, unica donna tra tutti colleghi uomini. Nel 1970 si trasferisce a Milano, dove incomincia a collaborare con varie testate giornalistiche, facendo esperienze che comportano una sua maturazione tecnico-artistica legata soprattutto allo stile di Josef Koudelka e di Ferdinando Scianna, per poi fare ritorno in Sicilia.

La fotografa della mafia

Nel 1974 ritorna a Palermo e fonda, con il fotografo Franco Zecchin, l’agenzia “Informazione fotografica” e da quel momento comincia a documentare gli “anni di piombo” della sua città sconvolta dalla guerra civile scatenata dal clan dei Corleonesi che vogliono conquistare una posizione egemonica rispetto alle altre famiglie mafiose. Con lo scopo d’informare l’opinione pubblica e di scuotere le coscienze, scatta un numero enorme di fotografie riguardanti i delitti di mafia, l’impegno di magistrati come Falcone e Borsellino, delle forze dell’ordine, la collusione con i politici, fotografie che ben presto fanno il giro del mondo. Spesso è la prima fotoreporter a giungere sui luoghi dove sono compiuti uccisioni mafiose e il suo archivio finisce per raccogliere migliaia d’immagini e alcune di esse sono destinate a diventare celebri come quelle che documentano l’incontro degli esattori mafiosi Salvo con Giulio Andreotti all’hotel Zagarella di Palermo; quella del 6 gennaio 1980 che riprende la macchina con il corpo di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia e fratello dell’attuale Presidente della Repubblica; le immagini che documentano le uccisioni dell’attivista Impastato e del magistrato Terranova e quelle memorabili scattate duranti i funerali a seguito della strage di Capaci oppure i funerali del generale Dalla Chiesa.

Il suo impegno nel rappresentare la società palermitana e siciliana

Letizia Battaglia non è tuttavia soltanto “la fotografa della mafia”, anzi di quelle fotografie si sente in qualche modo “prigioniera, ossessionata da tutte quelle morti, da tutto quel sangue. Allora con le sue straordinarie immagini in bianco e nero così cariche di umanità e di grande forza espressiva comincia a riprendere la vita quotidiana dei quartieri popolari di Palermo, anche in quello dove è persino pericoloso circolare e inizia a fotografare le tradizioni e le feste popolari, i lutti e i matrimoni, le collusioni politiche e i volti del potere, le attività femminili e i giochi infantili, perché Letizia ama riprendere soprattutto le donne e i bambini, cerca di contribuire al loro riscatto sociale, alla loro liberazione dal patriarcato, dalla violenza maschile, dalla miseria. “Ero una donna con problemi, non ero felice – ha dichiarato – La fotografia mi ha salvato da emozioni, disperazioni, catastrofi psichiche”.

Queste fotografie le assicurano una fama internazionale, perché esse non sono soltanto uno straordinario racconto che immortala il volto di Palermo con le sue miserie e il suo splendore, i suoi orrori e la sua nobiltà, ma sono anche la rappresentazione di una vasta umanità, di una storia dove s’incrociano il dolore e la gioia di vivere. Per Letizia Battaglia la fotografia è “una specie di miracolo – scrive il critico fotografico Michele Smargiassi – una congiunzione astrale. Una donna ha voluto fuggire da tutte le sue gabbie. La fotografia le ha mostrato la strada per la libertà. E alla fine, con le sue fotografie, quella donna ha mostrato la libertà a tutto il resto del mondo”.

Letizia Battaglia è la prima fotografa europea a ricevere a New York nel 1985 il Premio Eugene Smith, il più importante riconoscimento statunitense per l’attività fotografica; nel 1999 gli viene assegnato il Mother Johnson Achievement for Life.  Espone in molte città italiane tra cui Torino, Milano, Roma, Bologna e Venezia; sue mostre sono allestite in Germania, Francia, Olanda, Svizzera, Ungheria, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America, Brasile e Canada. Le sue opere sono pubblicate in molti volumi, tra i quali ricordiamo Palermo amore amaro, (Associazione Siciliana della Stampa, 1986), Letizia Battaglia. Passione, giustizia, libertà: fotografie dalla Sicilia (Federico Motta, 1999), Dignità e libertà, fotografie di Letizia Battaglia (Banca Etica, 2012), Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita (Marsilio, 2019), Per Pura Passione (Drago, 2016), Mi prendo il mondo ovunque sia. Una vita da fotografa tra impegno civile e bellezza, (Einaudi, 2020). Ha l’occasione di prendere parte a diversi film-documentario dedicati alla sua fotografia, alla condizione femminile, alla storia della mafia.

Il suo impegno civile e culturale

Tra gli anni Ottanta e Novanta Letizia Battaglia svolge anche un’intensa attività politica a Palermo, prima consigliere comunale e assessore nella giunta di Leoluca Orlando, poi nel 1991 come deputata all’Assemblea regionale siciliana, ricoprendo la carica di vicepresidente della Commissione Cultura. Il suo impegno sociale e la sua passione per gli ideali di libertà e giustizia la portano nel 1979 a fondare con altri il Centro di Documentazione “Giuseppe Impastato” e negli anni Ottanta a creare il “Laboratorio d’If”, dove si formano fotografi e fotoreporter palermitani. Dopo l’assassinio del giudice Falcone, avvenuto il 23 maggio 1992, si allontana dal mondo della fotografia per concentrare la sua attività nel campo sociale e culturale. Dal 2000 al 2003 dirige la rivista bimestrale femminile Mezzocielo. Nel 2003, delusa per il cambiamento del clima sociale e per il senso di emarginazione che avverte intorno alla sua persona, si trasferisce a Parigi, ma nel 2005 ritorna a Palermo e comincia a portare avanti un’intensa attività nelle scuole, dove racconta e testimonia cosa vuol dire per lei fotografare, dettando quelle che sono per lei le regole del fotografare e le motivazioni interiori che devono essere alla base della fotografia:

“Per me esiste sempre un rapporto emotivo con la realtà che si osserva. Spesso mi capita di sbagliare esposizione o inquadratura: vado avanti lo stesso fino a ottenere quell’immagine giusta per me. Non fotografo quasi mai gli uomini (non mi vengono bene). Fotografo le donne, perché in loro ritrovo me stessa. In ogni caso, in genere fotografo persone. Mi avvicino molto con l’obiettivo, uso il grandangolo. Ho molto rispetto per i fotografi americani, e per le grandi fotografe (Tina Modotti, per esempio). Il mio mestiere è quello di documentare; poi, se ci scappa anche la bella foto…I morti di mafia? L’odore del sangue non mi ha più abbandonato”. Nel 2017 fonda e dirige a Palermo, nei Cantieri Culturali della Zisa, il Centro Internazionale di Fotografia che è un museo, una galleria espositiva e una scuola di fotografia. A partire dal 2011 riprende ad esporre le sue opere in diverse mostre personali, fino al 2019 quando a Venezia, presso la Casa dei Tre Oci, viene allestita una grande mostra monografica retrospettiva di tutta la sua carriera. L’ultima mostra è stata ospitata dalla Galleria del Cembalo di Roma dall’11 febbraio al 9 aprile 2022.

Letizia Battaglia è stata una donna dalla forte capacità critica, dall’enorme senso di responsabilità che l’ha spinta a sfidare il pericolo, dove c’era bisogno della sua fotografia, che ha avuto un legame complesso e doloroso con il suo paese. Il suo dovere di testimone non si è limitato a documentare i fatti di mafia; con i suoi scatti ha voluto indagare e raffigurare il volto di tutti i siciliani per poter fissare su pellicola cosa significhi vivere in quel mondo fatto di gente comune, di donne, bambini e uomini semplici che lei riprende nei vicoli e nelle strade cittadine con un occhio che non invade mai il loro spazio, ma si avvicina con delicatezza, quasi con pudore come se la fotografa cercasse di non invadere la loro vita, di non disperdere la loro autenticità.

Accanto agli indigenti, agli emarginati e agli umili, ha ripreso anche lo sfarzo e il lusso dei ricchi, per cui ricchezza e povertà si sono mescolate in un grande affresco sociale che non ha voluto dimenticare nessuno, ma ha voluto rappresentare tutti coloro che vivono e respirano nella sua città. Lo sguardo di Letizia Battaglia non ha mai giudicato o criticato; non ha mai infierito e nemmeno cercato d’interpretare luoghi, persone e avvenimenti: ha voluto presentare la realtà così come l’hanno vista i suoi occhi, senza mai trascurare l’eleganza delle sue inquadrature, senza nascondere la sua grande sensibilità o dimenticare la sua passione sociale. Letizia Battaglia è nata a Palermo nel 1935 ed è morta a Cefalù il 13 aprile 2022, dopo una lunga malattia sopportata con grande dignità e coraggio, senza abbandonare fino all’ultimo la sua attività culturale e sociale.

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