Quentin Tarantino, trent’anni di carriera


di Alberto Pellegrino

5 Apr 2023 - Approfondimenti cinema

Il grande regista Quentin Tarantino festeggia i sessant’anni di vita e i trent’anni di carriera. Alberto Pellegrino ce lo racconta in questo breve saggio.

Quentin Tarantino ai Premi César 2011 (ph di Georges Biard, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14173211)

Quentin Tarantino (1963) è uno sceneggiatore e regista che ha segnato la storia del cinema degli ultimi trent’anni con una serie di film di successo che gli hanno consentito di diventare il più importante regista della sua generazione grazie alla capacità di combinare stili diversi, fondendoli insieme in una nuova opera.

Nel 1971 il piccolo Quentin frequenta la Hawthorne Christian School per poi passare alla Narbonne High School di Harbor City (California), dove comincia ad appassionarsi per il cinema e in particolare per gli “spaghetti-western” italiani con una particolare ammirazione per Sergio Leone. Col passare degli anni Tarantino è diventato un cinefilo quasi maniacale in possesso di una conoscenza enciclopedica della storia del cinema, con una speciale passione per i generi western, poliziesco, qualsiasi film d’azione e la Nouvelle Vague francese. Si è sempre vantato di essere un autodidatta (“Non sono mai andato ad una scuola di cinema; sono andato a vedere film”), ma di avere appreso la lezione da grandi professionisti americani e stranieri come Brian De Palma, Roger Corman, Jean-Luc Godard, Martin Scorsese, William Friedkin, Sofia Coppola, Jean-Pierre Melville, Luc Besson, Sergio Leone, Mario Bava, Fernando Di Leo, Sergio Corbucci, Lucio Fulci, Sergio Sollima, Enzo Castellari, Umberto Lenzi, Carlo Lizzani, i giapponesi Takeshi Kitano e Takashi Miike, il coreano Park Chan-wook, ai quali si aggiunge il suo grande amico e collaboratore Robert Rodriguez.

Questo suo amore per il cinema lo ha portato ad abbondare nelle citazioni, per cui nelle sue immagini e nelle sue sceneggiature si moltiplicano dialoghi, omaggi, situazioni e riferimenti ad altri autori. Accusato di plagio, Tarantino non ha negato di fare spesso riferimento ad altri film, ma ha dichiarato che “i grandi artisti non copiano, rubano”.  Ha conquistato numerosi riconoscimenti a cominciare dalle molte candidature ai Premi Oscar e alla vittoria di sei Oscar (1995, Pulp Fiction; 2010, Bastardi senza gloria; 2013, Django Unchained; 2016, The Hateful Eight; nel 2020, per C’era una volta …Hollywood); inoltre il regista ha vinto una Palma d’oro al Festival di Cannes (1994), quattro Golden Globe, tre David di Donatello, il Premio alla carriera assegnato dalla Festa del Cinema di Roma 2021. 

Un inconfondibile stile cinematografico

Tarantino, in trenta anni di carriera, ha maturato un proprio inconfondibile stile, basato sulla cura per i dialoghi, l’esaltazione della violenza con valenze esplicitamente catartiche, una narrazione marcata da frequenti salti temporali, una passione per la cultura pop, una caratterizzazione a volte grottesca dei personaggi, una vena d’ironia che in alcuni casi confina con la comicità.

Vi sono poi alcuni precisi topos stilistici: le inquadrature dal basso; i lunghi “piano-sequenza”, nei quali il personaggio è seguito per un periodo abbastanza lungo e senza stacchi; l’uso costante e rigoroso della pellicola 35 mm; il culto quasi feticistico per alcuni oggetti o dettagli anatomici (le sigarette, gli hamburger, i piedi femminili); i titoli dei film formati da due/tre parole; il vezzo di ritagliare per sé una piccola parte (un “cammeo”) all’interno del film.

I suoi film più importanti

Il suo primo film Le iene è un’opera originale, cinica e sanguinaria, caratterizzata da un uso disinvolto della tecnica cinematografica, dall’ambiguità morale dei personaggi, dai dialoghi segnati da alcune oscenità, da uno humour devastante e dall’esaltazione della violenza.

Con il secondo film Pulp Fiction Tarantino ottiene una popolarità internazionali, grazie a un intreccio di storie diverse e apparentemente scollegate, che sono abilmente raccordate dall’autore. Anche in questo caso si ha un eccesso di violenza che supera la brutalità del film precedente; nonché l’apporto di un cast di grande livello, formato da Uma Thurman, Samuel L. Jackson, Tim Roth, Bruce Willis, Christopher Walken, Harvey Keitel, Ving Rhames e Rosanna Arquette.  In particolare il film rilancia la carriera di John Travolta, alquanto oscurata dopo i musical che lo avevano reso celebre, con una memorabile interpretazione del gangster pulp Vincent Vega.

Nel 1998 Tarantino realizza due notevoli film, Kill Bill: Volume 1 e Kill Bill: Volume 2, narrativamente e stilisticamente affascinanti con citazioni tratte dalle fonti più disparate (film di kung-fu, serie televisive, revenge movies, spaghetti-western, fumetti, cartoon).

Con Grindhouse Tarantino entra nel mondo dell’horror, girando un’opera con una trama delirante dai toni apocalittici, con dialoghi volutamente grossolani ed effetti speciali che esaltano l’esibizione del sangue e della violenza. Il film è diviso in due episodi: A prova di morte vede Kurt Russell nel ruolo di uno stuntman schizofrenico e misogino che elimina le vittime prescelte a bordo di un’auto potentissima, ma che finirà per essere eliminato da un pool femminile assetato di vendetta; segue Planet Terror, diretto da Rodriguez, il racconto di una epidemia che trasforma gli ammalati in mostri-zombie.  

Nel 2008 Tarantino realizza il film di guerra Bastardi senza gloria, ispirato a Quel maledetto treno blindato di Enzo Castellari. Il cast è formato da Brad Pitt, B. J. Novak, Mélanie Laurent, Eli Roth, Diane Kruger e Christoph Waltz, un attore quasi sconosciuto, che vince l’Oscar come miglior attore non protagonista. Nello stesso tempo il film ottiene ben otto candidature ai Premi Oscar e incontra uno straordinario favore del pubblico.

Nel 2010 compie un nuovo cambio di genere con il film western Django Unchained, ispirato a Django (1966), un famoso “spaghetti-western” italiano diretto da Sergio Corbucci e interpretato da Franco Nero. È la storia di uno schiavo di colore che diventa un cacciatore di taglie sotto la guida di un ex dentista (Christoph Waltz), di sua moglie Broomhilda (Kerry Washington), una schiava del crudele proprietario terriero Calvin Candie (Leonardo Di Caprio). Il film, disseminato di episodi di violenza, razzismo e schiavismo, termina con un bagno di sangue dell’ex schiavo che stermina la famiglia e tutti i collaboratori dello schiavista fino a distruggerne la splendida villa. Candidato a cinque Premi Oscar 2013, il film vince l’Oscar per il miglior attore non protagonista e per la miglior sceneggiatura.

L’ultimo film di Tarantino è stato C’era una volta a…Hollywood (2019) interpretato da Leonardo Di Caprio e Brad Pitt, un’opera che ha riscosso un grande successo di pubblico, ma ha avuto critiche abbastanza severe, nonostante l’assegnazione di un Oscar per il migliore attore non protagonista.

“The Hateful Eight” un film affascinante che ha diviso la critica

Tarantino gira nel 2015 The Hateful Eight, un film che (a nostro giudizio) è la sua opera migliore. La storia, suddivisa in sei capitoli, si svolge nel 1867 in un emporio del Wyoming sperduto in un deserto di neve. Al suo interno si consuma una terribile tragedia determinata da una guerra tra cacciatori di taglie e un rappresentante della legge contro una banda di crudeli banditi che, sotto mentite spoglie, vogliono liberare l’assassina Daisy Domergue condannata al patibolo. Dopo una serie di sorprese e di scontri, dove confluiscono razzismo, patriottismo e nostalgia per lo Stato della Confederazione, avvelenamenti e azioni violentissime, nessuno rimarrà in vita, i “buoni” e i “cattivi” saranno uniti dallo stesso destino di morte come in una tragedia di Eschilo o in un dramma scespiriano. Il film ha il ritmo avvolgente del racconto epico, ma ha anche una struttura che ricorda il mistery alla Agatha Christie con improvvisi colpi di scena, omicidi, sospetti e esplosioni di odio. Esaltato dalle stupende musiche di Ennio Morricone, il film ricorda la tensione drammatica di una tragedia greca, pur rimanendo un prodotto cinematografico metaforico e nello stesso tempo realistico, a volte sottilmente ironico.

Le critiche contraddittorie

Non si tratta di un normale western, ma di un’opera molto “europea”, apprezzata da una parte della critica e giudicata in modo negativo da una minoranza di critici: un giornalista della BBC l’ha definito “il peggior film di Tarantino […] privo di immaginazione e di mordente”; il critico dell’Irish Times ha denunciato una sceneggiatura “carente”, priva di personaggi memorabili e di coerenza narrativa, per cui risulta  “dannatamente noiosa”, una critica che mostra scarse capacità di analisi e con una limitata cultura cinematografica.

Negli Stati Uniti il film è stato accusato di razzismo, ma Tarantino ha risposto che la questione razziale è una parte integrante del processo creativo e imprescindibile per la riuscita dell’opera e che essa riflette la travagliata storia razziale dell’America, la netta divisione tra Nord e Sud, i pericoli e la violenza della “giustizia di frontiera”.

Il film è stato anche accusato di misoginia per il personaggio di Daisy Domergue, sottoposta a ripetuti abusi verbali e fisici, quindi impiccata in una lunga sequenza che è stata definita un “indulgere sulla lenta agonia e morte di Daisy con una fascinazione quasi pornografica”, un “tradimento” dei personaggi femminili positivi dei precedenti film di Tarantino, “un’orgia di misoginia legittimata”. Una parte della critica ha apprezzato invece che Daisy non abbia ricevuto nessun trattamento di favore solo perché donna, non è mai stata ridotta a un oggetto sessuale ed è invece un personaggio consapevole delle proprie azioni (incluso l’omicidio).

La giornalista Courtney Bissonette, oltre a lodare l’abilità di Tarantino nel tratteggiare i personaggi femminili, a proposito del trattamento riservato a Daisy ha detto: “Questa si chiama uguaglianza, parità dei diritti, ed è molto più femminista pensare che un criminale debba essere punito nella stessa maniera per le sue azioni senza distinzione di sesso. Non la trattano come una principessa delle fiabe solo perché è una donna, la trattano come l’assassina che è”.

Da parte sua, Tarantino ha dichiarato che la violenza nei confronti di Daisy è stata concepita proprio per essere scioccante, in quanto si è voluta vedere la reazione del pubblico di fronte a questo in tutto lo svolgimento della storia. Inoltre, ha aggiunto: «La violenza incombe sopra ognuno di questi personaggi, e quindi non mi fermai a pensare che siccome uno di essi era una donna, dovevo trattarlo in maniera diversa. Non mi sembrava giusto e non intendevo farlo». Tarantino ha sostenuto di aver considerato i personaggi tutti uguali, per cui Daisy è vista come un personaggio cattivo in assoluto a causa del suo passato criminale. 

Interpreti e personaggi

Il film ha tratto vantaggio anche da un cast formato da validissimi attori come Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demián Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Channing Tatum e Bruce Dern, che hanno interpretato al meglio la personalità e la psicologia spesso complicata dei vari personaggi: il maggiore Marquis Warren è uno spietato cacciatore di taglie che è stato uno schiavo nero;  John Ruth è un altro cacciatore di taglie detto “il boia”, perché di solito accompagna i ricercati catturati fin sotto alla forca; Daisy Domergue è una spietata e indomabile assassina,  che aspetta la banda del fratello per liberarsi e scappare; Chris Mannix è il nuovo sceriffo di Red Rock, che mostra di avere un insospettabile senso della giustizia. L’intera banda di spietati criminali è guidata da Jody Domergue, il fratello di Daisy, ed è formata dall’inglese Pete Hicox e da Joe Gage, un falso cowboy. Inoltre, è presente Sanford “Sandy” Smithers, un ex generale della Confederazione che ha accettato di collaborare con i banditi, non avendo più alcuna ragione per vivere, poiché la guerra è stata perduta, sua moglie è morta e suo figlio Chester è morto anche lui, ucciso per vendetta dal maggiore Warren.

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