Quarta serata Jazz a Macerata: trionfo per Rava


Manuel Caprari

28 Mar 2004 - Commenti live!

Macerata giovedi 4 Marzo 2004. Quarta serata della stagione jazzistica del teatro Lauro Rossi.
Enrico Rava, trombettista, è uno dei jazzisti italiani più famosi e richiesti, non solo in Italia, anzi, forse soprattutto all'estero. Reduce da una serie di concerti al Blue Note di New York, l'abbiamo potuto ascoltare, accompagnato dal bravissimo pianista Dado Moroni, in una splendida esibizione. Musicista che coniuga grande padronanza tecnica a sicura capacità di coinvolgere emotivamente l'ascolattore, ha alternato belle e personali versioni di standard del jazz statunitense (Nature Boy, Old Devil Moon, Cheek to Cheek, I'm getting Sentimental Over You, All the Things You Are) a ottimi brani di sua composizione, come la ritmata Happiness is to Win a Big Prize in Cash (“la felicità è vincere un bel premio in soldi”, scritta in occasione di un premio ricevuto in Danimarca- una volta tanto un premio utile, in denaro contante, e non le solite inutili e pesantissime statuette, come ha detto lui); o come Le Solite Cose, brano intitolato così perchè, a suo dire, una volta finito di scriverlo si è accorto che somigliava a tantissimi altri brani del passato. Sarà vero, ma Rava ha stile, classe, eleganza e verve sia nella composizione che nell'esecuzione, e qui si potrebbe aprire una lunghissima discussione su cos'è la vera originalità . Un'esibizione a metà tra il bebop e il Miles Davis degli anni '50-'60, con qualche accenno che potremmo definire free jazz (e nella sua carriera, ormai lunga e ricca di collaborazioni con artisti stranieri, Rava ha suonato, non a caso, anche con Don Cherry e Archie Shepp). E da un trombettista che ci ricorda, tra le altre cose, il bebop, ci si aspetta un omaggio a Dizzie Gillespie, che arriva puntuale, con una bella versione di A Night in Tunisia. Nel bis Rava esegue My Funny Valentie, brano che è stato suonato un po' da tutti, spremuto come un limone, su cui sembra non ci sia più nulla da dire e che invece, se ben suonato, ci fa venire puntualmente la pelle d'oca. Un concerto bellissimo; il duetto pianoforte- tromba, senza altri strumenti, crea un'atmosfera intima e di grande raccoglimento che permette di apprezzare al meglio le qualità dei due musicisti.

(Manuel Caprari)


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