Quando Latella prende il tram…


di Elena Bartolucci

11 Feb 2013 - Commenti teatro

QuandoLatellaprendeiltram-883.jpg Macerata – Martedì 5 febbraio 2013, il Teatro Lauro Rossi di Macerata ha visto portare in scena una trasposizione alquanto audace e moderna di Un tram che si chiama desiderio per la regia di Antonio Latella con un cast al seguito davvero eccezionale come Laura Marinoni, Vinicio Marchioni, Giuseppe Lanino, Annibale Pavone, Rosario Tedesco ed Elisabetta Valgoi.
Antonio Latella è uno dei registi più innovativi del panorama teatrale europeo, che con coraggio ha avuto l’ardire di scegliere di rappresentare un testo come quello di Williams (datato 1947, ma mai così attuale), il quale si trascina dietro molti riferimenti alle rappresentazioni teatrali e cinematografiche del passato. Forse proprio per questo motivo il regista ha scelto di filtrare ogni possibile legame legato a questo classico del teatro, partendo proprio dall’allestimento. La scena (rappresentazione astratta di un appartamento), infatti, è svuotata da ogni classico elemento d’arredo, dove ciascun mobile è sventrato e privato del suo normale uso funzionale, in quanto fungono solo da elementi d’appoggio a fari di varie dimensioni, altoparlanti, grovigli di fili a terra e microfoni. Il fatto stesso di dare inizio alla rappresentazione con le luci accese in sala, che rimarranno tali per gran parte del tempo, ha creato un senso di smarrimento allo spettatore. Infastidito da un uso accecante delle luci come il grande occhio di bue posizionato su un tavolo al centro del palcoscenico, fatto roteare dagli stessi attori. Per non parlare dei fari posizionati sul retro della scena a mezza altezza, della lampada stroboscopica sistemata dentro un frigorifero vuoto o dei neon all’interno del letto matrimoniale, che hanno ostacolato per gran parte del tempo una visione normale dello spettacolo.
La narrazione parte dal finale (del testo originale) ovvero l’arrivo del dottore (Rosario Tedesco), che funge da osservatore e voce narrante, presentando al pubblico la storia che sta per essere portata in scena, descrivendo minuziosamente ogni movimento dei personaggi e persino suggerendo le pause e le battute agli attori.
Foto_LatellaIn una torrida estate nella New Orleans degli anni Quaranta (anche se ogni riferimento temporale viene annullato) la vita del giovane immigrato polacco Stanley (Vinicio Marchioni, che fa sfoggio di un curato accento straniero e di tutta la sua fisicità ) e della moglie Stella (Elisabetta Valgoi) viene improvvisamente turbata dall’arrivo della sorella di Stella, Blanche DuBois (una straordinaria Laura Marinoni, capace di stravolgere il suo volto e modulare la sua voce in modo tale da trasporre fisicamente tutto l’isterismo e la caducità del suo personaggio). Una donna elegante e misteriosa, che, nonostante le origini aristocratiche, è caduta in rovina dopo esser stata costretta a vendere le ultime proprietà in suo possesso e a lasciare il suo lavoro di insegnante. Emotivamente e psicologicamente instabile, Blanche vive insieme allo spettatore ciò che succede nella sua mente ovvero un rimbombo di voci, un’esplosione di rumori assordanti e un imperversare improvviso di musiche hard rock, che le impediscono di andare avanti, poichè, tormentata da quanto cerca di tener nascosto da tanto tempo. Non riesce ad amare e farsi amare nemmeno dal suo spasimante e amico fraterno di Stanley, Mitch (Giuseppe Lanino) e a mano a mano nella trama si dipanano tutti quei segreti (il suicidio del fidanzato scopertosi poi un pervertito omosessuale, una relazione avuta con un suo studente minorenne e la perdizione che l’ha guidata nel letto di tanti uomini), che l’hanno portata a una fragilità tale da farla sfociare poi nell’infermità totale. Solamente in quel momento calerà il buio finale. Marchioni ha sicuramente sentito il peso del ruolo di cui è stato investito, ma Latella ha saputo creare un ottimo e ironico riferimento alla storica interpretazione di Marlon Brando nella celebre versione cinematografica che portava la firma del grande maestro Elia Kazan, facendo indossare al suo Stanley (rabbioso, animalesco, sensuale ed estremamente negativo) delle magliette di vari colori con sopra la faccia del divo americano.
Applausi finaliSenza dubbio Latella è riuscito nell’intento di rendere molto più contemporaneo questo grande classico di Tennesee Williams grazie a una geniale riscrittura dello spettacolo ma, anche se l’estrema lunghezza dell’opera (quasi tre ore) e alcune scelte scenografiche possono esser risultate disturbanti e indigeste, è certamente innegabile la bravura degli attori (in primis la Marinoni, mentre rimasto più in disparte Annibale Pavone), capaci di trasportare gli spettatori su quel Tram che si chiama Desiderio carico di tutte le inquietudini, la follia, l’eros animalesco e le paure di ciascun personaggio.
La traduzione del testo è di Masolino D’Amico, l’assistente alla regia è Brunella Giolivo (che ha curato anche le foto di scena), le scene sono di Annelisa Zaccheria, mentre il suono è stato affidato a Franco Visioli, le luci a Robert John Resteghini e i costumi a Fabio Sonnino.

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