Per rendere omaggio a una grande interprete: Milva


di Alberto Pellegrino

28 Apr 2021 - Commenti live!, Teatro

In occasione della scomparsa di Milva, artista poliedrica e di grande spessore culturale, pubblichiamo il breve saggio di Alberto Pellegrino, corredato dalle fotografie che ci ha inviato Romano Folicaldi.

(Tutte le foto sono di Romano Folicaldi)

Maria Ilva Biolcati in arte “Milva” (Goro, 1939 – Milano, 2021) è stata una grande cantante e un’attrice di notevole spessore che ha interpretato spettacoli musicali, teatrali e televisivi, conquistando una grande popolarità in Italia. Le sue canzoni nazional-popolari e d’autore, al pari dei suoi spettacoli, hanno avuto successo anche in Germania. Francia, Spagna, Grecia, Russia, Giappone, Corea del Sud e America Latina. Nel corso della sua carriera ha pubblicato 173 album e 126 singoli; ha venduto circa 80 milioni di dischi. Come riconoscimento alle sue qualità artistiche, le sono state conferite le onorificenze di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca, Cavaliere della Legione d’onore della Repubblica Francese.

Milva era dotata di una voce da contralto ricca di sonorità timbriche particolari, di un solido vibrato, di una personalissima ornamentazione melodica capace di caricare su una sola sillaba testuale un gruppo di note ad altezze diverse (melisma). Per il colore dei suoi capelli era denominata La Rossa (che è anche il titolo di una famosa canzone scritta per lei da Enzo Jannacci), un colore che caratterizzava la sua fede politica di sinistra apertamente dichiarata nei dischi e negli spettacoli come Canti della Libertà e Libertà.

Dopo essersi affermata negli anni Sessanta tra le interpreti più impegnate della canzone, ha cominciato a lavorare nel teatro “leggero”, ma è stato determinante il suo sodalizio con Giorgio Strehler che è diventato una figura-chiave per la sua crescita artistica, avendole dato l’occasione per affermarsi come una delle più importanti attrici teatrali italiane. In particolare, Milva si era specializzata nel repertorio brechtiano, diventandone la maggiore interprete in ambito nazionale e internazionale. L’artista ha dedicato alle canzoni di Bertolt Brecht quattro progetti discografici (Milva canta Brecht) e alcune grandi interpretazioni in spettacoli diretti da Giorgio Strehler: Poesia e canzoni di Bertolt Brecht, Io. Bertolt Brecht (tre edizioni), L’opera da tre soldi, Non sempre splende la luna. Milva canta un nuovo Brecht, ai quali si aggiunge La cantata di un mostro lusitano, adattamento di Strehler di un dramma di Peter Weiss con musiche di Fiorenzo Capri. Ha partecipato ad altri spettacoli di importanti registi, tra i quali vanno segnalate le tre edizioni di I sette peccati capitali di Bertolt Brecht e Kurt Weiss; ha interpretato nel 2004 uno spettacolo dedicato alle composizioni della poetessa Alda Merini; è stata la protagonista delle celebri operette Orfeo all’inferno di Offenbach e Il pipistrello di Johann Strauss, delle opere La vera storia di Lucio Berio, Lulù di Alban Berg e Maria de Buenos Aires, la celebre opera-tango di Astor Piazzolla.

Hanno scritto per lei importanti canzoni Ennio Morricone, Enzo Jannacci, Franco Battiato, Antonello Venditti, Riccardo Cocciante, Paolo Conte e Bruno Lauzi. Il compositore Mikis Theodorakis ha scritto delle canzoni con i prestigiosi testi del Premio Nobel Giorgos Seferis e di altri poeti greci della generazione successiva come Tasos Livaditis, Manos Eleutheriou e Iakovos Kambanellis.

Milva ha vinto numerosi dischi di platino in Italia, Francia e Germania, dove ha conquistato grande popolarità per le sue interpretazioni in lingua tedesca. In particolare le hanno dato grande popolarità le canzoni Milord tratta dal repertorio di Édith Piaf; La filanda, un successo della cantante portoghese Amália Rodrigues, la grande interprete del “fado”; Alexander Platz di Franco Battiato e Giusto Pio; Canzone, di Don Backy, El Tango De Astor Piazzolla, La chanson française e cafè chantant. Per onorare questa grande interprete abbiamo scelto le immagini che ci ha inviato il fotografo Romano Folicaldi, dopo averle selezionate dal suo vasto archivio. Alla serie Le valli di Comacchio, uno dei “luoghi della memoria” dell’autore, appartengono le prime tre fotografie scattate nel 1964, le quali raffigurano il Po di Goro, un mondo di acque, barche, capanni e pescatori, che è anche il mondo dove Milva è nata e cresciuta. Il 25 aprile di quello stesso anno la cantante, insieme all’attore Arnoldo Foà, ha interpretato i Canti della Libertà nel Teatro Lirico di Milano.

Folicaldi, all’interno del suo lungo percorso artistico, ha saputo coniugare in alcuni racconti fotografici la musica, il teatro e la fotografia, riuscendo a fissare la memoria e la magia di molti spettacoli che altrimenti sarebbero caduti nel dimenticatoio. A questo particolare “angolo” dei suoi ricordi appartengono le altre cinque fotografie che sono state scattate nel 1988 e che sono la documentazione dello spettacolo sulle canzoni di Bertolt Brecht interpretato da Milva nel “Teatro Cicconi” di Sant’Elpidio a Mare.

L’autore delle immagini

Romano Folicaldi (1931) è arrivato a Fermo dalla Romagna all’inizio degli anni Sessanta per assumere l’incarico di primario del reparto di ortopedia dell’Ospedale Civile. Nello stesso periodo è entrato a far parte del Centro per la Cultura della Fotografia di Luigi Crocenzi, importante autore neorealista e massimo teorizzatore del racconto fotografico.  Folicaldi si è rapidamente affermato come uno dei più interessanti a creativi fotografi italiani, partecipando a numerose mostre nazionali ed esponendo in diverse personali a Roma, Milano, Fermo, Macerata, pubblicando sue opere su quotidiani, riviste e antologie scolastiche. Per i meriti acquisiti nel campo della fotografia nel 2011 gli è stato assegnato il Premio Friuli Venezia Giulia per un Autore italiano. Folicaldi si è sempre mosso seguendo due personali direttrici artistiche. La prima è la rappresentazione in chiave lirico-realista del paesaggio inteso come metafora del complesso mistero dell’umana esistenza, facendo emergere il costante rapporto esistente tra la presenza dell’uomo e l’ambiente naturale. La seconda è un’attenta e partecipata osservazione e rappresentazione di quella vita quotidiana che pulsa nelle segrete stanze delle nostre case, nelle strade e nelle piazze delle città e dei paesi scelti come soggetto narrativo, perché una “costante” di Folicaldi è una narrazione fotografica che si sviluppa attraverso più immagini coordinate in precise sequenze fotografiche.

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