“Odissea” raccontata da Manara


di Alberto Pellegrino

13 Nov 2025 - Fumetti, Libri

Milo Manara riscrive e disegna una nuova “Odissea”. Recensione del libro (Feltrinelli, 2025) e approfondimento sul personaggio Ulisse nel mondo del fumetto.

È arrivata in libreria una nuova riscrittura dell’Odissea e si potrebbe pensare che si una delle tante, ma questa è stata scritta e illustrata da Milo Manara, un grande maestro del fumetto mondiale, autore di numerosi e memorabili libri a fumetti come il Viaggio a Tulum 1986) e Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet (1992) su sceneggiatura di Federico Fellini; Tutto cominciò con un’estate indiana (1983) e El Gauchio (1992/1995) su sceneggiatura di Hugo Pratt; con altre opere ispirate dalla grande letteratura o dalla storia: La lettera scarlatta (1983), L’asino d’oro (1999), I Borgia (2006/2010), Caravaggio (2015/2019), Il nome della rosa (2023).   

In questa nuova Odissea Manara lavora su due temi: la nostalgia, termine inventato nel 1688 dal medico Iohannes Hofer unendo i termini nòstos (ritorno) e algòs (dolore) per definire una condizione patologica, uno stato d’animo che vuole colmare un indefinito senso di perdita. Si pensi che nel poema Ulisse compare solo nel V canto, prigioniero-amante di Calipso, mentre guarda il mare con gli occhi pieni di lacrime, perché il re di Itaca non è consumato dalla voglia d’avventura e di conoscenza, ma dal desiderio del ritorno a casa (nostos). Il suo destino, che era iniziato con la partenza per Troia, deve concludersi a Itaca per riprendersi il trono e la sua famiglia, pagando un altissimo e doloroso prezzo, la sua vendetta e la strage dei Proci. È la chiusura di un cerchio la cui conferenza temporale misura venti anni, la stessa età di suo figlio Telemaco.   

Telemaco

L’altro tema scelto da Manara è la Telemachia, ma in questo caso non è il viaggio di Telemaco in cerca di notizie sul padre, ma la sua infanzia-adolescenza passata in compagnia del vecchio centauro Chirone che gli racconta le avventure del padre. Del resto, lo psicanalista Massimo Recalcati aveva già proposto nel libro Il complesso di Telemaco (Feltrinelli, 2013), una rilettura del mito riguardo al rapporto genitori-figli dopo “il tramonto del padre”. La figura di Telemaco, che Ulisse non ha potuto crescere, è quella del figlio giusto erede del padre, che non entra in conflitto con la figura paterna, che non vuole la morte di chi l’ha generato, che non cancella con la violenza il debito che lega tra loro le generazioni: “Telemaco sa che senza la ricostruzione simbolica tra padri e figli non si potrà in alcun modo riportare la Legge ad Itaca. In questo senso Telemaco è un’alternativa positiva alla vita maledetta di Edipo. Mentre il personaggio di Sofocle si cava gli occhi dopo aver scoperto la sua vera identità di figlio incestuoso e parricida, quello di Omero ricerca il volto assente del padre. […]Questa è la forza più propria di Telemaco; egli non si limita ad attendere nostalgicamente il ritorno del padre, ma si mette in viaggio, rischiando la sua vita. Telemaco non è una figura passiva dell’attesa, ma una icona del figlio che di fronte all’assenza del padre impugna il proprio desiderio”.

La tradizione culturale

Certamente alle spalle di Manara c’è un enorme entroterra culturale che va dall’Ulisse dantesco al decadente eroe pascoliano, dall’eroe romantico di Tennyson all’eroe superomistico di D’Annunzio; così come sono presenti i poeti-cantautori come Lucio Dalla (Itaca, 1981), Francesco Guccini (Odysseus in “Ritratti”, 2004) e Vinicio Capossela (Calipso, Dimmi Tiresia, Nostos in “Marinai, profeti e balene”, 2011).

Non va dimenticata l’ombra immensa di Ulysses (1922), il capolavoro di James Joyce, una rilettura dell’Odissea dove il protagonista Leopold Bloom/Ulisse non è il personaggio-proiezione dell’autore che si riflette invece in Stephen Dedalus/Telemaco, di cui si era servito per raccontare la complessità del proprio io (non a caso il cognome richiama il labirinto cretese) nel romanzo Ritratto dell’artista da giovane (1917) poi pubblicato col titolo Stefano eroe (1944).

Ulisse nel mondo del fumetto

Precedenti illustri vi sono nel mondo del fumetto a cominciare da Ulisse, il capolavoro creato nel 1974 da Georges Pichard e Jacques Lob (Edizioni L’Isola Trovata, 1985), i quali propongono una rilettura del mito omerico in chiave erotica e psichedelica con una forte dose di ironia. In un mondo dominato da un Olimpo simile a una astronave abitata da dèi simili a fantascientifici giganti meccanizzati, gli elementi si scatenano contro la nave di Ulisse che si scontra con Polifemo dall’unico occhio inceneritore che acceca Omero, il cantore compagno dell’eroe, il quale deve poi fare i conti con Eolo signore dei venti (rappresentati come splendide fanciulle), supera Scilla e Cariddi. Quindi Ulisse approda nel regno di una Circe splendida e sensuale e cede al fascino della maga fino a dimenticare per un anno Penelope. Dopo avere resistito al richiamo affascinante delle Sirene, discende nell’Ade e lascia definitivamente l’isola di Circe per scatenare di nuovo l’ira degli dèi, quando i suoi uomini uccidono le vacche sacre. È la fine per i suoi compagni, mentre l’eroe, per intercessione di Atena, arriva nell’isola della splendida dea Calipso che lo ama e gli offre l’immortalità, ma Ulisse è sempre preso dal pensiero di Itaca, che finalmente raggiunge con l’aiuto di Atena, fa strage dei Proci e ritrova la sua Penelope. Ma la “nostalgia” del passato lo consuma e un giorno Ulisse riparte da solo su una piccola barca: “Nessuno può dire dove lo portino i suoi sogni, quale sarà il suo approdo…Oh! Ulisse, troverai infine ciò che cerchi?”.

Guido Crepax non si sottrae al fascino del mito omerico e fa rivivere come un ulisside dei nostri giorni Phil Rembrandt, il critico d’arte compagno di Valentina (Nessuno, Rizzoli Libri, 1989). Il protagonista di questa nuova avventura omerica sceglie il nome di Nessuno per sottolineare che è un uomo comune, che non vuole “divenir del mondo esperto”, ma condivide con l’eroe omerico la nostalgia, il “desiderio dolente del ritorno” nel mondo quotidiano, dal quale è stato rapito da esseri misteriosi per incontrare figure mostruose. Incontra Chalotte-Circe, Cllio-Calipso, Nicolette-Nausicaa fino a diventare uomo-oggetto dei loro desideri erotici, per ritornare infine nella sua Itaca-Milano. Da parte sua Valentina-Penelope non è la casta consorte del mito, ma vive le sue avventure erotiche in attesa del ritorno del suo compagno.

Il vero modello culturale di Manara è Hugo Pratt che già nel 1963 aveva disegnato le illustrazioni dell’Odissea su testi di Franca Ongaro per il Corriere dei Piccoli, ma nel 1967 realizza il suo primo capolavoro Una Ballata del mare salto con il personaggio di Corto Maltese, che sarebbe diventato la mitica e moderna incarnazione di un nuovo Ulisse che una concezione del “nostos” non più inteso come il ritorno alla propria casa, ma come la continua ricerca di meravigliose avventure con la sua barca che veleggia verso mondi misteriosi e sconosciuti.

Manara, sulla scia del marinaio maltese, scrive e disegna L’Odissea di Giuseppe Bergman (2004), la sesta avventura del suo unico personaggio maschile a carattere seriale, un fratello minore di Corto Maltese, che compie il suo viaggio su un battello in compagnia della bellissima Skipper. Dopo diverse avventure, uscito indenne da una tempesta, Ulisse/Bergman non va in cerca di nuove emozioni, ma chiede di ritornare alla sua isola: “Itaca, da cui sono partiti tutti nostri sogni”, perché Itaca rappresenta per lui l’intero suo immaginario.

Nella Odissea di Manara Telemaco non lascia mai l’isola d’Itaca, dove è cresciuto affascinato dalle avventure del grande padre narrategli dal centauro Chirone. Il ragazzo non prova la nostalgia del “nostos”, ma la nostalgia per l’assenza del padre, le cui tracce cercherà per tutta l’isola fino a diventare adulto e soffrire per il dolore della sua mancanza, quando subisce le violenze dei Proci, per trovare conforto fra le braccia della bellissima madre.

Telemaco rivive le avventure paterne tra i mangiatori di loto, la lotta contro Polifemo, il soggiorno presso l’affascinante e sensuale Circe, la discesa nell’Oltretomba, la tentazione delle bellissime sirene, il lungo soggiorno fra le braccia della ninfa Calipso che l’ama e vorrebbe renderlo immortale, l’approdo nella terra dei Feaci. Telemaco ha venti anni, quando per primo riconosce Ulisse che è finalmente riuscito a ritrovare la sua isola e che sarà poi riconosciuto anche dal cane Argo e dalla vecchia governante Euriclea. Infine, viene consumata la vendetta di Ulisse con la strage dei Proci, per ritrovarsi finalmente tra le braccia amorose della sua Penelope. Ma l’ultima tavola apre un nuovo capitolo di questa storia: l’inquietudine e la voglia d’avventura di Ulisse si sono assopite ma non si sono placate, per cui la sua nave ritorna in mare aperto per veleggiare verso le Colonne d’Ercole per varcare i confini di un mondo sconosciuto.

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