Mike Stern: la chitarra che incanta


Silvio Sbrigata

28 Mar 2003 - Commenti live!

Milano. Se l'indice della bravura di un musicista è il numero di artisti con cui ha lavorato o che hanno voluto la sua presenza nelle loro produzioni, Mike Stern ha un posto di rilievo fra i jazzisti viventi. Bob Berg, Jeff Berlin, Jaco Pastorius, Michel Brecker, Billy Cobham, Miles Davis solo per citarne alcuni; ma anche Joe Amoruso ed Ernesto Vitolo per rimanere a casa nostra. Di questo ne sono certamente convinti i 1400 spettatori che hanno riempito l'Auditorium Verdi lunedì 18 marzo e che lo hanno visto presentare il suo ultimo disco Voices (del 2001). Il quasi cinquatenne Stern era accompagnato in quartet da Bob Franceschini al sax, Lionel Cordew alla batteria e Chris Minh Doky al basso e contrabasso elettrico. Il filo conduttore della serata è appunto Voices, produzione sui generis rispetto al suo normale stile. In esso trovano spazio, oltre che i musicisti insieme a lui sul palco, ospiti illustri del calibro di Vinnie Colaiuta, Dennis Chambers e Jim Beard (anche il produttore del disco) e le splendide voci di Elizabeth Kontomanou, Arto Tuncboyaciyan e di Philip Hamilton. Purtroppo questi ultimi non fanno parte della band per cui l'esecuzione delle esaltanti The River, Wishung Well, Slow Change, Spirit, Leni's Smile e delle altre composizioni di Voices è snaturata rispetto a quella del disco. Tuttavia lo spettacolo è di altissimo livello e Stern ha una grande personalità artistica e, con i suoi fraseggi riesce sempre ad esaltare i presenti. Il chitarrista di Boston ha sviluppato nel corso della sua, ormai trentennale, carriera uno stile personale inconfondibile: un suono ed un tocco suo che lo fanno individuare tra mille anche all'orecchio non allenato. Si fa fatica a seguire il movimento delle mani sul manico della sua immancabile Yamaha e risultano di grande impatto emotivo i brani che Stern apre con degli interminabili guitar-solo, dando sfoggio della sua bravura tecnica. Chi ascolta ha proprio l'impressione di volare insieme al gabbiano le cui strida riproduce perfettamente giocando abilmente con i pick-up e con le corde. Stern è un grande veicolo di emozioni trasmesse alternando, con grande equilibrio, atmosfere soft con ritmi più veloci ostentando una tecnica invidiabile. E' di sicuro uno dei più grandi chitarristi viventi e tra le innumerevoli qualità ha anche quella di dare il dovuto spazio ai musicisti che lo supportano. Durante lo spettacolo infatti sia il sax di Franceschini, sia l'eclettico contrabasso di Doky, sia ancora la batteria di Cordew (una locomotiva ritmica) esaltano i presenti e dimostrano che il trio non è da meno di Stern. Il pubblico si fa trascinare ed esaltare dalle prodezze del quartet e non lesina mai gli applausi. Il chitarrista per ricambiare regala un brano inedito, Pamela's Change, che farà parte del prossimo disco e, alla fine dello spettacolo, la sua presenza nell'atrio del teatro a firmare autografi. Appuntamento con la bella musica, sempre all'Auditorium per il duo Cappelletti – Visibelli il 7 Aprile e, il 19 Maggio, per il Ian Garbarek Quartet.
(Silvio Sbrigata)


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