Mei, a Ferrara, meglio di Alessandrini


Athos Tromboni

27 Mar 2001 - Commenti classica

FERRARA (26 Marzo 2001) – Rinaldo Alessandrini e il Concerto Italiano: prima di riascoltare il direttore-filologo al Teatro Comunale, per la corrente stagione concertistica di Ferrara Musica, conservavamo il ricordo di una sua sublime direzione dell'opera Artaserse di Hasse, a Lugo di Romagna, nel novembre 1999. Dobbiamo dire che se quel ricordo rimane ancora inciso nella nostra memoria, il concerto al Comunale di Ferrara, invece, si è sfocato dopo poche ore. Sì, insomma, una mezza delusione. Non che Alessandrini abbia diretto male. Non gli si può appuntare nulla, sotto l'aspetto formale, se non un piccolo difetto d'impeccabilità durante il Concerto grosso op.6 n.1 di Corelli in apertura di serata (ma qui era stata una sbavatura accidentale dei violini prontamente ripresi dalla bravissima Francesca Vicari, violino principale). Ma non si può negare una certa monotonia del fraseggio orchestrale, persino in accompagnamento del canto di Eva Mei (le arie Una schiera di piaceri, Tu del ciel ministro eletto e Lascia la spina cogli la rosa di Haendel e la cantata Su le sponde del Tebro di Alessandro Scarlatti). à stata un'esecuzione secondo la prassi d'epoca, ma poco brillante proprio nel gioco degli impasti armonici e delle rincorse contrappuntistiche. Certo, la musica italiana del primo Settecento non è quella francese, nè inglese, ma lo stile arcadico applicato a Corelli, qualora lo si dia per giusto e indiscutibile, non regge le proprie certezze quando viene trasposto a Haendel (Concerto grosso op.6 n.4). Giusta la voce di Eva Mei per questo repertorio: la cantante, che abbiamo ascoltato più volte in ruoli mozartiani e rossiniani, controlla il suo naturale timbro lirico quando interpreta la musica preclassica, ed i suoi passaggi nel canto ornato sono sempre morbidi e molto misurati. Ma nell'esecuzione ferrarese, con l'accompagnamento di Concerto Italiano diretto da Alessandrini, gli è stata negata quella aggressività virtuosistica che caratterizza sia la musica vocale di Alessandro Scarlatti, sia quella di Haendel. Un campo dove gli inglesi fanno ancora scuola. E non annoiano mai. Citiamo infine la bella performance di Gabriele Cassone, al bocchino della tromba naturale che accompagna la cantata di Scarlatti: lui e la Mei hanno fatto la differenza. Pubblico comunque soddisfatto e caloroso, alla caccia insistita di un bis concesso con gioia: il richiamato Lascia la spina tratto anch'esso dall'oratorio Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Haendel, come le altre due arie consorelle.
(Athos Tromboni)


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