L’inestinguibile affetto del popolo metheniano a Milano


di Giovanni Longo

19 Mag 2022 - Commenti live!

Successo del concerto di Pat Metheny con il suo Side Eye World Tour al Teatro Arcimboldi di Milano. Perso un po’ di smalto ed energia dei tempi migliori, sul palco, del grande chitarrista del Missouri, in questa ricerca di nuovi “mondi sonori” che comunque promette grandi cose come compositore.

Il concerto tenuto al Teatro Arcimboldi di Milano lo scorso 12 maggio ha chiuso la parte italiana del Side Eye World Tourdi Pat Metheny. La vasta audience del compositore e chitarrista del Missouri ha dovuto attendere due lunghi anni rispetto alle date inizialmente previste, il tempo che la pandemia allentasse la sua morsa. Questo periodo non è comunque trascorso infruttuosamente per gli estimatori e i curiosi dell’artista, del quale sono usciti ben tre lavori nel periodo tra febbraio del ‘20 e settembre del ‘21(From This Place, Road to the Sun e, appunto, Side Eye). Inoltre, lo scorso novembre, Luigi Viva ha pubblicato quella che, con ogni probabilità, è da considerarsi la biografia definitiva di Metheny, l’ultimo capitolo – il quarto – di una storia editoriale iniziata nel lontano 1989 (ne abbiamo parlato sulle nostre pagine: https://www.musiculturaonline.it/luigi-viva-omaggia-lyle-mays/ n.d.r.). La morte di Lyle Mays nel 2020 e – già da una decina d’anni prima – la separazione artistica tra i due hanno segnato uno spartiacque nella carriera di Metheny. tema che il libro di Viva ha adeguatamente esplorato, anche con la giusta evidenziazione della figura di Mays. Il progetto Side Eye è appunto uno dei percorsi che Metheny ha intrapreso sulla strada del rinnovamento e della ricerca di nuovi stimoli. Metheny ha gettato uno sguardo sulle nuove leve del jazz, in particolare della scena newyorchese, e ha chiamato a collaborare con lui un gruppo di giovani talenti, tra i quali spiccano le personalità del pianista e tastierista James Francies e di batteristi quali Marcus Gilmore e Joe Dyson. La prima uscita di questo nuovo progetto, Side Eye V1.IV- NYC (un live registrato nel settembre 2019) ha rivelato alcune piacevoli sorprese, tra nuove composizioni e l’accattivante riproposizione di alcuni classici del repertorio del mitico Pat Metheny Group – e in generale di Metheny. Anche per la parte europea del tour era stata inizialmente prevista una line-up che vedeva, accanto al leader, James Francies e Joe Dyson. Francies ha dovuto però rinunciare per impegni già precedentemente assunti per il 2022 ed è stato rimpiazzato da Chris Fishman.

Le date italiane che hanno preceduto quella di Milano (Padova, Ravenna, Foggia, Roma e Torino) sono state accompagnate da un grande entusiasmo di pubblico e l’esibizione agli Arcimboldi non ha fatto eccezione. Nonostante la fama di Metheny si sostenga più sulle glorie “storiche” (la produzione del Pat Metheny Group è ormai divenuto vero e proprio classico del jazz contemporaneo) che sul passato recente e sull’estro del presente, la sua capacità di attrazione nei confronti delle grandi platee è immutata e appare ben diversa da quella delle altre due grandi figure del chitarrismo americano della nostra epoca, ovvero John Scofield e Bill Frisell, la cui audience risulta ancora contenibile, anche nel nostro Paese, all’interno dei contesti più ristretti di jazz-club come il Blue Note.

Il concerto dell’altra sera ha seguito un canovaccio ormai consolidato, con in apertura l’esibizione con quel capolavoro di liuteria che è la Pikasso Guitar, strumento dalle sonorità intriganti, per poi proseguire con chitarra elettrica e acustica, in una cavalcata che ha abbracciato un repertorio di oltre quaranta anni da Jaco a So May It Secretly Begin a Bright Size Life, alla coinvolgente Timeline, fino alle atmosfere free jazz di Song X, (pietra miliare della sua discografia, lavoro in coabitazione con Ornette Coleman). Di grande effetto come sempre il suono della chitarra synth in Question and Answer. Interessante, ma meno coinvolgente rispetto alla performance registrata su cd, la proposizione di due delle tre nuove composizioni (It Start’s When We Disappear e Zenith Blue) con l’utilizzo di parte di quel geniale congegno meccanico-elettronico che è l’Orchestrion.

Col passare dei minuti però, e a dispetto dell’entusiasmo di molti dei presenti, si sarà forse insinuata in alcuni dei fans storici e più avvertiti l’amara presa d’atto dell’inesorabile scorrere del tempo, e il ricordo di tempi migliori, quando ben altra energia veniva sprigionata sul palco. Amarezza appena mitigata dalla giovanile freschezza degli altri due interpreti, soprattutto di Fishman, certo apprezzabile per la buona verve esibita negli assolo, ma rispetto al quale risulta ostico al momento il paragone con Francies e con la personalità e il carisma che quest’ultimo lascia trasparire dal live pubblicato qualche mese fa.

Concessi generosamente due bis, con gran finale scandito dalle note di Are You Going with Me? e un Pat che si accomiata visibilmente e comprensibilmente provato, anche a causa dei ritmi infernali di questo tour. Sincero il calore del pubblico degli Arcimboldi, che vede tra i presenti una buona percentuale di giovani e giovanissimi, per i quali si è trattato di una delle ultime occasioni di vedere all’opera l’artista-monumento di una generazione, che è anche quella dei Frisell e degli Scofield, che ha innovato in modo profondo il jazz dell’ultimo mezzo secolo. Per non pochi appassionati del nostro è giunto forse il tempo di dismettere l’entusiasmo e di coltivare una pur sempre gratificante affezione basata sui ricordi indelebili dei tempi d’oro. Probabilmente da qui in avanti le cose migliori arriveranno dal Metheny compositore più che dal Metheny “performer”. Qualche segnale in tal senso si coglie nel già menzionato Road to the Sun, dove protagonista assoluta è la chitarra classica che, calata in un contesto cameristico, regala momenti di toccante introspezione.

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