L’eterno fascino dell’Elisir d’amore


di Alberto Pellegrino

7 Feb 2014 - Commenti classica, Musica classica

Arnaud Bernard - MusiculturaonlineAncona – In tempo di magre risorse finanziarie, il direttore artistico Alessio Vlad, per aprire la Stagione lirica 2014 del Teatro delle Muse di Ancona, ha scelto con intelligenza un titolo di sicuro richiamo come L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti (31 gennaio – 2 febbraio), mettendo insieme un cast di prestigio internazionale e affidando la messa in scena a un regista di rara creatività come il francese Arnaud Bernard. L’elisir d’amore, pur rimanendo nel solco della gloriosa tradizione dell’opera comica all’italiana, presenta delle importanti novità, perché il compositore e il librettista Felice Romani hanno saputo sfruttare quanto suggeriva loro la commedia Le philtre di Eugene Scribe, un autore che sa muoversi fra tradizione e innovazione, facendo leva digli stilemi dell’equivoco e della truffa, riuscendo a conferire nuova linfa a situazioni già conosciute e a personaggi già presenti nel passato teatrale e operistico. Molto ci mette poi il genio musicale di Donizetti per avvolgere di un’aurea romantica i protagonisti e rende credibili sia la ricca e capricciosa Adina, sia il povero e ingenuo Nemorino, mentre scompare la figura del vecchio spasimante gabbato per essere sostituita dall’ormai mitico personaggio di Dulcamara, assurto nell’immaginario collettivo a emblema del simpatico imbroglione.Alexey Bogdanchikov -  foto Bobo Antic - Musiculturaonline
L’elisir d’amore, ormai unanimemente considerato un capolavoro del teatro d’opera di tutti i tempi, è un melodramma giocoso, dove la vena comica dell’opera buffa si fonde con l’afflato romantico proprio del migliore Donizetti, il quale nel 1832 ha ormai affinato le sue armi per cui è capace di  costruire con ritmi e moduli linguistici del tutto personali una commedia di costume ambientata nella campagna italiana, lontana dai salotti borghesi o dalle altisonanti dimore dell’aristocrazia. Tutta l’opera è un travagliato percorso verso la felicità, che passa attraverso la sofferenza e la frustrazione del protagonista alla felicità finale secondo un rigore logico e drammaturgico impeccabile, capace di conferire originalità e umanità a tutti personaggi (forse con l’eccezione di Belcore che ricalca l’antica figura del miles gloriosus). La storia d’amore vede lo scontro-incontro tra la bella del villaggio un po’ intellettuale e civettuola e un timido innamorato campagnolo in un rapporto messo ancor più in crisi dall’inserirsi di un soldato tanto galante quanto arrogante. Tutto però sarà risolto in apparenza dal magico filtro d’amore che un dottore ciarlatano è venuto a vendere ai creduli paesani, tra i quali c’è il povero Nemorino, che poi eserciterà una grande attrazione su tutte le ragazze del villaggio quando è arrivata la notizia che ha ereditato un’immensa fortuna. Sotto il profilo musicale il coro gioca nell’opera una parte di primo piano (in questo caso il Coro Lirico Marchigiano ben diretto dal M° Carlo Francesco Meli e Serena Gamberoni - foto Bobo Antic - MusiculturaonlineMorganti), mentre per i cantanti vi è un continuo susseguirsi di cavatine: “Quanto è bella, quanto è cara” (Nemorino), “Della crudele Isotta” (Adina), “Come Paride vezzoso” (Belcore), “Udite, udite o rustici” (Dulcamara), il duetto Adina-Nemorino, il terzetto con Belcore, il quartetto con Giannina, il duetto Adina-Dulcamara, infine la romanza “Una furtiva lacrima”, che da sola sarebbe sufficiente a decretare il successo di un’opera.
Il regista Arnaud Bernard ha bene interpretato lo spirito di quest’opera che porta sulla scena la vita semplice ma saporosa di un piccolo paese, che Donizetti rende credibile con la partecipazione vivace delle masse corali e la fantasia melodica dell’intera partitura. Bernard ha la capacità di innovare nella tradizione, di esercitare la propria creatività nel fondamentale rispetto della struttura drammaturgica e dell’intero tessuto musicale, avvalendosi delle suggestive videoproiezioni di Carlo Fiorini e dei costumi di Carla Ricotti. Per prima cosa egli compie una scelta temporale, trasferendo la vicenda dal primo Ottocento agli anni Cinquanta del Novecento, collocandola fra le risaie della Bassa lombarda o emiliana in un paese abitato da mondine e operai, dove l’unico mezzo di trasporto è la bicicletta. L’intera vicenda ha come sfondo un paesaggio avvolto nelle nebbie e segnato da alberi spettrali e da lungi filari di pioppi che appaiono nelle belle e poetiche immagini di Luigi Ghirri; unicaScena d'insieme -  foto di Bobo Antic - Musiculturaonline eccezione è un cielo notturno con pioggia di stelle cadenti che fa da commento visivo all’appassionata ma sfortunata dichiarazione d’amore di Nemorino. Un primo colpo di scena si ha con l’ingresso di un reparto di bersaglieri con tanto di bandiera tricolore, guidato da un tronfio Belcore assiso su una motocarrozzetta. Il secondo colpo di scena ha luogo con l’ingresso di Dulcamara e dei suoi assistenti sulla mitica Citroen bianca R4, che si trasforma nell’altare su cui si celebra il rito manipolatorio della vendita dell’elisir. La regia, per avvalorare iconicamente la cavatina di Dulcamara, sceglie le immagini pubblicitarie di Carosello dedicate a celebri bevande; infine, per marcare il rapporto tra televisione e nascente società dei consumi, il fidanzamento tra Adina e Belcore è ripreso con una telecamera e illuminato dai flash fotografici, mentre sullo schermo troneggia il celebre monoscopio che allora apriva e chiudeva tutti i programmi televisivi. Nel secondo atto gli abiti di lavoro sono sostituiti da colorati abiti della festa, Belcore appare in grande uniforme con alle spalle uno schieramento di bersaglieri motociclisti, Adina indossa un elegante abito da sposa e Dulcamara, improvvisatosi regista di matrimoni, riprende la scena con un Scena d'insieme in primo piano Francesco Meli a destra Serena Gamberoni - foto Bobo Antic - Musiculturaonlineimprovvisato set televisivo. Il dramma del povero Nemorino si consuma sotto una cavalcata di nubi tempestose, mentre in un bosco di pioppi le ragazze del villaggio prima commentano la notizia dell’eredità di Nemorino, poi lo corteggiano e lo inseguono per accaparrarsi i suoi favori. Ci si avvia alla conclusione, perché Adina ha scoperto che Nemorino si è arruolato nell’esercito per comprare altre dosi di elisir, allora riscatta il suo contratto per scoprire finalmente l’amore di questo giovane; il bosco che fa da sfondo all’incontro vira dalla notte verso la luce dell’aurora che annuncia la sopraggiunta unione felice; da parte sua Dulcamara, che si è astutamente attribuito questo lieto fine grazie al suo miracoloso elisir, sale in cielo trasportato da due belle ali di angelo.
Il M° Jader Bignamini ha diretto l’Orchestra Filarmonica Marchigiana nel pieno rispetto ritmico della partitura e ha guidato con efficacia gli interpreti che costituivano un cast di assoluto valore a cominciare da Francesco Meli (Nemorino) ormai considerato uno deiSerena Gamberoni - foto Bobo Antic - Musiculturaonline migliori tenori lirici del mondo; purtroppo un’improvvisa tracheite l’ha costretto ad abbandonare la scena, dopo avere “eroicamente” resistito per tutto il primo atto nonostante gli evidenti fastidi alla gola, che non gli hanno impedito di mostrare le sue eccezionali doti canore. Lo ha sostituito nel secondo atto il giovane tenore Davide Giusti (impresa quanto mai impegnativa), il quale ha mostrato una buona tecnica interpretativa fino all’appassionata esecuzione di Una furtiva lacrima, che il pubblico ha accolto con un caloroso applauso. Elegante ed efficace è stata l’interpretazione di Serena Gamberoni (Adina), un giovane soprano ormai affermato nei ruoli “di grazia”; pienamente a suo agio nel ruolo di Dulcamara, si è mostrato il basso comico Bruno Praticò, un interprete di valore internazionale, che ha affrontato il personaggio con la giusta dose di ironia e di furbesca cialtroneria; bene ha fatto nel ruolo “minore” di Giannetta il soprano Marta Torbidoni che ha cantato e si è mossa sulla scena con disinvolta malizia; un po’al di sotto degli altri è apparso il baritono Alexey Bogdanchikov che, al di là della giusta intonazione ed emissione di voce, ha mostrato delle carenze interpretative nel dare spessore comico al personaggio di Belcore.

Serena Gamberoni, soprano - MusiculturaonlineSerena Gamberoni e Bruno Praticò -  foto Bobo Antic - Musiculturaonline

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