“L'Amore ingegnoso”: successo di Opera Aperta


Alberto Pellegrino

10 Nov 2003 - Commenti classica

Domenico Carboni, musicologo, compositore e direttore della Biblioteca Musicale Governativa del Conservatorio di Musica S. Cecilia , ha proceduto alla ricostruzione del manoscritto della partitura dell'opera di Giovanni Paisiello L'Amore ingegnoso, un intermezzo per musica di cui si conosceva l'esistenza attraverso il libretto di sala dove si legge: La Musica è del Celebre Sig. Giovanni Paisiello Napoletano Compositore di S. M. Il Re delle Due Sicilie, e all'attual Servizio di S. M. l'Imperatrice di tutte le Russie & c . Paisiello, avendo pochissimo tempo a disposizione, scrisse l'opera commissionata dal Teatro Valle di Roma nel 1785 con molta fretta come è facile desumere dall'autografo dove ad un certo punto si legge: Fine dei recitativi. Ma mi rincresce per il Povero Cristo che l'avrà da copiare perchè non ne capirà una parola stante che non li capisco neppure io . Sempre a causa del poso tempo a disposizione il compositore ha riciclato anche alcune arie dalle sue opere precedenti Il Barbiere di Siviglia e Re Teodoro. Lo stesso libretto risulta anonimo e forse è stato scritto dallo stesso compositore. Le parti femminili sono state composte per i castrati vista la legge che nello Stato Pontificio era proibito alle donne si salire sul palcoscenico. Pertanto l'allestimento, andato in scena nei Teatro di Matelica (MC), Pollenza (MC) e Tolentino (MC), deve essere considerato non solo la prima assoluta in tempi moderni, ma anche la prima esecuzione con interpreti femminili. La revisione è stata condotto sull'autografo esistente presso la Biblioteca del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli e su manoscritti di arie staccate conservate presso la Biblioteca del Conservatorio di S. Cecilia a Roma. Andata in scena con la regia di Domenico Carboni e le scenografie di Rita Romagnoli, l'opera è risultata particolarmente gradevole e brillante grazie alla esecuzione dell'Orchestra Accademia della Libellula diretta dal M Cinzia Pennesi. E all'impegno di interpreti particolarmente validi: per le parti femminili il giovanissimo soprano marchigiano Annarosa Agostini (Giannina), il mezzosoprano Elisabetta Lombardi (Lindora) che vanta un brillante curriculum nel repertorio settecentesco; per le parti maschili il tenore messicano Baltazar Zuniga (Leandro), il baritono tedesco Thomas Busch (Berto) e il baritono Walter Alberti che ha fornito un'ottima prova nei panni di Don Martufo, si tratta infatti di un interprete che può vantare una brillante carriera avendo lavorato a fianco di illustri direttori d'orchestra e registi in particolare nel ruolo di baritono buffo nei principali teatri italiani e stranieri compresi La Scala, l'Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Comunale di Bologna, il Regio di Torino, il Massimo di Palermo, il Coven Garden e la Carnegie Hall.
La vicenda si svolge sulle rive del Brenta, in un giardino dove si affacciano due ville rispettivamente abitate da Don Martufo e dalla sua giovane pupilla Giannina, da Leandro e dalla sorella Lindora. Giannina e Leandro sono innamorati, ma non riescono ad incontrarsi a causa della spietata sorveglianza del tutore. La ragazza ha scritto una lettera che cerca di far recapitare all'innamorato, ma Don Martufo la sorprende e vorrebbe impadronirsi dello scritto. Allora Giannina, inventandosi la presenza di un ladro, provoca una certa confusione per cui il tutore va alla caccia dell'intruso. Arrivano Leandro e il fedele Berto per incontrare Giannina, quando ritorna Don Martufo che scambia il servo per il ladro. Berto per difendersi inventa la scusa che è entrato nel giardino per cercare un tesoro che ha saputo vi è stato sotterrato. Don Martufo si convince e esce per affari, per cui Leandro si può incontrare con Giannina, dichiarare il suo amore e giurarle fedeltà . Lindora promette di aiutare il fratello intercedendo presso Don Martufo, ma quando lo incontra non lo riconosce e accusa il vicino di essere una persona sgradevole che impedisce ai due giovani innamorati di incontrarsi. Don Martufo, venuto a conoscenza dei sentimenti dei due giovani, rimprovera Giannina per i suoi sotterfugi, essendo segretamente innamorato della ragazza, la quale sorprende Leandro con la sorella e crede che il giovane la tradisca con un'altra, per cui giura di vendicarsi. Lindora, appresa la verità da Berto, si dispera per aver causato questo disastro, anche se il servo dichiara di poter aggiustare le cose. Giannina per vendicarsi chiede al tutore di trovargli un marito e Don Martufo approfitta per offrire se stesso come sposo, ottenendo però il rifiuto della ragazza. Lindora si propone di rimediare al suo errore, cercando di conquistare per sè Don Martufo. Mentre Berto cerca di convincere Giannina che Leandro le è fedele. Il servo viene di nuovo sorpreso dal tutore che ritorna a parlargli del tesoro. Leandro e Giannina s'incontrano, ma la ragazza è ancora convinta di essere stata tradita e per vendetta invita il giovane ad entrare in casa per farlo sorprendere da Don Martufo. Nel frattempo Lindora si nasconde in casa, per cui al momento di far scattare la trappola il tutore trova Lindora la posto del giovane innamorato, così Giannina scopre che si tratta della sorella di Leandro, mentre Don Martufo si sente preso in giro e si scaglia contro tutti. Il tutore non è insensibile alle attenzioni di Lindora e Giannina si finge gelosa, intanto Berto si dà da fare per far sapere a Don Martufo che la giovane è invaghita di lui e che è molto ricca, cosa che la rende ancora più attraente agli occhi dell'anziano spasimante. L'azione si sposta nella casa di Leandro, dove Berto annuncia l'arrivo di Don Martufo e della pupilla. Mentre Leandro medita sulla volubilità delle donne, Don Martufo fa la corte a Lindora, ma è sorpreso da Giannina che gli fa una scenata di gelosia. Leandro sostiene che è stato oltraggiato l'onore della sorella e sfida a duello il tutore. Lindora prende le difese del suo innamorato e gli onsiglia di darsela a gambe, ma Leandro pretende come riparazione la mano della pupilla, mostrandosi sempre più minaccioso. Berto interviene per riportare la pace e tutti ora sembrano felici meno il povero Don Martufo che appare sempre più smarrito. Giannina e Leandro si scambiano nuove promesse d'amore, ma il tutore cerca ancora di opporsi alla loro unione. Giannina si nasconde e Don Martufo la cerca disperato. Lindora cerca di consolarlo offrendole il suo amore ed arriva anche Giannina che gli chiede perdono per la sua disubbidienza. Il tutore commosso concede l'autorizzazione alle nozze e decide di consolarsi con la bella Lindora. Alla fine tutti innalzano un inno all'amore che si prende gioco degli umani.
(Alberto Pellegrino)


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