La straordinaria viola di Savall


Mauro Navarri

10 Ago 2004 - Commenti classica

Camerino (MC) 3 agosto 2004 – Si spengono le luci, nella sala si crea un silenzio d'attesa e di mistero. Entra un signore alto, diresti sulla cinquantina, chioma fluente, barba brizzolata, con un lungo pastrano nero, a metà fra il bohèmienne e il demoniaco (chissà se le apparizioni in pubblico di Paganini creavano questo effetto). Tiene in mano un grosso strumento, simile al violoncello. Sale sulla pedana, s'inchina devotamente di fronte agli astanti, accorda lo strumento, inforca gli occhiali e inizia a parlare. Si sente che non è italiano, ma parla con proprietà di linguaggio sulle caratteristiche del suo strumento (una viola da gamba), del repertorio esistente, dei compositori specifici e del loro rapporto con la musica contemporanea. Dopodichè appoggia l'archetto sulle corde e inizia la magia! D'incanto sembra che nella sala siano entrati un coro invisibile di angeli (Les voix Humaines di Marin Marais), o addirittura una fanfara di militari in parata che si mettono a battagliare (A Souldiers March di Thomas Hume); ancora si sentono delle campane (La Cloche di John Playford) o persino delle cornamuse (The Lancashire Pipes di Anonimo del XVI sec.). In realtà sul podio c'è solo lui, il grande Jordi Savall, maestro insuperato della musica antica filologica (cioè fatta con la prassi e con gli strumenti dell'epoca) con la sua viola da gamba a 7 corde inglese del 1697.
Già nel 1637 Marin Marsenne spiegava, nel suo Harmonie Universelle, l'importante relazione tra la viola da gamba e la voce umana: Certamente, se gli strumenti sono valutati in proporzione a quanto meglio imitino la voce, e se tra gli artifici si stimano di più tutti quelli che riproducono meglio la natura, sembra non si possa negare il primo posto alla viola, che simula la voce in tutte le sue modulazioni e fino nei suoi più espressivi accenti di tristezza e di gioia. L'archetto, che rende questi effetti, permette un'arcata lunga all'incirca quanto la normale emissione della voce, di cui può riprodurre la gioia, la tristezza, l'agilità , la dolcezza e la forza con la sua vivacità , il suo languore, la sua velocità , la leggerezza o l'energia della sua pressione sulle corde; allo stesso tempo, i tremiti e le carezze della mano sinistra, la cosiddetta mano del manico, ne rappresentano con naturalezza il portamento e le grazie . Nel suo Traitè e la Viole del 1687, Jean Rousseau diceva anche che l'esecuzione dei pezzi melodici, per la loro semplicità , richiede molta delicatezza e tenerezza, ed è qui che ci si deve sforzare il più possibile di imitare tutto ciò che la voce può produrre di gradevole e seducente .
Il programma del concerto è stato una sorta di panoramica sulla viola nel Barocco, organizzato come un mosaico, con pezzi d'ispirazione francese o italiana e pezzi di autori inglesi. Le opere del più puro stile francese, come quelle di Marin Marais, si mescolano con quelli più influenzati dal cantabile italiano. Infine l'adattamento di opere di J. S. Bach come l'Allemanda corrispondono all'idea di una pratica del tutto abituale in un'epoca in cui i più grandi virtuosi non esitavano ad adattare e suonare con i loro strumenti le musiche più belle indipendentemente dalla loro origine. Va anche ricordato che il repertorio della viola da gamba rimaneva sovente un dominio riservato agli interpreti-compositori e che essi erano in effetti i soli autorizzati a pubblicare opere per il loro strumento, il che spiegherebbe perchè Franà ois Couperin non abbia potuto firmare la stampa dei suoi Pièces de Viole nel 1728 se non con le iniziale F. C.. Anche il fatto che gli stessi interpreti-compositori come Marin Marais o Karl-Friedrich Abel siano stati dei grandi improvvisatori spiega la scarsa quantità di opere per viola sola da parte di loro colleghi non violisti, ad esempio J. S. Bach o lo stesso Couperin.
Jordi Savall è nato a Barcellona nel 1941: iniziati gli studi musicali all'età di 6 anni, ben presto inizia ad esplorare avidamente nuovi orizzonti, riscoprendo l'importanza della musica antica e valorizzando la viola da gamba. Fin dal 1970 ha inciso come solista i capolavori del repertorio per questo strumento. Con la sua partecipazione al film di Alain Corneau Tutte le mattine del mondo Savall ha dimostrato che la musica antica non è necessariamente elitaria e che può interessare anche un pubblico sempre più giovane e vasto, come d'altronde il concerto di questa sera ha dimostrato.

(Mauro Navarri)


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