La magia delle storie narrate dalla danza di Aterballetto


di Elena Bartolucci

28 Mar 2023 - Commenti danza

Due visioni coreografiche differenti sul tema del distanziamento tra abbracci mancati e desiderio di recupero di empatia questo “Storie” dell’Aterballetto, al Teatro Lauro Rossi di Macerata.

(Foto di Celeste Lombardi)

“Preludio”

Macerata – Giovedì 24 marzo presso il Teatro Lauro Rossi di Macerata è andata in scena la seconda replica di Storie, una piccola antologia di frammenti danzati della famosa compagnia Aterballetto.

Un assaggio del ricchissimo universo artistico di due coreografi, entrambi cresciuti all’interno della compagnia e oggi apprezzati a livello internazionale: Diego Tortelli (coreografo residente della compagnia, attivo tra Italia e Germania) e Philippe Kratz (coreografo di origini tedesche, per anni danzatore di punta della compagnia da tempo lanciato nella coreografia e ora richiesto anche dal Teatro alla Scala).

La serata inizia con “Preludio”, una creazione intensa e piena di poesia per 5 interpreti costruita attorno ad alcuni dei più intensi brani di Nick Cave, uno dei più grandi esponenti del Post Punk.

Nei brani del cantautore australiano viene affrontato “l’intreccio tra temi come l’amore, il ‘credo’, la dipendenza, l’ossessione e la perdita intersecandosi tra di loro come se stesse raccontando una storia, un vissuto che può essere percepito da tutti tramite il suo uso delle note o del tono di voce”.

Davvero intenso l’uso delle parole e della musica dei brani Mah Sanctum e Into my arms, in cui si parla di “capacità di cambiamento e costante trasformazione, credo nella sua contemporaneità, ma anche alla sua capacità di continuare a provare quelle emozioni che ci sono state tramandate”.

Lo stesso coreografo ha dichiarato che “in questo lavoro ricerco soprattutto su queste ossessioni, compulsioni, dipendenze, contrasti trasformando i corpi dei 5 danzatori non in uomini e donne, ma in stimoli emotivi; stimoli che sono partecipi di poemi scritti dei quali basterebbe comprenderne il fatto che non si concludono lì sulla scena”.

In questa creazione ogni movimento fluido è intervallato da piccoli gesti meccanici e contorti e l’unica nota dolente, seppure impercettibile, è la sincronia che a tratti viene a mancare nella parte iniziale.

La serata continua con “O”, in cui “due esseri umani o due robot in uno stato di trascendenza emotiva si muovono insieme al ritmo infinito dei loro cuori inarrestabili”. L’aspetto quasi da automa dei due protagonisti viene sottolineato dalla scelta della musica elettronica e da movimenti quasi sincopati e a tratti persino impercettibili nonché piccoli passi quasi sul posto, che riescono comunque a ricreare una forte sensazione poetica in un palco completamente spoglio in cui è solo la luce a cambiare colore e atmosfera, regalando però un magnetismo coinvolgente. Un balletto che obbliga lo spettatore a interrogarsi “su come potrebbe mutare il senso del contatto fisico: resterà emotivo e sentito, o diventerà seriale e alienato?”

Dopo un brevissimo intervallo si è proseguito con “Another story”, in cui il tentativo è quello di “raccontare la nuova storia del gesto più temuto e allo stesso tempo desiderato del 2020, colpito da un’epidemia globale: l’abbraccio. Un gesto così semplice come un abbraccio si è ora reinventato aggiungendo infinite declinazioni al suo più basilare significato, trasformandosi nel desiderio più nascosto e all’opposto in un atto quasi ‘terroristico’, non perdendo comunque il suo significato profondo di condivisione carnale effettiva.

Another story diventa quindi un abbraccio solitario, un abbraccio condiviso, un abbraccio violento, dolente, faticoso ed anche desiderato, nascosto, intimo, idolatrato… l’unica previsione a cui non possiamo affidarci è come questo gesto semplice continuerà la sua mutazione”.

Le evoluzioni dei soli due danzatori in un duetto molto fluido e sensuale alternano leggerezza e ritmica sottolineata anche dal battere dei pugni sul petto di entrambi i danzatori.

La serata si conclude con il quarto e ultimo balletto intitolato “Alpha Grace”. Questa creazione “si rivolge al passato, all’essenziale, e in questo caso, a una delle nostre virtù forse più importanti: la compassione, l’empatia, intesa come percezione di noi stessi su un piano comune con chi ci sta accanto. Uno stato che ci permette di comprendere davvero l’altro, di non vederlo come diverso, di imparare a provare le sue stesse emozioni e così conoscerne il valore. La parola ‘alpha’, simbolo dell’arcaico, si abbina alla parola ‘grace’, la gentilezza dal valore quasi sacrale”.

Durante il balletto i danzatori si intercambiano tra loro dando origine a movimenti a tratti astratti ma sempre in completa sincronia, in cui avvengono diversi cambi di registro in base anche alla scelta piuttosto eterogenea dei brani musicali di sottofondo: “più persone si aggiungono al quadro fino ad arrivare a un’azione di gruppo in cui le varie voci nella loro dispersione seguono un ritmo che finalmente li accomuna”.

Una serata molto interessante per la danza contemporanea in cui sono state offerte due visioni d’autore differenti seppur legate dal comune denominatore della composizione coreografica intorno al tema del distanziamento tra abbracci mancati e desiderio di recupero di empatia.

Le coreografie sono di Diego Tortelli (PRELUDIO e ANOTHER STORY) e Philippe Kratz (O e ALPHA GRACE), la musica è firmata da Nick Cave (PRELUDIO), Mark Pritchard e The Field (O), Spiritualized con consulenza di Federico Bigonzetti (ANOTHER STORY) e Barrio Sur con Fela Kuti (ALPHA GRACE).
Le incredibili luci sono una creazione di Carlo Cerri.

Lo spettacolo è una coproduzione di Teatro Ristori di Verona con il supporto di Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa per Alpha Grace.

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