La Duse raccontata magistralmente dalla Villoresi, accompagnata da Marco Scolastra, a Senigallia


di Roberta Rocchetti

30 Mag 2022 - Commenti classica, Commenti teatro

29 maggio, presso la Rotonda a mare di Senigallia, “La musica dell’anima”, spettacolo su Eleonora Duse con Pamela Villoresi accompagnata al pianoforte da Marco Scolastra. Il bellissimo spettacolo che abbiamo seguito era all’interno della Stagione Concertistica dell’Ente Concerti di Pesaro.

Una Rotonda sul mare, le ultime piogge di primavera, e gli ombrelloni chiusi ma pronti ad iniziare una nuova stagione di lavoro che si muovono al vento del tramonto come un pacifico esercito di soldati dell’ozio, l’unico esercito attivo che ci auguriamo al momento.

Percorriamo il lungo corridoio esterno per assistere alla seconda serata della stagione concertistica di Senigallia che vede protagonisti Pamela Villoresi e Marco Scolastra.

Pamela Villoresi attrice toscana conosciuta anche dal pubblico extra teatrale per le sue innumerevoli partecipazioni a produzioni cinematografiche e televisive ha calpestato le tavole del palcoscenico fin dalla più tenera età e sarà anche per questa affinità che ha voluto portare in scena la vita di un’altra attrice che sul palcoscenico ci è praticamente nata: Eleonora Duse.

Accompagnata da Scolastra, pianista di lungo corso con una carriera che spazia dall’accompagnamento alla prosa, alla lirica e alla concertistica, in “La musica dell’anima” su testi di Maria Letizia Campatangelo, Villoresi si è lasciata impossessare dallo spirito della sua illustre collega per un’ora e mezza, narrando al pubblico la nascita, la vita e la morte del tormentato genio del teatro.

Partendo dai primi anni, quando si trovò catapultata davanti al pubblico quasi suo malgrado essendo figlia di mestieranti teatrali, agli anni napoletani, l’amicizia con Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio, ma soprattutto la relazione con Martino Cafiero, a cui venne presto a noia ma non prima di averla messa incinta. Villoresi narra la disperazione e la solitudine che coglievano una ragazza madre a cavallo tra ‘800 e ‘900 superate nonostante tutto in questo caso, ma la morte precoce della creatura portata in grembo regala alla Duse il secondo devastante lutto dopo la morte della madre.

Nel raccontarlo Pamela cerca di creare come un ectoplasma emozionale un dolore tangibile, empatico e ci riesce nel momento in cui il copione prevede una sospensione della narrazione, lascia la parola ai tasti bianchi e neri di Scolastra e gira le spalle al pubblico per lasciarlo concentrare sulle note. In quel momento potrebbe pensare a qualunque cosa e non ce ne accorgeremmo, ha dimenticato l’ombrello? Deve fare la spesa? Le fanno male le scarpe? Ma quando si gira di nuovo verso la platea ha gli occhi bagnati di pianto e il naso che cola. Ecco la differenza tra un’Attrice e chi recita.

Il racconto prosegue fino alla sofferta relazione con Arrigo Boito, alla nascita della seconda figlia Enrichetta avuta stavolta all’interno del regolare matrimonio con Tebaldo Checchi, all’amichevole rivalità con Sarah Bernhardt, le tournée in giro per il mondo fino al fatale incontro con Gabriele d’Annunzio. L’uomo che più le ha dato sotto il profilo professionale e sentimentale ma che forse più le ha tolto sotto l’aspetto umano.

Eppure, questa Eleonora rivendica l’intelligenza di aver voluto scientemente pagare con la moneta della sofferenza la fonte della creatività, ché il sogno da portare avanti era più nobile e importante del prezzo pur alto che richiedeva. La narrazione termina con il rimpianto di Eleonora per una vita che finisce agli albori di un’epoca che sente davvero sua, alla quale avrebbe potuto offrire molto, e lascia anche noi con il dispiacere di non averla potuta vedere imprimere la sua arte sulla celluloide, tranne quel “Cenere” che è tutto ciò che rimane di lei a parte il suo talento e la sua tecnica innovatrice, contagiose e benevole virulenze che attraverso allieve ed emule di generazione in generazione hanno esteso il loro beneficio fino a noi, e il suo fantasma, che di tanto in tanto prende possesso di qualche attrice dei nostri tempi, ma solo quelle bravissime come Pamela Villoresi. Perché ne siamo certi, anche in paradiso ad Eleonora mancherà il teatro.

Programma:

Gioacchino Rossini: Assez de memento: dansons
Costantino De Crescenzo: Prima carezza
Sergej Prokof'ev: "Capuleti e Montecchi" da Romeo e Giulietta
Fryderyk Chopin: Lento con gran espressione
E. A. Mario – C. Parente: Dduie paravise
Guglielmo Cottrau: Fenesta vascia
Erike Satie: La diva dell'Empire
R. Wagner/ F. Liszt: "Il sogno di Elsa" da Lohengrin
Ludwig van Beethoven: "Adagio" dalla Sonata op 13
Janis Joplin: Original Rags
Arrigo Boito: "L'altra notte in fondo al mar" da Mefistofele
F. Wagner/F. Liszt: "Marcia solenne al Santo Graal" da Parsifal
Edvard Grieg: Takk
George Gershwin: Rapsodia in blu (finale)
John Cage: Ophelia  

La rassegna prosegue domenica 12 giugno con “Brahms e dance” con Anna Serova e Giuliano Adorno e si conclude domenica 26 giugno con un recital di Margherita Brodski e Alessia Capoccia.

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