Jesi (AN): successo per Il Rigoletto


Alberto Pellegrino

23 Ott 2001 - Commenti classica

JESI (AN): 11 ottobre 2001.
La seconda opera in cartellone per la stagione lirica jesina è stata un Rigoletto di Giuseppe Verdi, presentata come omaggio per il centenario della morte del compositore. Non scopriamo certamente nulla di nuovo nell'affermare che l'opera mantiene ancora intatto tutto il suo fascino lirico e drammaturgico e che trova sempre piena accoglienza presso il pubblico degli appassionati come hanno confermato i quattro pieni delle rappresentazioni jesine. Rigoletto, riscritto da Francesco Maria Piave sul modello di Triboulet, eroe tragico de Le roi s'amuse di Victor Hugo, è un grande personaggio che buca la scena per arrivare diritto ai sentimenti dello spettatore. Il grande scrittore francese sosteneva che, nell'opera narrativa e in teatro, l'eroismo romantico e tragico deve a volte coniugarsi con il grottesco come spesso accade nella vita quotidiana. Nel quadro di questa legge romantica, il tragico e il grottesco si fondono nel deforme Triboulet Rigoletto, che diventa così fratello spirituale di altri due grandi personaggi scaturiti dalla genialità di Hugo, il Quasimodo di Notre Dame de Paris e il giovane e tormentato protagonista dell'Uomo che ride. Verdi esalta da par suo, come compositore drammaturgo, la figura di Rigoletto, che si riscatta dalle umiliazioni della vita di corte nell'oasi di affetti della casa dove lo aspetta la dolce Gilda. Questo patrimonio di affetti viene travolto dalla insaziabile concupiscenza del Duca di Mantova attratto dalla castità della fanciulla. Si scatena allora la furia di Rigoletto contro la vile ferocia dei cortigiani ed esplode la voglia di vendetta contro la tracotanza impunita del potere (temi questi particolarmente cari ad Hugo). Ma ancora il destino sembra accanirsi contro i deboli, perchè il sicario Sparafucile, dopo aver attratto il duca con la bellezza della sorella Maddalena, cede alle preghiere della donna ed uccide al suo posto Gilda che si offre in sacrificio per salvare un uomo che non merita certamente tanto amore. Rigoletto pregusta la sua vendetta, quando sente risuonare (altra straordinaria invenzione drammaturgica di Verdi) la beffarda canzone del duca sulla donna è mobile e, quando le sue mani squarciano il sacco, ai suoi occhi appare la figlia morente: la vendetta si è tramutata in disperazione e il breve delirio di onnipotenza del buffone sprofonda in un precipizio di dolore.
Lukas Karytinos ha diretto con foga verdiana l'Orchestra Filarmonica Marchigiana, mentre il Coro Lirico Bellini ha dato spessore alle scene di massa. Tutti gli interpreti sono stati individuati tenendo conto del fisique du role che ha contribuito a dare credibilità scenica ai personaggi. Antonio Salvadori, nei panni di Rigoletto, ha assunto il ruolo del mattatore con grande mestiere, adottando una gestualità ed una passionalità vocale dichiaratamente legate alla tradizione lirica e concedendo un bis fuori scena veramente d'altri tempi della celebre aria duetto Cortigiani . Paola Cigna è stata un'esile e graziosissima Gilda, capace di esprimere tutta la delicatezza d'animo, la voglia d'amore, il desiderio di sacrificio del personaggio. Juan Carlos Vallas ha espresso la tracotante baldanza del duca con passaggi di potenza, anche se il giovane tenore equadoregno non ha ancora raggiunto quella maturità stilistica che consente ad un interprete la giusta ed approfondita coloritura del personaggio. Adele Cossi è stata una Maddalena molto affascinante e debitamente voluttuosa anche se ci è sembrato un mezzosoprano più di agilità che di potenza, mentre Riccardo Zanellato è stato uno Sparafucile dalla figura gigantesca e dagli oscuri toni vocali.
La messa in scena, affidata al giovane regista Pier Francesco Maestrini, è stata lineare e quasi sempre convincente con la bella invenzione della statua cinquecentesca che nella festa iniziale si anima fino a trasformarsi in una danzatrice dalla movenze ammiccanti e diventare poi una specie di sipario da cui emerge la figura grottesca di Rigoletto. Le giuste atmosfere sono state favorite dai costumi tradizionali ma eleganti di Artemio Cabassi e da un accurato dosaggio degli effetti luminosi.
Un ruolo fondamentale ha svolto la bella scenografia di Alfredo Troisi, che nel primo atto ha ricreato gli ambienti mantegneschi del mantovano Palazzo Gonzaga con evidenti citazioni dalla Camera degli Sposi , mentre nel secondo atto ha collocato la scena sotto le imponenti arcate del Palazzo Te che incombono minacciosamente sul giardino della casa di Rigoletto, dove si svolge la scena di seduzione fra Gilda e il duca-Gualtiero ed il susseguente rapimento della ragazza da parte dei cortigiani. Si ritorna quindi nella corte mantovana per la scena dell'invettiva contro i cortigiani ed il colloquio consolatorio di Rigoletto con la figlia, seguito dalla furia vendicatrice del buffone. Il finale dell'opera è ambientato all'aperto, sul fronte dell'osteria di Sparafucile, inquadrato tra archi giganteschi con la parte superiore del colonnato che si propone come una balaustrata da cui Rigoletto e Gilda seguono le evoluzioni amorose del duca che si cimenta con Maddalena in una scena di seduzione con levigate accentuazioni hard. Infine è ancora sotto quegli archi, nello squallore di un ambiente disadorno e squarciato solo dalla luce dei lampi, che si consuma il dramma di Rigoletto mancato vendicatore dell'arrogante simbolo del potere e padre destinato a tormentarsi per il rimorso per il resto della sua vita. Nel complesso quindi uno spettacolo ben realizzato senza sovracuti stilistici, ma equilibrato e dosato nei ritmi e nella struttura narrativa, capace di coinvolgere gli spettatori e quindi di suscitare vasti consensi di pubblico.

(Alberto Pellegrino)


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